<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325</id><updated>2012-02-16T07:23:00.906-08:00</updated><category term='Strade dei pellegrini'/><category term='Britannia'/><category term='Castelli del Galles'/><category term='Castelli dei romanzi medievali'/><category term='Tra storia e mitologia'/><category term='Insediamenti storici'/><category term='Avvisi agli utenti'/><category term='Castelli di Chretien de Troyes'/><category term='Strade medievali'/><category term='Inghilterra medievale'/><category term='Appennino Modenese'/><title type='text'>Strade del Medioevo</title><subtitle type='html'>...un viaggio lungo più di mille anni...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>17</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-6225949179961298689</id><published>2011-12-29T08:32:00.001-08:00</published><updated>2011-12-29T08:32:25.032-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Castelli dei romanzi medievali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Castelli di Chretien de Troyes'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Castelli del Galles'/><title type='text'>Il castello di Cardigan: antica corte di Artù nell’Erec et Enide di Chretien de Troyes e raduno nel 1176 di scrittori e letterati</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-NHcw8y4xgCY/TvyV7jm0LiI/AAAAAAAAQhM/dgNcgx18QkM/s1600-h/image%25255B21%25255D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh3.ggpht.com/-G140bbTdwJM/TvyV88QDJoI/AAAAAAAAQhU/_1IaGLDwC8g/image_thumb%25255B22%25255D.png?imgmax=800" width="250" height="305" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;Ubicazione del castello nella cartina della Gran Bretagna&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-zLqXoFVby04/TvyWBYW1SAI/AAAAAAAAQhc/FugxIqmP-Pc/s1600-h/image%25255B6%25255D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="Le rovine del castello, unica parte medievale ancora oggi visibile." border="0" alt="" src="http://lh3.ggpht.com/-Bj_QdU3xl6o/TvyWFmaURyI/AAAAAAAAQhk/RxgahxlBbaI/image_thumb%25255B8%25255D.png?imgmax=800" width="575" height="399" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;Le rovine del castello, unica parte medievale ancora oggi visibile.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È una cittadina della costa sud-occidentale del Galles, affacciata sulla baia omonima (Cardigan Bay) ed appartenente, dal punto di vista amministrativo, alla contea di Ceredigion (un tempo: Cardiganshire). È situata lungo l'estuario dal fiume Teifi (da cui il nome in gallese: Aberteifi). Le prime notizie certe del castello di Cardigan risalgono alla fine del XI secolo (1093) e sembra che fosse stato fatto costruire da Roger de Montgomery, un barone inglese. L’intera area del castello si sarebbe estesa fino a circa 1 miglio dall’attuale posizione del sito. Nel XII secolo, nel 1176 sembra che fosse diventato la sede di una specie di raduno per intellettuali, poeti e letterati. Erec ed Enide fu composto da Chretien poco prima di questo raduno e ciò suggerisce che Chretien non vi fosse andato nel 1176, ma prima del 1170 (anno di composizione del poema). La città insieme al castello sarebbero rimasti vittima di due se non tre precisati attacchi. Dopo il primo attacco la prima ricostruzione fu a carico del conquistatore Gilbert Fitz Richard in un periodo compreso tra gli ultimi anni del XI secolo ed il 1136 quando il castello sarebbe passato in eredità al figlio di Gilbert. Nello stesso anno, per, un nemico, tale Owain Gwynedd guidò una battaglia contro il governo normanno nella città di Cardigan (Battaglia di Crug Mawr). La città fu presa e bruciata, ed anche una parte del castello sebbene fosse stato valorosamente difeso dai Normanni comandati da Robert fitz Martin e per questo motivo una buona parte è ancora visibile, almeno quella precedente al 1136. Il castello più tardi fu riconquistato dai Normanni al seguito di Roger conte di Hertford. Nel 1166 però il castello cambiò nuovamente padrone e fu conquistato da Rhys ap Gruffydd che lo ricostruì in pietra nel 1171. Nel 1176 si tenne il raduno di cui sopra e questo suggerisce che nonostante il continuo e violento cambiamento di proprietari e partiti, il luogo di Cardigan godesse di una certa ricchezza, specie per quanto riguarda i materiali di costruzione, oltretutto si trovava in posizione strategica nonostante non fosse su di una montagna, ma in pianura, probabilmente doveva essere un punto di accesso per il controllo del Galles del Sud e del mare che dava sull’Atlantico e poteva essere invaso sulle coste sia dagli Irlandesi da ovest sia dai sassoni e dai francesi a sud. Alla morte di Rhys nel 1197, i suoi figli, Maelgwn e Gruffydd, ricevettero il castello in eredità entrambi, ma ne nacque una contesa che vide alleato Gruffydd ai Normanni a scapito del fratello. Nel 1204, sotto il regno di Re Giovanni Senzaterra il castello passava nella mani del Re e da esso come feudo a William Marshall. Vittima nuovamente di successivi attacchi e conquiste, perdite e riconquiste fino al 1244 quando uno degli ultimi proprietari ricostruiù le mura esterne del castello a difesa aggiuntiva, parte che oggi si vede solo dal lato del fiume. Distrutto nuovamente durante la Guerra Civile inglese del XVIII secolo il castello venne usato successivamente come prigione. Finita la Seconda Guerra Mondiale il castello ormai era una rovina e solo nel 2003 è stato comprato da un concilio locale e vi hanno costruito una parte moderna, mantenendo e restaurando le mura medievali ancora intatte, destinandola a ristorante. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;&lt;/h2&gt;          &lt;h2&gt;Bibliografia&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;Castello di Cardigan oggi - &lt;a href="http://www.castlewales.com/cardigan.html"&gt;Castles of Wales - Cardigan castles&lt;/a&gt; (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Cardigan&lt;/i&gt;, ENG. Tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Cardigan_Castle&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-6225949179961298689?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/6225949179961298689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/12/il-castello-di-cardigan-antica-corte-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/6225949179961298689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/6225949179961298689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/12/il-castello-di-cardigan-antica-corte-di.html' title='Il castello di Cardigan: antica corte di Artù nell’Erec et Enide di Chretien de Troyes e raduno nel 1176 di scrittori e letterati'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/-G140bbTdwJM/TvyV88QDJoI/AAAAAAAAQhU/_1IaGLDwC8g/s72-c/image_thumb%25255B22%25255D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-231591951085137696</id><published>2011-11-23T10:41:00.000-08:00</published><updated>2011-11-23T10:41:57.245-08:00</updated><title type='text'>Mercatini Antiquariato. 800 e dintorni 17/04/2011-18/12/2011 Spilamberto (MO), Emilia Romagna</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.eventiesagre.it/Mercatini_Antiquariato/4573_800+e+dintorni.html#.Ts094ux-RPI.blogger"&gt;Mercatini Antiquariato. 800 e dintorni 17/04/2011-18/12/2011 Spilamberto (MO), Emilia Romagna&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale davvero la pena andarci e per le mamme che cercano bambole per le loro bimbe è un'occasione d'oro, anche per chi come me cerca cose antiche. Mi raccomando, ogni 3 domenica del mese!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-231591951085137696?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/231591951085137696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/11/mercatini-antiquariato-800-e-dintorni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/231591951085137696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/231591951085137696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/11/mercatini-antiquariato-800-e-dintorni.html' title='Mercatini Antiquariato. 800 e dintorni 17/04/2011-18/12/2011 Spilamberto (MO), Emilia Romagna'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-3459757803548441079</id><published>2011-08-22T11:12:00.001-07:00</published><updated>2011-08-22T11:12:58.844-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avvisi agli utenti'/><title type='text'>Mercatini che passione, ma quanto conviene? e soprattutto, c’è possibilità per i piccoli artigiani di rilanciare i valori di una volta?</title><content type='html'>&lt;p&gt;Ti piace comprare qualcosa di antico che magari i tuoi avi hanno preferito rottamare e che tu non hai più? Stai cercando qualcosa di raro e prezioso? Ecco a seguire il link del sito dedicato ai mercatini. (&lt;a href="http://www.lamescolanza.com/mercatini/emilia.htm#provincia04"&gt;Mercatini link&lt;/a&gt; – Informatevi bene però presso il vostro comune).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I mercatini sono tornati di tendenza, vuoi perché ormai in solaio non ci sta più nulla o vuoi perché la crisi ti ha messo in crisi, ma quanto conviene davvero? Ai mercatini possono partecipare tutti, con o senza partita IVA e si trovano le cose più strane. Mentre in passato il mercatino era occasione per i piccoli imprenditori di sfoggiare arti artigianali e cose uniche a prezzacci convenienti, oggi il mercatino è più una sorta di ritrovo per vendere del gran usato, specie vestiti e scarpe, libri e giocattoli, ma ci sono anche venditori che hanno partita iva e vendono materiale artigiano in legno o ceramica a prezzi quasi proibitivi. In passato la manodopera costava ma era tenuta anche di gran conto dai consumatori e dalla società in generale, si dava alle cose un altro valore, oggi è una spietata lotta a far soldi, specie chi non ne ha per sua fortuna bisogno. