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Insediamento storico nella Valle del Secchia

La Valle del Secchia, situata in parte nella Provincia di Modena e in parte in quella di Reggio Emilia, è un’area tipica culturale, intermedia, come altre in Emilia Romagna, e in Italia, che ha visto crearsi attraverso i secoli una sua civiltà non ancora del tu8tto attentamente e pazientemente ricostruita, al fine di individuarne le strutture peculiari. È questa, un’area culturale intermedia, il chè significa la sua collocazione tra un’area maggiore, quella provinciale, ed aree minori, che hanno fatto capo nel passato alle pievi ed in seguito alle podesterie [1] o vicariati [2]. Alla pieve, distretto minore dipendente da una chiesa battesimale, erano soggette le chiese sottoposte o cappelle fornite di fonte battesimale, situate nei villaggi.

Nell’ambito della Valle del Secchia, le pievi esistenti in età medievale avanzata (secoli XII-XIV) erano quelle di Rubbiano e Monchio (diocesi di Modena); Minozzo, Toano, S. Vitale di Carpineti, Baiso, San Valentino, Castellarano, Salvaterra (Diocesi di Reggio Emilia).

Va tenuto presente che le Pievi di S. Vitale di Carpineti e di Castellarano estendevano la loro giurisdizione anche sulla destra del Secchia sino a Saltino, Prignano, Sassuolo, cioè su terre appartenenti al comune di Modena,

La pieve piò antica di tutta la Valle è probabilmente quella di San Vitale di Carpineti, detta de Verabulo, posta sul Monte S. Vitale presso Carpineti (Reggio Emilia), una vera e propria pieve generale o di valle, dalla quale possono essere sorte tutte le altre pievi della valle, come sembra dedursi anche dal suo grandissimo distretto battesimale e da altre considerazione, perché si tratta di una pieve sorta nel probabile capoluogo civile, economico e militare della valle, qual Castrum Verabulum che ha dato il nome alla valle stessa nel periodo V-XI sec.

L’appartenenza della valle a due diocesi e a due contee diverse ci pone subito difronte alla caratteristica fondamentale del nostro distretto montano posto tra due aree culturali maggiori, quella di Modena e Reggio Emilia; aperta, nello stesso tempo, agli influssi culturali provenienti dalle confinanti regioni storiche toscane, la Garfagnana [3] e la Lunigiana [4].

La storia più antica della valle è legata a quella dei Liguri Friniate sottomessi a Roma nel II secolo a.C., dopo una serie di episodi bellici narrati da Tito Livio, le note guerre romano-liguri. Il centro del territorio friniate antico è da porre nella vicina Valle Scoltenna-Panaro dove ancora oggi il nome territoriale “Frignano” (in senso stretto) continua l’antica denominazione preromana; non v’è dubbio che esso comprendesse allora anche la Valle del Secchia, ove nel Monte Valestra e nella Pietra di Bismantova si identificano i monti nominati da Livio, il Balestra ed il Suismontium (nomi giuntici probabilmente storpiati da copisti).

Buona informazione abbiamo della rete stradale di età romana della Valle del Secchia: Cicerone scriveva che «tres viae sunt ad Mutinam» iniziando da Roma ed una di esse era la Via Flaminia che proseguiva con la Via Æmilia da Rimini a Modena, la seconda la Via Aurelia dalla quale si doveva staccare, tra gli altri, un diverticulum, che crediamo attraversasse la Val di Secchia; ed, infine, una terza via, era un prolungamento della Cassia, che attraversava probabilmente la Valle dello Scoltenna-Panaro iniziando, crediamo, da Pistoia.

Sulla via Pistoia-Mutina nel Medioevo erano gli ospizi di Lizzano Pistoiese, Fanano, Pavullo, così sulla via Roma-Mutina sorgevano gli ospizi di Pieve Fosciana, S. Pellegrino in Alpe, San Giminiano, Frassinoro, Guiligua lungo la Valle del Secchia.

Al VIII secolo appartiene la prima testimonianza storica del Castrum Verabulum nominato nel Liber Pontificalis tra i “castra” che si erano dati spontaneamente ai Longobardi, in seguito alla lotto iconoclastica. La nostra valle era ormai organizzata probabilmente in un unico grande distretto castrense, agli ordini di un cames et tribunus (da cui dipendevano i presidi periferici).

Con il passaggio alla dominazione longobarda, al comes et tribunus bizantino, dipendente da un duca (forse quello dell’ipotizzato Ducato di Persiceta o di Ravenna), dipendente da un duca, probabilmente quello di Modena o quello di Reggio ; dal duca di Parma dipendeva probabilmente il vicino gastaldato [5] bismantino che appartiene alla contea di Parma nei secoli IX e X.

Per Verabulo, sono attestati scabini de Verabulo al placito dell’898 tenuto da Guido, conte di Modena. Per la storia religiosa della Valle, il culto e la dedicazione a San Vitale della plebs del castrum Verabulum fanno pensare alla fondazione di una pieve verso la fine del IV secolo, inizi del V; quando a Bologna si trovarono le spoglie dei martiri Vitale ed Agricola o nella seconda metà del secolo VI, quando venne fondata S. Vitale di Ravenna. Le altre pievi, compresa quella di Rubbiano, nominata alla fine del secolo IX, sono da ritenere tutte posteriori.

L’identific<zione di Verabulo, il castrum bizantinol nominato nel Liber Pontificalis con Castel S. Vitale di Carpineti, ad opera del Bucciardi, fondata sul fatto che la Pieve di S. Vitale di –Carpineti si chimò de Verabulo, non è discutibile, infatti due pergamene modenesi del 1029 e del 1071i, menzionano i fines verabolense cioè il distretto verabolense, nel quale si dicono comprese le località di Rubbiano, Costrignano, Boccasuolo ed il Monte Modino.