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;h2&gt;Piccoli artigiani...rinasceranno?&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Se siete piccoli artigiani “in proprio” e vorreste vendere cose belle e originali, fatte da voi, ma non avete la partita iva dovete rivolgervi intanto al vostro comune di appartenenza o se siete frequentatori di mercatini vi basterà chiedere il recapito dell’organizzatore. Fatto questo chiedete bene quali orari sono da rispettare e quali oggetti potete vendere o meno (in genere si vende o roba usata o roba fatta a mano, ma MAI oggetti comprati nuovi per essere rivenduti). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Chiedete quanto costa tenere un banchetto e quali dimensioni vanno rispettate per il vostro spazio di mercante (i prezzi qui nella provincia di Modena per il posteggio dei mercatini sono mediamente intorno ai 6-8 € a giornata, ma in alcuni posti i prezzi oscillano dai 10 ai 50 €!)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Infine se volete mettervi in produzione e lasciar perdere la disperazione da crisi lavorativa, tiratevi su il morale, le maniche e dedicatevi alla vostra passione, fissatevi un prezzo per ogni ora che dedicate alla produzione di un singolo oggetto. In media per oggetti piccolini e che si realizzano presto potete anche fissarvi un prezzo basso (non dimenticate mai che non avete partita iva e non potete fare prezzi industriali eh), 1-2 €/h mentre per oggetti più elaborati anche un massimo di 5 €/h (ma non metteteci dieci ore!). Se partite a costruire da una materia prima che avete acquistato grezza vi conviene tenere un prezzo basso per il vostro lavoro (per esempio comprate scatole grezze di legno truciolato o compensato per decoupage e venderle dopo averle verniciate, lavorate, ecc). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-cDEycAKaYxU/TlKcJpfv1fI/AAAAAAAAJo4/aAG3Hi5TXkg/s1600-h/image%25255B13%25255D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/-mO1pnBNJbao/TlKcKQvKsFI/AAAAAAAAJo8/icOV_uY0_ss/image_thumb%25255B9%25255D.png?imgmax=800" width="757" height="190" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ad ogni modo prima di mettervi a lavorare fatevi un calcolo attento delle spese e del guadagno, tenendo anche conto che tra le spese ci sono anche quelle del posteggio, ricordatevi anche di tenere prezzi giusti ma bassi trattandosi di mercatini. Inoltre informatevi sempre bene nei mercatini cosa davvero si può vendere e cosa no, anche perchè le regole possono cambiare da comune a comune e da frazione a frazione di comune.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se siete donne e volete vendere merletti o pizzi all’uncinetto fatti da voi informatevi bene se li potete vendere perchè sono tecniche molto lunghe e laboriose senza considerare il costo della materia prima che è il cotone! &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Prima di mettervi al lavoro, inoltre, informatevi bene anche sulla domanda di mercato, cosa cerca la gente e cosa piace. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Altre regole da seguire e che comunque se non ve le dicono gli organizzatori vi conviene chiedere sono:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;- se il mercatino è aperto o no agli hobbisti&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;- se il mercatino è a tema&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Infine, ricordatevi che non potete esporre i prezzi, per legge! Fatevi un inventario a casa e fissate prezzi omogenei o diventate tutti matti!&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;E i vecchi arnesi del nonno e i romanzi d’amore della nonna? Li tengo o li butto? Se non li tieni, vendili!&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Se avete dei vecchi romanzi d’amore delle vostre nonne o comunque che non vi interessano più ricordatevi che NON potete fare il prezzo di copertina, anche se era in lire:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;per esempio se un librino di 200 pagine costava all’epoca 5.000 £ non potete fare 5 € nè 2.50 € eh, di solito sono cose che si vendono da 0,50 € a 1,00 € e anche i libri che quando li avete comprati costavano sui 20 €, non potete praticare prezzi pari al 50 % in meno, in genere anche i libri più costosi (narrativa e manuali usati) costano al massimo in media 5 €. I libri delle banche, invece, che sono ricercati, dovete stare attenti al prezzo e anche allo stato di conservazione del libro, spesso infatti il prezzo è di molto superiore al dovuto con uno stato di conservazione che eh, fa un po’ desiderare, quindi come il saggio: attenti a non comprare per oro del metallaccio tinto di giallo! Se un libro sapete che è raro, ricercato e tenuto in buon stato di conservazione (oh non nuovo di pacca) potete accettare anche prezzi sui 20 €, ma non di più, altrimenti tanto vale che lo comprate nuovo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I centrini della nonna, coperte o lenzuola realizzate a mano, tovaglie e tovaglioli, se non sono rovinati e non li volete usare dovete venderli puliti (come anche i vestiti, anche per una questione di buon senso e rispetto delle norme igieniche) e anche qui prezzi molto bassi, altrimenti si ricade nel discorso dei libri! &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Vestiti e scarpe, se non sono di tessuti particolari o preziosi come seta o pelle, meglio se prima li pulite o li lavate (dividendo per colori, i centrini se sono ingialliti seguite le tecniche per recuperare il bianco che si trovano sul web, ma non lavateli a 90°C, si rovinano o addirittura si distruggono e vi possono danneggiare la lavatrice!). Le scarpe da ginnastica meglio se le lavate a temperature dai 40 ai 50°C, possibilmente dopo aver pulito bene le suole e usate sempre un po' di disinfettante da lavatrice. Se avete della roba rotta o bucata (vestiti, scarpe e tovaglie) meglio non venderli, ci fate solo una figura di mmmmm…che figuraccia! Piuttosto usateli come stracci per la polvere o teneteli come stoffa di reimpiego in casa che vengono sempre comodi!). Le scarpe rotte e bucate o rovinate non vendetele perchè oltre alla figura di mmmmmmm….non ci prendete un soldo e vi siete tirati dietro della roba per niente, piuttosto tenete i lacci e buttate via il resto. Non sembra ma la gente guarda anche alla qualità!&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Quanto agli arnesi del nonno, dello zio, del cugino e di chi vi pare vedete che non sia roba arrugginita e se è roba rara, vedete se vale la pena aggiustarli e tenerli e se non proprio non ve ne frega niente, sentite da qualche restauratore se gli interessano, non abbiate la pretesa che vi paghino, anzi, se non ve ne frega niente dell’oggetto antico che date non chiedete niente che è meglio perché probabilmente il valore è 0 e quell’oggetto che voi avete dato via, se recuperabile acquisterà valore solo dopo il restauro. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Detto questo direi di aver detto tutto: Buon mercatino a tutti!&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-3459757803548441079?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/3459757803548441079/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/08/mercatini-che-passione-ma-quanto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/3459757803548441079'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/3459757803548441079'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/08/mercatini-che-passione-ma-quanto.html' title='Mercatini che passione, ma quanto conviene? e soprattutto, c’è possibilità per i piccoli artigiani di rilanciare i valori di una volta?'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/-mO1pnBNJbao/TlKcKQvKsFI/AAAAAAAAJo8/icOV_uY0_ss/s72-c/image_thumb%25255B9%25255D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-6100371187478537112</id><published>2011-08-02T06:11:00.000-07:00</published><updated>2011-08-02T06:17:36.234-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appennino Modenese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>La Corte di Vitriola nel Medioevo</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-0yPsFywge5Q/Tjf4CarQbnI/AAAAAAAAJkE/RkqRVXOW6U4/s1600-h/IMG_2194%25255B9%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="IMG_2194" border="0" alt="IMG_2194" src="http://lh6.ggpht.com/-C7IE4d25Fm0/Tjf4DmJsvSI/AAAAAAAAJkI/XA2uaN8I11A/IMG_2194_thumb%25255B6%25255D.jpg?imgmax=800" width="700" height="467" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 1 – Ingresso della borgata di Ca’ de Borlenghi a Vitriola. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La corte di Vitriola costituiva la parte bassa delle Terre della Badia; ed era posta in Vai Dragone, in VaI Dolo e per poca parte anche in Vai di Secchia. Il nucleo della corte di Vitriola era in Vitriola, nella località detta anche oggi Corte; ed ivi sorgeva il castello di Vitriola, colla sua chiesa di S. Andrea Apostolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il castello di Vitriola era di non grande importanza come opera difensiva, perché situato in luogo pianeggiante; ma era abbastanza ampio, e serviva specialmente per custodirvi i prodotti agricoli, raccolti nelle terre dipendenti dalla corte, e per residenza del gastaldo. Consisteva di tre alte torri quadrangolari, elevate alla distanza di circa venti metri l’una dall’ altra, disposte a triangolo, congiunte ed in parte attorniate da altri edifici: il tutto recinto da muro, con ingresso da levante &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn1_2836" name="_ftnref1_2836"&gt;[1]&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La chiesa di S. Andrea Apostolo di Vitriola, che sorgeva più in basso ed a levante del castello, sussiste ancora; ed è la stessa innalzata probabilmente dalla medesima margravia Beatrice poco prima del 1071, quantunque in gran parte rifatta, ampliata e restaurata. Era in origine ad una sola navata, col soffitto in legno, col coro angusto, ed esternamente tutta rivestita di blocchi di arenaria, squadrati e lavorati a scalpello. Aveva le dimensioni interne di braccia diciotto circa di larghezza, e di braccia quarantaquattro circa di lunghezza &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn2_2836" name="_ftnref2_2836"&gt;[2]&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-vM3W5eY3fko/Tjf4GCWfYlI/AAAAAAAAJkM/fyXN3mYj1hk/s1600-h/27092009%252528008%252529%25255B6%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="27092009(008)" border="0" alt="27092009(008)" src="http://lh6.ggpht.com/-zXNtTOERmsM/Tjf4HcDZhPI/AAAAAAAAJkQ/b9yGr8FimQ4/27092009%252528008%252529_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800" width="700" height="525" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 2 – La torre medievale di Ca’ de Borlenghi&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-vl8EItlRnxU/Tjf4JTzYOTI/AAAAAAAAJkU/IKljErpeUCs/s1600-h/27092009%252528004%252529%25255B6%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="27092009(004)" border="0" alt="27092009(004)" src="http://lh6.ggpht.com/--lNbNVaIdoE/Tjf4LrQ0GbI/AAAAAAAAJkY/sVMyGMBqt68/27092009%252528004%252529_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800" width="700" height="525" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 3 – L’edificio che in passato fungeva da stalla. In epoca medievale probabilmente questo edificio era collegato all’ingresso a piano terra della torre da una specie di portico o tettoia laterale, probabilmente rimosso successivamente al XII secolo, ma non ci sono date riferibili a questa modifica. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-DMO0zBR9nFE/Tjf4RNf2TpI/AAAAAAAAJkc/alZ0jFqlSdQ/s1600-h/image%25255B5%25255D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/-LmgEGix4Xbg/Tjf4bF8zTpI/AAAAAAAAJkg/Vkc1-NBRMVM/image_thumb%25255B3%25255D.png?imgmax=800" width="700" height="1030" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 4 – La corte interna di Ca’ de Borlenghi quando ancora c’era la tettoia che univa il complesso della torre a quello delle stalle. Fotografia tratta da &lt;em&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia. &lt;/em&gt;Fotografia di inizi ‘900. Sono visibili anche le bifore, successivamente rimosse, sempre ad inizi secolo e sostituite con altre luci, come mostra la foto successiva, dove scompare la tettoia laterale. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-X2umozg9iYM/Tjf4iFXkkPI/AAAAAAAAJkk/BvsFFvjSNoo/s1600-h/image%25255B15%25255D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/-QyF-adc9mg8/Tjf4sHCaCiI/AAAAAAAAJko/lvgabCEByl8/image_thumb%25255B11%25255D.png?imgmax=800" width="700" height="1042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 5 – Visibili in questa fotografia di inizi ‘900 anche le modifiche al tetto con scomparsa della colombaia e chiusura della bifora frontale. Fotografia tratta da &lt;em&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-8WmKQ_Oe8Bs/Tjf4t9TJk8I/AAAAAAAAJkw/-utk_gyg7Bo/s1600-h/IMG_4162%25255B7%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="IMG_4162" border="0" alt="IMG_4162" src="http://lh5.ggpht.com/-6intBz9IIvM/Tjf4u4iuAWI/AAAAAAAAJk0/vI6TIaLdsi0/IMG_4162_thumb%25255B4%25255D.jpg?imgmax=800" width="700" height="467" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-glVAajuCE84/Tjf4wdU2S6I/AAAAAAAAJk4/aU5I6Z90PIk/s1600-h/IMG_4148%25255B7%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="IMG_4148" border="0" alt="IMG_4148" src="http://lh6.ggpht.com/-_cc4GLZm3oM/Tjf4xFPSGCI/AAAAAAAAJk8/7xGPrlS2YQo/IMG_4148_thumb%25255B4%25255D.jpg?imgmax=800" width="700" height="467" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figure 6 e 7 – Visione suggestiva del retro della borgata in un giorno di nebbia di fine ottobre. Dal retro della borgata la posizione domina la Valle e si possono vedere Palagrano e Costrignano.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-R-wobAxldeg/Tjf4zePGyHI/AAAAAAAAJlA/bQk8PZzCOCQ/s1600-h/IMG_2367%25255B8%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="IMG_2367" border="0" alt="IMG_2367" src="http://lh5.ggpht.com/-RUaIYT3CBWs/Tjf403gyj4I/AAAAAAAAJlI/kT_S_AsuCKU/IMG_2367_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="700" height="467" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 8 – Ca’ de Borlenghi in inverno, durante il disgelo da una grossa nevicata nel 2010!&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-Mx9r7_Gni3I/Tjf43N0Q2xI/AAAAAAAAJlM/gf3QNmtAVVY/s1600-h/IMG_2207%25255B3%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="IMG_2207" border="0" alt="IMG_2207" src="http://lh6.ggpht.com/-gi1O_w8psPg/Tjf44SBlPRI/AAAAAAAAJlQ/95P3KH7gbNE/IMG_2207_thumb.jpg?imgmax=800" width="700" height="467" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 10 – Fotografia del retro di Ca’ de Borlenghi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-4fItDcaGKH8/Tjf46Z6HyEI/AAAAAAAAJlU/9E2yltGFzgs/s1600-h/IMG_2209%25255B3%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="IMG_2209" border="0" alt="IMG_2209" src="http://lh3.ggpht.com/-hPjnqT_7230/Tjf47kyB6iI/AAAAAAAAJlY/HGEMApph6W0/IMG_2209_thumb.jpg?imgmax=800" width="700" height="467" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 11 – Il gazebo in legno costruito nel cortile sul retro di Ca’ de Borlenghi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tra il castello e la chiesa di Vitriola stendevasi un prato, detto Pra’ Dònico o Prato della Chiesa, ora appartenente al benefizio parrocchiale. In mezzo a questo prato zampillava una fresca e perenne sorgente detta Fontana Dònica, che tuttora resta. La corte di Vitriola si componeva allora di un nucleo coltivato entro un discreto raggio attorno al castello; ma che si estendeva specialmente nella zona inferiore alla chiesa. La pendice tra il castello di Vitriola ed il soprastante monte di Montefiorino era coperta di fitte boscaglie. Lo stesso monte di Montefiorino era medesimamente ricoperto di un folto bosco; e, su di esso, nessun castello nè altra abitazione esisteva nel 1071 &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn3_2836" name="_ftnref3_2836"&gt;[3]&lt;/a&gt;.     &lt;br /&gt;La giurisdizione della corte di Vitriola si estendeva sulle ville di Vitriola, Cerredolo, Cisana, Massa, Cornilio, Mogno, Montestefano, Rubbiano, Gusciola, Farneta, Costrignano, Susano, Savoniero. Fra le corti dell’ Abbadia, quella di Vitriola era la più popolata e la più redditizia. Godendo di un clima più mite, vi si coltivava abbondantemente anche la vite; ed i suoi boschi erano in massima parte di querce e di castagni. […]&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Vitriola è ricordata in una pergamena dell’Archivio Capitolare di Modena del 4 marzo 1054. In tal giorno, con atto del notaio Tamfredo rogato in Modena, Guiberto vescovo di Modena concesse a titolo di livello a Fredolfo figlio di altro Fredolfo da Vitriola, uomo libero, un terreno posto in Vitriola in località denominata Carfagna &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn4_2836" name="_ftnref4_2836"&gt;[4]&lt;/a&gt;, della superficie di dieci iugeri, misurati colla pertica legittima di dodici piedi; di qualità arabile, prativa, incolta, boschiva; per ventinove anni, col canone annuo di sei denari d’ argento pavesi, da pagarsi nel marzo a Modena. Vien dichiarato che il terreno è di ragione del vescovado di Modena; e che era già stato concesso in livello al fu Girardo, avolo del predetto Fredolfo. Testimoni all’ atto sono Roberto, Giovanni, Rozzone, Ingezzone ed Andrea. […]    &lt;br /&gt;Successivamente, il detto corpo di terra denominato Carfagna o Carfagno, vien diviso per metà: restano ai figli del nominato Fredolfo cinque iugeri dalla parte di mezzodì, e gli altri cinque iugeri dalla parte di settentrione ritornano al vescovado di Modena, il quale ne investe Ugo da Vitriola.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Infatti, con atto del notaio Ugo del mese di giugno 1103, Dodone vescovo di Modena concede a titolo di livello e di precaria ad Ugo figlio del fu Guido da Vitriola, sino alla terza generazione, la metà di una pezza di terra lavorativa e boschiva di ragione del vescovado di S. Geminiano di Modena, situata in località denominata Carfagno; estesa questa metà cinque iugeri, confinata a mattina dalla terra dominica del monastero &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn5_2836" name="_ftnref5_2836"&gt;[5]&lt;/a&gt;, a mezzodì dai figli del fu Fredolfo &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn6_2836" name="_ftnref6_2836"&gt;[6]&lt;/a&gt;, a ponente dalla via, a settentrione dalla Serra del Monte &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn7_2836" name="_ftnref7_2836"&gt;[7]&lt;/a&gt;; per il canone annuo di tre denari pavesi, da pagarsi ogni anno nel mese di marzo.    &lt;br /&gt;L’ atto è redatto nella Pieve di Polinago, e porta la sottoscrizione autografa del vescovo Dodone. Testimoni sono Rainero da Rancidoro, Bellincione figlio del fu Rozzone e Girardo de Corvo/o.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;h2&gt;N.B.&lt;/h2&gt;    &lt;p&gt;La borgata è privata.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Ringraziamenti&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Un sentito ringraziamento all’Ing. Dott. Alessio Giovannini per avermi aiutato a pubblicare questo articolo.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;Bucciardi, Guido. &lt;i&gt;Montefiorino e le terre della Badia di Frassinoro.