Con atto di donazione del 29 agosto 1071, Beatrice di Lorena, fondava il Monastero di Frassinoro, cui donava 12 corti, tre delle quali Roncosigifredo, Medola e Vitriola, erano destinate a diventare il nucleo delle Terre della Badia.

Le successive podesterie di Montefiorino e Medola (quest’ultima detta poi de’ Rancidorio, dopo il trasferimento della sede in questa località per la scomparsa della Rocha di Medula); nei secoli XV-XVIII non furono altro, entro certi limiti, che la continuazione delle antiche unità territoriali che erano state le pievi.

Questa successione non va intesa in senso meccanico, per esempio, le località di Costrignano, Monchio, Susano che attualmente fanno parte del comune di Palagano, facevano parte della Pieve di Monchio e non di quella di Rubbiano, e dopo della Podesteria di Rancidoro.

Le vicende delle posteriori podesterie spesso hanno alterato le linee distrettuali anteriori delle corti e delle pievi. Nel XV secolo, infatti, Prignano fu aggiunto per un certo periodo alla podesteria di Castellarano, da cui derivò la sua unione prima, in feudo con Pigneto sotto i Conti Trotti di Ferrara poi sotto i Montecuccoli di Polinago fino alla fine del XVIII secolo.

In questo lungo periodo la podesteria di Pigneto rappresento il precedente immediato del futuro comune di Prignano. Le aggregazioni di Montebaranzone e Sassomorello (Pieve di Rocca S. Maria) e di Morano (Pieve di Monchio) sono la risultante dei mutamenti distrettuali del periodo napoleonico e della Restaurazione Austro-Estense.

Anche nella restante Val di Secchia reggiana una certa qual corrispondenza, in linea di massima, tra podesterie e pievi dimostra che gli ambiti distrettuali antichi sono stati essenzialmente rispettati, vi sono vistose eccezioni come Sassuolo, divenuto castello e città da semplice villaggio, con due chiese dipendenti (S. Paolo e S. Giorgio) da Castellarano.

Nei territori montani, lontani dalle città, il fenomeno della continuità ha un suo particolare valore, mentre, nella pianura, soprattutto, nei pressi dei centri urbani, il ben più accentuato dinamismo economico-sociale ha alterato assai spesso l’antico quadro distrettuale.

Fonti

  • AA.VV. Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia. Modena: Cooptip - Modena, 1981.

Note

[1] La sede o la giurisdizione di un podestà ♦ La carica del podestà.

[2] Ufficio, carica, dignità di vicario: v. apostolico; v. parrocchiale; anche, il tempo di durata della carica di un vicario (durante il suo v.) e il territorio sottoposto alla sua giurisdizione ♦ assol. La carica del cardinale vicario che, in nome del Papa, regge la diocesi di Roma; anche, la sede, gli uffici della curia della diocesi romana.

[3] Garfagnana Regione storico-geografica della Toscana nordoccidentale, inclusa nella provincia di Lucca; corrisponde all'alta e media valle del fiume Serchio, tra l'Appennino tosco-emiliano a est e le Alpi Apuane a ovest. Il confine meridionale, più incerto, viene generalmente posto all'altezza della confluenza del torrente Lima nel Serchio. La regione presenta una notevole varietà di paesaggi, passando dall'aspra area montana settentrionale a quella collinare meridionale, più dolce, anche se l'aspetto prevalente è pur sempre quello di un territorio impervio, boscoso, con i borghi medievali arroccati sugli speroni rocciosi. Colonizzata originariamente da popoli liguri, sconfitti poi da Roma nel II secolo a.C., la Garfagnana (l'origine del nome è incerto) fu lungamente contesa tra franchi e longobardi, poi lacerata al suo interno dal conflitto tra guelfi e ghibellini, infine disputata tra i domini toscani (di Lucca) e quelli emiliani degli Estensi; fu definitivamente attribuita alla Toscana solo alla metà del XIX secolo.

[4] Lunigiana Regione storico-geografica, situata nella Toscana nordoccidentale (in provincia di Massa Carrara). Corrisponde all'alta e media valle del fiume Magra (alcuni geografi vi includono anche la bassa valle e la foce del fiume, che sbocca nel mar Ligure, e attribuiscono alla Lunigiana anche una ridotta area della Liguria, in provincia di La Spezia). La regione deriva il nome da uno dei più importanti siti archeologici dell'Italia centrosettentrionale, Luni. Incuneata tra l'Appennino tosco-emiliano, a est, e l'Appennino ligure, a ovest, e quindi area di passaggio tra la regione appenninica e il mar Ligure, la Lunigiana fu abitata nell'antichità da etruschi e liguri, sottomessi dai romani, che fondarono nel 167 a.C. la colonia appunto di Luni. In epoca medievale fu per un certo periodo unita sotto la sovranità dei vescovi di Luni, costituendo una potente diocesi che coincideva con l'intera regione, attraversata dalla famosa via Francigena, la strada dei pellegrinaggi per Roma. A partire dal XIV secolo, fu ininterrotto oggetto di contese, frammentando spesso il suo territorio tra più dominatori (genovesi, pisani, milanesi, lucchesi, fiorentini ecc.). L'agricoltura (cereali, ortaggi e vite) e l'allevamento sono le principali risorse; i centri più importanti sono Pontremoli, con una vivace attività commerciale favorita dalla vicinanza al passo della Cisa, e, più a sud, Aulla e Fivizzano.

[5] In epoca longobarda, circoscrizione di cui era a capo un castaldo. Dal lat. mediev. castaldatus, der. del longob. *gastald ‘amministratore di beni sovrani’

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