&lt;/i&gt; Stab. tipo-lit. Paolo Foschi e C., 1985.&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981.&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h2&gt;Note   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref1_2836" name="_ftn1_2836"&gt;[1]&lt;/a&gt; Il castello di Vitriola ancor sussisteva nel 1320. — Nel 1442 non si fa più menzione del castello, certamente già crollato, ma solo delle torri. — In seguito anche le torri o crollarono o furono demolite. — Sul principio del secolo scorso, i residui delle tre torri erano lotti a circa cinque metri d’altezza; ma conservavano la volta in sasso, che divideva il piano terreno dal primo piano. — Il troncone della torre di mezzodì fu poi, verso l’anno 1860, utilizzato dal fu dottor Pacifico Vandelli per innalzarvi sopra una casa. — I tronconi delle altre due torri, in peggiori condizioni statiche, furono interamente demoliti durante il secolo passato.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref2_2836" name="_ftn2_2836"&gt;[2]&lt;/a&gt; Nel 1841 il prevosto Don Giuseppe Carani ampliò, restaurò ed in parte rifece la chiesa, conservando però la facciata principale e parte delle due facciate laterali nello stato originale. Presso la chiesa esisteva, dal lato sud, una torre quadrangolare, alta cinque piani, con un solo ordine di finestroni all’ ultimo piano, e negli altri piani munita di feritoie. Si accedeva ad essa dall’ interno della chiesa. Serviva di campanile e anticamente anche per abitazione del monaco rettore della chiesa. Questa antica torre fu poi abbattuta nel febbraio 1875.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref3_2836" name="_ftn3_2836"&gt;[3]&lt;/a&gt; Tutti gli storici e cronisti del Frignano, vissuti lontano dalle Terre della Badia, forse ignorando che un castello era esistito a Vitriola, credettero che il castello di Montefiorino fosse stato quello di Vitriola, perché Montefiorino faceva parte della sua corte. Ma i castelli di Vitriola e di Montefiorino erano due cose distinte. Il castello di Montefiorino sorse molto dopo, quando il castello di Vitriola stava scomparendo, in causa deIla sua imperfetta funzione difensiva. Quando poi il castello di Montefiorino, costrutto in luogo più atto alla difesa, assurse a primaria importanza, quello di Vitriola fu trascurato, e, non più mantenuto, crollò.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref4_2836" name="_ftn4_2836"&gt;[4]&lt;/a&gt; Esiste tuttora questa località e trovasi in prossimità dell’odierno villaggio di Casa Volpe.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref5_2836" name="_ftn5_2836"&gt;[5]&lt;/a&gt; La terra dònica del monastero di Frassinoro, dipendente dalla corte di Vitriola.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref6_2836" name="_ftn6_2836"&gt;[6]&lt;/a&gt; I figli di quel Fredolfo di cui è parola nel documento sopra citato del 1054.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref7_2836" name="_ftn7_2836"&gt;[7]&lt;/a&gt; La serra sopra il villaggio detto al presente Ca’ del Monte in Vitriola.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-6100371187478537112?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/6100371187478537112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/08/la-corte-di-vitriola-nel-medioevo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/6100371187478537112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/6100371187478537112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/08/la-corte-di-vitriola-nel-medioevo.html' title='La Corte di Vitriola nel Medioevo'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/-C7IE4d25Fm0/Tjf4DmJsvSI/AAAAAAAAJkI/XA2uaN8I11A/s72-c/IMG_2194_thumb%25255B6%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-8489416409085945824</id><published>2011-07-29T10:13:00.001-07:00</published><updated>2011-07-29T10:13:51.196-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appennino Modenese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>Sassatella</title><content type='html'>&lt;p&gt;Facente parte del comune di Frassinoro e localizzata ad un’altitudine di 797 m s.l.m. Sono segnalate come provenienti da Sassatella due lucerne fittili romane, entrambe con beccuccio a canale e corpo sferico, che furono consegnate nella seconda metà del secolo scorso al Museo Civico Archeologico di Modena. Vi erano impressi i seguenti marchi di fabbrica: &lt;i&gt;Communis e Festi&lt;/i&gt;, che rappresentano le firme di due produttori cisalpini, attivi tra la metà del I secolo e metà circa del II secolo d.C. Nella medesima località furono trovate anche, in altre circostante, due monete di bronzo romane, una sicuramente di Domiziano e l’altra di Traiano, ma mal riconoscibili a causa dell’usura e dell’intensa ossidazione. Si tratta di due &lt;i&gt;dupondii&lt;/i&gt;, moneta che in età alto imperiale rappresentava il denaro circolante più diffuso. Non si hanno dati più precisi per mettere in relazione i due ritrovamenti anche se, soprattutto in presenza di questo tipo di monete, sta a testimoniare una frequentazione della località, almeno come luogo di transito appenninico, a partire dalla seconda metà del I sec. d.C. Non ci sono notizie certe di insediamenti prima del 1173, anno della prima dedizione delle Terre della Badia al Comune di Modena. Possesso dunque di Frassinoro, dipendente dalla Corte di Medola, acquista dignità comunale nel 1205, quando a Sassadella, giurano fedeltà a Modena 13 uomini. […]&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Sassolato di Sassatella&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Tra i comuni dell’Abbadia che sottoscrivono la dedizione del 1200 al comune di Modena, compare anche &lt;i&gt;Sassolato&lt;/i&gt;, staccatosi probabilmente allora da Medola, nella cui corte doveva essere compreso, per Sassolato giurano, in quell’anno, un console e 13 capifamiglia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il castello che ivi sorgeva divenne distrutto da una frana in uno degli anni 1243-1248, ma dovette essere ricostruito, anche perché al centro delle alterne vicende che caratterizzano le Terre della Badia nel XIV secolo, fino alla definitiva conquista da parte dei Montecuccoli. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La chiesa, intitolata a Sam Michele Arcangelo, era attestata già nell’elenco delle decime modenesi del XIII secolo, dipendeva ancora nella seconda metà del XV secolo dalla Pieve di Rubbiano. Il villaggio tra Frassinoro e Sassatella, in posizione dominante la Valle del Dragone, identificabile con Sassolare, è scomparso ed attualmente rimane solo la base di una muratura in sasso. Secondo informazioni locali, durante scassi di terreni si sarebbero trovati in loco scheletri e reperti antichi. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981. &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-8489416409085945824?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/8489416409085945824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/sassatella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/8489416409085945824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/8489416409085945824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/sassatella.html' title='Sassatella'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-5554598020690539055</id><published>2011-07-29T10:11:00.001-07:00</published><updated>2011-07-29T10:11:37.948-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appennino Modenese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>Rovolo</title><content type='html'>&lt;p&gt;Il toponimo forse derivato dalla voce latina &lt;i&gt;rubus&lt;/i&gt;, rimanda alla presenza di vegetazione di roveti nella zona. All’inizio del XIV secolo faceva parte della castellanza di Muschioso e, compresa nella diocesi di Reggio Emilia nel secolo XV dipendeva spiritualmente dalla Pieve di Toano, con chiesa intitolata a San Prospero unita a quella di Gazzano. Minacciando rovina la chiesa primitiva, ne fu costruita un’altra nel 1625 più ampia, vicino al paese, che ristrutturata alla fine del XVIII secolo, conserva ancora oggi inalterata la struttura e molti elementi architettonici. Sul campanile sono leggibili le iscrizioni datate 1696 e 1786. Il borgo presenta nel suo insieme un tessuto edilizio di grande interesse. Del secoli XIII-XIV rimangono solo un portale a tutto resto in conci squadrati e parte di muratura coeva a corsi regolari; elementi dello stesso tipo di quelli presenti nelle case forti di Vitriola. Del secolo XV si segnalano portali a mensole concave ed architravi decorati. Databile sempre al XV secolo è un portale a mensole convesse ed architrave triangolare, con inciso il simbolo del diamante fra spirale solare e rosa a dodici punte, inserito in un fabbricato oggi adibito a fienile. In un percorso viario di probabile impianto quattro-cinquecentesco insistono diversi edifici di notevole interesse, che presentano elementi architettonici di rielevo. Si segnala una finestrella monolitica trilobata recante scolpite due rosette a sei punte ed una croce di Malta, un balco con portale avente architrave zigrinato, con iscrizione che ricorda probabilmente il costruttore, e, nella muratura, una formella datata 1730. Un edificio con porticato passante ad ampie arcate a tutto sesto, in parte tamponate, presenta conci d’angolo squadrati e zigrinati e, in un portale con architrave recente inciso il simbolo della croce. Un fabbricato rimaneggiato conserva al piano terra un portale pregevolmente scolpito a losanghe. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981. &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-5554598020690539055?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/5554598020690539055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/rovolo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/5554598020690539055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/5554598020690539055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/rovolo.html' title='Rovolo'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-5344236078319243401</id><published>2011-07-29T10:02:00.000-07:00</published><updated>2011-07-29T10:03:08.168-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appennino Modenese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>Fontanaluccia</title><content type='html'>&lt;p&gt;Le prime fonti storiche relative a questa frazione del comune di Frassinoro sono del XII secolo quando un tal Ioannes de Fontanalacula è tra i firmatari di un atto di concessione di terre, stipulato a Modena il 7 aprile 1197. Fontaluccia rimase però a lungo dipendente dal comune di Reggio Emilia, cui prestò giuramento nel 1240. Compresa all’inizio del XIV secolo nella Castellanza di Muschioso con Rovolo, Romanoro e Morsiano, il comune, esteso fino al crinale del Monte Roncadello e dell’Alpicella delle Radici, oltre ai quali si estendevano le Terre della Badia, contava, nel 1315, 18 fumanti, più un &lt;i&gt;consul&lt;/i&gt; ed un &lt;i&gt;vicinus&lt;/i&gt;. Aggregata in seguito a Rovolo ed a Muschioso, riacquistò il titolo di comune e di sede parrocchiale nella seconda metà del XVII secolo. Dipendente tutt’oggi dalla diocesi di Reggio Emilia a Fontanaluccia le decime reggiane del 1302 registrano due chiese, facenti capo alla Pieve di Toano; è possibile che una delle due fosse nell’attuale borgata di Muschioso. Ad una chiesa eretta in località Chiesa Vecchia (ora Raigada) un’altra subentrò in località Campanile Vecchio, distrutta da una frana nel XIX secolo (1829). L’attuale, intitolata a Santa Lucia, fu costruita negli anni 1833-36, come ricorda un’iscrizione, mentre il campanile risale agli ultimi anni del XIX secolo. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;C’era una volta…un castello a Muschioso…&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Per quanto riguarda Muschioso, era ivi, un castello, da cui dipendevano all’inizio del XIV secolo Fontanaluccia, Romanoro, Rovolo e Morsiano, infeudato nel XIII secolo ai nobili di Dallo ed in seguito ai Montecuccoli, prima di passare con la rivolta del 1429 agli Estensi, che lo unirono alla podesteria di Montefiorino. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La rocca, distrutta da un incendio nel 1490, si trovava, secondo la tradizione locale, sul monte che si eleva in prossimità del borgo; nella seconda metà del secolo XVIII se ne potevano ancora vedere le poche rovine rimaste. Le decime reggiane del 1302 annoverano in Fontanaluccia due chiese, suffraganee alla Pieve di Toano, è possibile che una di esse fosse nel territorio di Muschioso. Era sede di mercato, come documenta una conferma di privilegi di Ercole I d’Este nel 1471. Nella seconda metà del XVII secolo Muschioso discese alla condizione di villa, divenendo nel contempo Fontanaluccia sede di comune e parrocchia. L’oratorio è del XVII secolo ed è dedicato a S. Antonio da Padova ed ha pianta rettangolare con abside semicircolare, campanile piccolo a vela, distretta circolare sovrastante il portale. Notevoli interventi di ristrutturazione, cui il borgo è soggetto ai giorni nostri, hanno risparmiato quasi esclusivamente particolati o portali, di cui uno, in pietra, pregevolmente scolpito con motivi floreali, è visibile in un edificio interamente rimaneggiato. Ad altimetria superiore al borgo abitato attualmente, nelle adicenze del monte su cui doveva trovarsi il castello, vi sono dei resti diroccati di due edifici contigui in sasso che conservano alcuni portali, sei-settecenteschi di cui uno architravato di notevoli dimensioni. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-NGFbak8ftsY/TjLnxiWphCI/AAAAAAAAJhI/43D3tzqatQc/s1600-h/Muschioso-di-fontanaluccia33.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="Muschioso di fontanaluccia" border="0" alt="Muschioso di fontanaluccia" src="http://lh6.ggpht.com/-OE0dXxbEp6o/TjLnylTBA-I/AAAAAAAAJhM/xNPVX9LFkoo/Muschioso-di-fontanaluccia_thumb31.jpg?imgmax=800" width="913" height="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Muschioso di Fontanaluccia, antica casa in sasso con tetto in paglia. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981. &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-5344236078319243401?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/5344236078319243401/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/fontanaluccia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/5344236078319243401'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/5344236078319243401'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/fontanaluccia.html' title='Fontanaluccia'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/-OE0dXxbEp6o/TjLnylTBA-I/AAAAAAAAJhM/xNPVX9LFkoo/s72-c/Muschioso-di-fontanaluccia_thumb31.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-7340254767332634461</id><published>2011-07-29T09:57:00.000-07:00</published><updated>2011-07-29T09:57:46.891-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>Insediamento in Val di Secchia nell’Alto Medioevo</title><content type='html'>&lt;p&gt;L’individuazione di una persistenza nell’insediamento durante l’alto Medioevo nel territorio qui preso in considerazione risulta difficile per il frazionamento che la vecchia area amministrativa romana subisce in distretti rurali, con una diversa riorganizzazione dello spazio agrario, e soprattutto per la mancanza di documentazione archeologica che, anche se non esaurientemente, facilita invece l’indagine per le età precedenti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Va sottolineato infatti che l’archeologia medievale, scienza di non più recentissima acquisizione, tendente al coinvolgimento di materie interdisciplinari che portano al superamento di acritiche concezioni estetico-filologiche, manca del quadro di ricerca del territorio modenese, dove, soprattutto per l’Alto Medioevo, l’individuazione dei reperti del resto molto sporadici, è sempre stata occasionale e non sorretta da analisi critico-scientifiche moderne. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Molto isolate risultano infatti le scoperte di materiale archeologico relativo ai secoli VI-VII nel modenese e anche nel reggiano, si tratta tuttavia di materiale ancora in corso di studio e non ancora analizzato sistematicamente e che del resto non conferma insediamenti stabili nei secoli precedenti alla conquista da parte dei Longobardi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dalla fine del VI secolo, tuttavia, la penetrazione dei Longobardi stessi deve essere iniziata e dopo l’Editto di Rotari (VII secolo), le loro posizioni risultano notevolmente rafforzate.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non va dimenticato infatti, che, mentre la struttura del territorio in epoca romana e bizantina privilegiava la città come fulcro della vita civile ed economica, per i Longobardi prevale l’interesse per l’organizzazione del territorio extraurbano e solo con il consolidamento del regno le città riacquistano un ruolo importante, spesso legato alla funzione strategica come Modena.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La presenza longobarda anche nella fascia più alta del territorio è attestata soltanto da fonti archivistiche e da dati toponomastici &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn1_1261" name="_ftnref1_1261"&gt;[1]&lt;/a&gt;, tuttavia il fatto che le tre aree appenniniche di &lt;i&gt;Verabulum&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Feronianum, Montebellium&lt;/i&gt; compaiono solo nel VIII secolo sotto il dominio appunto longobardo non significa che in precedenza non vi fosse stata una loro penetrazione. I toponimi &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn2_1261" name="_ftnref2_1261"&gt;[2]&lt;/a&gt;, del resto, sono frequenti in tutta la montagna e dimostrano che anche l’Appennino, nonostante per molto tempo soggetto ai castra bizantini, conobbe insediamenti in età longobarda nella Valle del Dolo, come nel caso di Romanoro, che deriverebbe dall’antico latino &lt;i&gt;Armanorium&lt;/i&gt;, stazione indicante la presenza di guerrieri longobardi arimanni, attestata anche dalla confluenza del Rossenna col Secchia a Remagna e poco più oltre a Tregassoli, designante probabilmente il pascolo degli arimanni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ancora riferibili all’ambiente longobardo sono, tra la Valle del Secchia ed il torrente Fossa, Montebaranzone e la numerosa serie di toponimi che testimoniano una presenza, o comunque l’influenza, di elementi longobardi anche se non stabilmente insediati, che confermerebbero tuttavia l’esistenza di aree abitate ai limiti della Selva Romanesca. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questa vasta foresta, che ancora nel XV secolo, prima che l’abate commendatario del monastero di Frassinoro l’affidasse al comune e ben presto venisse abbattuta o bruciata perché il terreno potesse essere coltivato attorno ad ottanta case, occupava gran parte dell’alta Valle del Dragone, in particolare il territorio dell’attuale parrocchia di Piandelagotti con propaggini verso Rocca Pelago e Sant’Anna Pelago; la tempo della fondazione del monastero di Frassinoro si estendeva anche più a nord, oltre il monte di Roncadello.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I dati toponomastici tuttavia sono di difficile collocazione cronologica, non essendo sorretti purtroppo da altrettante testimonianze della cultura materiale che chiarirebbero, in relazione con gli avvenimenti storici, la realtà degli insediamenti nelle loro dimensioni. Soltanto per mezzo dei collegamenti sistematici tra informazioni archeologiche e spoglio delle fonti scritte saprebbe possibile leggere correttamente l’evoluzione dell’insediamento rurale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel pieno VIII e IX secolo è documentata la costruzione, per i pellegrini diretti in Tuscia, di numerosi ospizi, alcuni dei quali fondati da Anselmo nella Valle dello Scoltenna e del Leo. Nel troviamo nella stessa valle del Secchia al passo di San Pellegrino in Alpe, probabilmente a Frassinoro, e forse lungo tutta la Via Bibulca, la strada più importante che percorreva la zona, e che ancora nel XVI secolo costituiva l’asse fondamentale per il transito tra Modena e la Toscana. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Già nominata nel diploma carolingio del 781 col nome di Via Nova, questa via, poi chiamnata Via Bibulca, forse così chiamata perché grande abbastanza per permettere anche il transito di greggi di buoi, proveniva da Chiozza in Garfagnana, toccava l’Ospizio di S. Geminiano per raggiungere poi Pietravolta, Frassinoro, Tolara, Serradimigni, La Verna, Rubbiano, Corzago e scendeva al Dolo nei pressi di Cornilio, dove un ponte superava il torrente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il diploma di Federico I del XII secolo a favore del Monastero di Frassinoro aveva riconosciuto all’Abbazia i diritti di guida e custodia sulla strada, dal paese di Cornilio a Chiozza di Garfagnana, ma l’importante via di comunicazione, infestata da briganti, fu oggetto spesso di contese o provvedimenti da parte e del comune di Modena e del Monastero stesso. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Probabilmente ad un ospizio ubicato a Frassinoro lungo questa via era appartenuto per materiale scultoreo, che sulla base dell’indagine stilistica, è stato ritenuto anteriore alla fondazione matildica, si tratta di frammenti architettonico-decorativi di marmo apuano forse di reimpiego, come anche una lastra funeraria romana del I secolo d.C. ciò fa presumere, cosa del resto diffusa in tutto il mondo altomedievale, che si fosse preferito utilizzare rovine romane piuttosto che trarre dalle cave, certo più dispendioso, nuovo materiale di costruzione; la vicinanza della città di Luni, ormai abbandonata, e della stessa Modena, può confermare tale ipotesi, avvalorata soprattutto dal fatto che l’uso del marmo rimane, per la montagna modenese, un episodio sporadico, limitato a Frassinoro e per una costruzione importante. Sono però frammenti che, avulsi &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn3_1261" name="_ftnref3_1261"&gt;[3]&lt;/a&gt; dal contesto originario, non si possono datare con certezza, anche perché le notizie relative a questo ospizio sono collegate alla Pieve di Rubbiano, citata per la prima volta nel IX secolo e successivamente al monastero di S. Benedetto al Polirone cui fu sottoposto fino alla fondazione dell’abbazia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;D’altro canto gli studi passati, che pure non mancano di esemplarità, non sorreggono la carenza di documentazione e la difficoltà di interpretazione di questo materiale, in quanto privilegiano il momento estetico o l’interesse grafico. È significativo infatti che quasi sempre i reperti archeologici altomedievali e successivi siano stati raccolti sotto la dizione “belle arti” nella comune accezione in cui è stata per molto tempo relegata la storia dell’arte intesa come strumento per analizzare la cultura del passato, secondo una visione puramente antiquaria. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Oggi, invece, l’interesse per una diversa linea di politica culturale e non solo, e la partecipazione collettiva alla conoscenza e gestione del nostro patrimonio porta ad una metodologia di studio basata sulla ricerca scientifica dei dati materiali che sono il prodotto delle modificazioni e trasformazioni nel territorio. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma la scarsità di reperti archeologici altomedievali di quest’area rende tutt’ora ardua l’indagine che la conoscenza di elementi precisi sulla storia e sulle tecniche dell’insediamento.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tutto il territorio modenese nel X secolo è contrassegnato ad esempio dal ruolo fondamentale che la città ha già ripreso da tempo e dal conseguente ripristino dell’asse viario non solo lungo la via Emilia, ma anche verso il Po e Lucca.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È proprio in direzione di questa città, e quindi collegato alla viabilità verso la Toscana, che si colloca l’insediamento altomedievale in questa vallata, seguendo il processo dinamico di popolamento e spopolamento legato ai fenomeni storici ed economici.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Senza dubbio quindi un ruolo importante ha avuto l’abbazia di Frassinoro, non solo come centro di diffusione culturale e religioso per mezzo del quale la famiglia dei Canossa in particolare Matilde, si è imposta nel territorio. Il fatto stesso che venga usata la dizione &lt;i&gt;matildica&lt;/i&gt; va inserito infatti nel più ampio contesto dell’arte preromanica padana, le cui componenti sono molteplici e di varia natura ed è impossibile ricondurle a precisi formulari stilistici. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I reperti scultorei che sono stati recuperati o reimpiegati nell’Alta Valle del Secchia, o spesso anche solo ripresi successivamente come modelli, mostrano un persistere di motivi ornamentali tradizionali, confermanti un recupero in senso lato del classicismo anche se spesso non bene assimilato, che evidenzia a volta un accentuato senso plastico dell’iconografia figurata, a volte una dissoluzione della forma ed una resa aniconica di movimento e di linee di tensione. È tipico il caso della proliferazione del capitello corinzio presente in molte costruzioni di età altomedievale e successive. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se da un lato, quindi, non deve essere trascurato il condizionamento che la presenza dei Canossa ha esercitato in tutta l’area di controllo, influenzando anche manifestazioni artistico-culturali, dall’altro lato questi fenomeni sfuggono alla funzione determinante del potere e seguono valenze che giocano in settori molto più ampi. Pertanto se indiscussi paiono essere i confronti con costruzioni di sicura fondazione matildica del territorio reggiano, innegabili sono gli apporti toscani, lombardi e anche d’oltralpe riscontrabili in quest’area geografica che è periferica rispetto alla struttura del territorio-paesaggio dei centri urbani, ma sicuramente di transito e quindi aperta a recepire modelli e relazioni ad ampio raggio. Ancora oggi si trova a Frassinoro la celebre colomba eucaristica di probabili influssi romani, prova forse che i pellegrini franchi diretti al sud percorrevano queste vie appenniniche. Non si può quindi analizzare il tessuto medievale esclusivamente in direzione delle aree culturali omogenee, dal momento che l’evoluzione del territorio, nel suo rapporto tra geografia e storia, è anche in tal caso, sempre determinante. La ricostruzione del percorso artistico richiede però anche il riconoscimento delle matrici di tendenza, che, purtroppo, è limitato e circoscritto agli edifici religiosi, la cui incidenza nella conservazione delle strutture è chiaramente preponderante. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Attraverso l’analisi stilistica è possibile individuarne il modello e seguire la cronologia conseguente. Il riferimento al romanico lombardo come avviene nella Pieve di Rubbiano, se pur molto rimaneggiata sia negli elementi architettonici sia in quelli propriamente decoratici, appare chiaro se si pensa soltanto al S. Abbondio di Como o al S. Ambrogio di Milano, dove si riscontrano gli stessi motivi ornamentali astratti, tipicamente altomedievali, e gli stessi motivi iconografici della prima scultura romanica. Ma l’analisi delle strutture insediative non può essere disgiunta dall’individuazione delle aree culturali, dei rapporti di classe e delle relazioni tra città e campagna, tra pianura e montagna e dalla comprensione della diversa funzione del potere che, alla fine dell’Alto Medioevo, si accia a passare progressivamente nelle mani del comune.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ben poco rimane però delle testimonianze di abitanti nella montagna modenese tra il X e l’XI secolo, anche se una strutturazione del territorio rurale è innegabile, in un elenco della fine del IX secolo – inizi del X secolo, relativo al monastero di Santa Giulia di Brescia, compaiono infatti anche per l’appennino modenese, aziende curtensi – Trittico di Santa Giulia – quali esempi di organizzazione del suolo a partire dalla fine del dominio longobardo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La posteriore presenza, inoltre, anche nei nostri documenti di termini in uso nel IX e X secolo, come &lt;i&gt;vicus&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;fundu, villa, locus&lt;/i&gt;, testimonia chiaramente una divisione amministrativa del territorio rurale e le conseguenti forme di abitazione collegate alle diverse attività agricole e da esse dipendenti. Si può quindi concludere che dai vari strumenti cartografici, nonché dagli antichi censimenti oppure dai catasti e dagli estimi, è possibile importare una metodologia di base per la comprensione della dialettica del popolamento rurale, sulla base della maggiore o minore capacità di resistenza delle sedi umane, e comprendere quale diverso ruolo abbia avuto, sulle configurazioni di un territorio, la cultura subalterna rispetto a quella dominante, o meglio una cultura organica del costruire, quale psi è manifestata sia nelle città sia nelle campagne.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Note    &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref1_1261" name="_ftn1_1261"&gt;[1]&lt;/a&gt; Lo studio scientifico dei nomi di luogo, considerati nei loro tipi di derivazione (Pontinia), apposizione (Castagneto Carducci), composizione (Francavilla), o nei loro strati storici, come i nomi in -en(n)a, etrusco-tirrenici (Bolsena, Ravenna), quelli in -ano, tratti dal nome dei proprietari di fondi romani (Mariano, Alpignano), quelli in -ago, tratti dal nome dei proprietari gallici (Secugnago, Camnago), quelli in -asco (Cherasco, Buccinasco), dove il suffisso è dei Liguri preindeuropei. Complesso dei nomi di luogo relativi a una lingua, dialetto, o a un’area geografica determinata dal punto di vista fisico o amministrativo: la t. italica, toscana; la t. bilingue dell’Alto Adige.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref2_1261" name="_ftn2_1261"&gt;[2]&lt;/a&gt; In linguistica e geografia, nome proprio di luogo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref3_1261" name="_ftn3_1261"&gt;[3]&lt;/a&gt; Tolti&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-7340254767332634461?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/7340254767332634461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/insediamento-in-val-di-secchia-nellalto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/7340254767332634461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/7340254767332634461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/insediamento-in-val-di-secchia-nellalto.html' title='Insediamento in Val di Secchia nell’Alto Medioevo'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-4785666568518155957</id><published>2011-07-28T01:28:00.000-07:00</published><updated>2011-07-29T10:07:51.516-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appennino Modenese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>Romanoro nel Medioevo e il fienile di Panigale</title><content type='html'>&lt;p&gt;Il toponimo di probabile origine longobarda e riconducibile ad eventuali presenze arimanniche, suggerisce un insediamento più antico di quanto rivelino le fonti documentate: “Armanorio” è attestata per la prima volta il 13 maggio 1204 all’atto del giuramento al comune di Reggio Emilia – nella cui diocesi è ancora compreso – e della cui giurisdizione fece parte fino al 1429, assoggettata in seguito alla Podesteria di Montefiorino. Insieme a Fontanaluccia, Rovolo, Morsiano e Muschioso, faceva parte all’inizio del XIV secolo, della castellanza di Muschioso, retta allora dai signori da Dallo. Nel censimento del 1315, il comune di Romanoro, che comprendeva le attuali borgate di Cerreto, Panigale e Montale, aveva 1 &lt;i&gt;consul&lt;/i&gt;, 2 vicini e 23 fumanti &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn1_4698" name="_ftnref1_4698"&gt;[1]&lt;/a&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La chiesa, intitolata a San Benedetto, diventa dipendente a partire dal 1302 dalla Pieve di Minozzo, mentre dal 1318 in poi, dipende dalla Pieve di Toano, cui deve, in quella data, una modestissima decima. Come parrocchia fu svincolata da Morsiano nel 1617 e la parrocchia odierna è stata ricostruita dopo che il terremoto del 1920 aveva parzialmente distrutto la precedente chiesa settecentesca, di cui rimangono solamente il portale ed il campanile. Il borgo, rimaneggiato a più riprese, conserva numerosi elementi decorativi di notevole interesse: si segnalano una loggetta con colonne di arenaria e figure antropomorfe a bassorilievo in elementi di recupero annegati nelle murature ed una nicchia contenente una maestà con colonnine sormontate da capitelli a figure umane che reggono il timpano. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Il castellaccio di Romanoro&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Il toponimo collegato ai nomi dal suffisso &lt;i&gt;–acium&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;-atium&lt;/i&gt; con significato accrescitivo ed anche peggiorativo, è sempre interpretato con valore di strutture decadenti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In particolare per Castellaccio, sempre attribuito a castelli diruti e abbandonati, e toponimo molto frequente nel nord Italia, si può ipotizzare la sopravvivenza di rovine di una castello intorno al quale si è formato in seguito un centro abitato. Nel nucleo rurale non si notano però strutture difensive. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Panigale di Romanoro&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;A 710 m s.l.m., se ne ha notizia già nel Medioevo, a partire dal 1315 quando tra i capifamiglia del comune di Romanoro, 6 provengono da &lt;i&gt;Panigalis&lt;/i&gt;. Attualmente la quasi totalità degli edifici ha subito radicali trasformazioni e rimane solo un fienile in sasso che presenza la tipologia tipica con un porticato anteriore. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;div style="padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; width: 754px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; margin-right: auto; padding-top: 0px" id="scid:66721397-FF69-4ca6-AEC4-17E6B3208830:256ba393-e730-4ff1-81bb-a2bd52d1fea6" class="wlWriterEditableSmartContent"&gt;&lt;table border=0 cellspacing=0 cellpadding=0 style='outline:none;border-style:none;margin:0px;padding:0px;width:754px;border-collapse:collapse;'&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style='margin:0px;padding:0px;outline:none;border-style:none;width:auto'&gt;&lt;a style="outline:none;border-style:none;margin:0px;padding:0px;" target="_blank" href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=43ed3e9585fbb3d8&amp;amp;page=play&amp;amp;resid=43ED3E9585FBB3D8!1064&amp;amp;type=5&amp;amp;authkey=!wNJFX638yU%24&amp;amp;Bsrc=Photomail&amp;amp;Bpub=SDX.Photos"&gt;&lt;img style="outline:none;border-style:none;padding:0px;margin:0px;border:0px;background:none;background-image:none;vertical-align:bottom;" alt="Visualizza album" title="Visualizza album" src="http://lh3.ggpht.com/-K2LDosPESR8/TjLo5pRmEKI/AAAAAAAAJiY/0GnPgXpxOL8/Romanoro%252520-%252520Panigale%252520ricostruito%252520virtualmente%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style='width:754px;text-align:center;overflow:visible;padding:0px;margin:0px;'&gt;                                            &lt;div style='width:754px;overflow:visible;'&gt;&lt;a style="text-decoration:none;" href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=43ed3e9585fbb3d8&amp;amp;page=browse&amp;amp;resid=43ED3E9585FBB3D8!1064&amp;amp;type=5&amp;amp;authkey=!wNJFX638yU%24&amp;amp;Bsrc=Photomail&amp;amp;Bpub=SDX.Photos" target="_blank"&gt;&lt;span  style="line-height:1.26em;padding:0px;width:754px;font-size:26pt;font-family:'Segoe UI', helvetica, arial, sans-serif;"  defaultText="Inserisci qui il nome dell'album"&gt;Romanoro - Panigale ricostruito virtualmente&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;                                            &lt;div style="text-align:center;padding:9px 0px 0px 0px;margin:0px 0px 0px 0px;font-family:'Segoe UI', helvetica, arial, sans-serif;font-size:8pt;"&gt;                                                &lt;table border=0 cellspacing=0 cellpadding=0 style="text-align:center;width:auto;margin-left:auto;margin-right:auto;padding:0px;outline:none;border-style:none;border-collapse:collapse;"&gt;                                     &lt;tr&gt;                                       &lt;td style="vertical-align:top;outline:none;border-style:none;margin:0px;padding:6px 12px 6px 0px;"&gt;&lt;a href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=43ed3e9585fbb3d8&amp;amp;page=play&amp;amp;resid=43ED3E9585FBB3D8!1064&amp;amp;type=5&amp;amp;authkey=!wNJFX638yU%24&amp;amp;Bsrc=Photomail&amp;amp;Bpub=SDX.Photos" border="0" target="_blank" style="font-family:'Segoe UI', helvetica, arial, sans-serif;font-size:8pt;outline:none;border-style:none;text-decoration: none;padding:0px;margin:0px;"&gt;VISUALIZZA PRESENTAZIONE&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;                                       &lt;td style="vertical-align:top;outline:none;border-style:none;margin:0px;padding:6px 0px 6px 0px;"&gt;&lt;a href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=43ed3e9585fbb3d8&amp;amp;page=downloadphotos&amp;amp;resid=43ED3E9585FBB3D8!1064&amp;amp;type=5&amp;amp;Bsrc=Photomail&amp;amp;Bpub=SDX.Photos&amp;amp;authkey=!wNJFX638yU%24" border="0" target="_blank" style="font-family:'Segoe UI', helvetica, arial, sans-serif;font-size:8pt;outline:none;border-style:none;text-decoration: none;padding:0px;margin:0px;"&gt;SCARICA TUTTO&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;                                                                            &lt;/tr&gt;                                   &lt;/table&gt;                                                                                                                                &lt;/div&gt;                                                                                       &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981. &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h2&gt;Note    &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref1_4698" name="_ftn1_4698"&gt;[1]&lt;/a&gt; Famiglie&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-4785666568518155957?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/4785666568518155957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/romanoro-nel-medioevo-e-il-fienile-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/4785666568518155957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/4785666568518155957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/romanoro-nel-medioevo-e-il-fienile-di.html' title='Romanoro nel Medioevo e il fienile di Panigale'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/-K2LDosPESR8/TjLo5pRmEKI/AAAAAAAAJiY/0GnPgXpxOL8/s72-c/Romanoro%252520-%252520Panigale%252520ricostruito%252520virtualmente%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-3332225645673149113</id><published>2011-07-27T09:40:00.000-07:00</published><updated>2011-07-29T10:05:54.658-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appennino Modenese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>Riccovolto nel Medioevo e nella storia</title><content type='html'>&lt;p&gt;Nominata per la prima volta in una carta nonantolana del 1065 ed in un documento del 1144, che testimonia come in &lt;i&gt;Arcovolto&lt;/i&gt; avesse beni il monastero di Marola, la località viene ricordata nelle dedicazioni delle Terre della Badia al Comune di Modena degli anni 1173, 1197, 1200, 1205 e 1261. Comune dell’Abbadia almeno dal 1197, quando giurano 20 capifamiglia e due consoli, fu unito a quello di Cargedolo nel 1306 per la scarsa popolazione. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La parte alta della valle del Dragone trovava nel castello di Riccovolto l’elemento difensivo più importante, da quando nel corso del XIII secolo, decade il castello di Roncosigifredo. Dopo il dominio della famiglia Montecuccoli dal 1317 al 1429, divenne membro della Posteria di Montefiorino e nel 1446 a Riccovolto fu unita anche la villa di Roncosigifredo ormai disabitata.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Tiraboschi attesta nella località un oratorio dedicato a San Biagio, sulla cui facciata sarebbe stato l’anno della sua probabile fondazione:&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;MCCLXXXX&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Cioè 1290, nulla di più rimane, essendo l’attuale oratorio dedicato a San Pietro, di più recente costruzione, se si presta fede alla data riferita dalla facciata dell’ortatorio di San Biagio, si può pensare fosse la chiesa primitiva, senza cura d’anime, non trovandosene menzione negli elenchi bassomedievali delle chiese modenesi. Si sa certamente che una chiesa a Riccovolto, involtata a San Biagio, fu ricostruita verso la fine del Cinquecento e separata al tempo stesso da Frassinoro. Essa si trovava un po’ scostata dal borgo; fra gli abitanti rimane il ricordo di essa, come anche del campanile, che si sarebbe presumibilmente trovato sul promontorio da cui si domina la Valle del Dragone (punto anche strategico in epoca medievale).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Verso la metà del XIX secolo fu costruita l’odierna chiesa parrocchiale in posizione più centrale, nella zona nota anche come Braglie. Interventi a più riprese hanno modificato la realtà primitiva della borgata, che rimane però ricca di elementi architettonici di notevole interesse. Al pian terreno di un edificio è da segnalare un portale con architrave modanato, decorato ad ovuli che reca scolpito il simbolo del diamante con rosette e la data 1543. In un corpo aggiunto successivamente si nota un portale a tutto sesto con contorno zigrinato &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn1_6833" name="_ftnref1_6833"&gt;[1]&lt;/a&gt;. Un altro edificio presenta sotto ad un piccolo balco, un portale elegantemente scolpito di cui uno stipite è stato traslato. L’architrave rece in rilievo il diamante tra due gigli ed è sostenuto da stipiti e mensole concave decorate con quattro foglioline nello squadro.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sono da segnalare anche altri due portali: ora tamponati ed in parte distrutti dal tempo di cui uno del 1400, conserva una mensola convessa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si notano, ancora, due portali con probabili elementi di recupero: un architrave ammassato e mensole concave. Un edificio con porticato, ora tamponato, ad ampie arcate in pietrame, già stazione di posta, presenta una finestrella in cui sono state accorpate in verticale due mensole del Quattrocento con le foglioline nello squadro. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;La rovina di Riccovolto&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Nell’insediamento si rileva una casa-torre di probabile origine medievale, ma rimaneggiata nei secoli successivi e la struttura attuale è del XVII-XVIII secolo e presenta un ampio tetto a capanna, a forte spiovente con colombaia nel colmo. Due finestrelle simmetriche al primo piano hanno davanzale a sguscio ed anelli ai lati, di arenaria, inseriti nella muratura per reggere un’asta trasversale. Il portale, a sesto acuto, ha l’arco in tre conci di arenaria con chiave cuspidata. La datazione è tarda per la tipologia che in aree di più bassa quota sarebbe ascrivibile al XV-XVI secolo. I conci angolari hanno bugne arrotondate di significato propiziatorio. Un edificio laterale, ristrutturato ed intonacato conserva ancora la data: 1797.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-uwFWNJaQ2rE/TjLobd9vtdI/AAAAAAAAJiQ/83S5dWyseWU/s1600-h/La-rovina-Riccovolto2.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="La rovina Riccovolto" border="0" alt="La rovina Riccovolto" src="http://lh4.ggpht.com/-FBDxzbRN424/TjLocfh0onI/AAAAAAAAJiU/GjPyQc7D_hw/La-rovina-Riccovolto_thumb.jpg?imgmax=800" width="814" height="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La rovina di Riccovolto, ricostruzione virtuale.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981. &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h2&gt;Note    &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref1_6833" name="_ftn1_6833"&gt;[1]&lt;/a&gt; Che presenta un aspetto ruvido e granuloso, oppure una serie di righe parallele o un tratteggio molto fitto in conseguenza di un procedimento di zigrinatura&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-3332225645673149113?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/3332225645673149113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/riccovolto-nel-medioevo-e-nella-storia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/3332225645673149113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/3332225645673149113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/riccovolto-nel-medioevo-e-nella-storia.html' title='Riccovolto nel Medioevo e nella storia'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/-FBDxzbRN424/TjLocfh0onI/AAAAAAAAJiU/GjPyQc7D_hw/s72-c/La-rovina-Riccovolto_thumb.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-5965738436577067429</id><published>2011-07-27T07:21:00.000-07:00</published><updated>2011-07-29T10:05:02.950-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appennino Modenese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>Frassinoro nel Medioevo</title><content type='html'>&lt;p&gt;Nella seconda metà dell’Ottocento, sotto le fondazioni dell’abbazia, furono trovati alcuni materiali di età preistorica che finirono in mano privata. Gli oggetti, che figurano in un elenco inviato al Pigorini, erano: una freccina di bronzo, un pettine di corno di cervo ed un’accettina di porfido verde. Pettini d’osso, asce di pietra levigata e punte di freccia di bronzo ed selce sono strumenti che si possono trovare negli insediamenti dell’età del Bronzo (II millennio a.C). la possibilità di un’associazione delle tre classi di materiali suggerisce questa bassa cronologia anche per l’accetta litica che, in forma pressoché immutata, si riscontra già a partire dall’Eneolotico, a cui solitamente è stata ritenuta pertinente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel nostro caso, la testimonianza, pur valida come indice di frequentazione, è per ora del tutto sporadica e non ricollegabile ad altre tracce sul terreno riferibili allo stesso arco di tempo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Lettere di un’iscrizione romana sono apparse sulla faccia superiore di una pietra di imposta altomedievale, spettante forse ad una fase architettonica precedente alla costruzione matildica.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per questo capitello fu utilizzata una lastra iscritta di età romana in marmo di Carrara, ridotta a forma pressoché quadrata, e fortemente scalpellata sul lato destro che doveva finire incassato nella muratura. A sinistra, su quattro righe, restano le seguenti lettere:&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;«…ELIO…/…HRO…/…RAT…/…AVDE…&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Difficilmente integrabili tra loro. L’ipotesi di lettura più probabile (se si interpreta la prima riga come residuo del gentilizio &lt;i&gt;Aurelius&lt;/i&gt;, la seconda come parte del &lt;i&gt;cognomen&lt;/i&gt; &lt;i&gt;Epaphroditus&lt;/i&gt; e la terza residuo della formula &lt;i&gt;arbitratu&lt;/i&gt; fa pensare ad un’epigrafe funerari.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nell’ultima linea cui si deve attendere un gentilizio al genitivo dipendente da &lt;i&gt;arbitratu&lt;/i&gt; e spettante al curatore del sepolcro. Meno probabile che ci si trovi di fronte all’attestazione di un culto siriaco-orientale, che potrebbe essere suggerito dallo scioglimento della prima linea. Anche i caratteri ed il formulario dell’epigrafe (se sono validi gli scioglimenti proposti) fanno rientrare l’iscrizione romana nell’ambito del I secolo d.C.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In ogni caso il reimpiego che fu fatto dell’antica epigrafe assieme ad altri marmi lunensi e colorati forse in opera in un edificio prematildico, impedisce di supporre che l’iscrizione sia sicuramente locale e non invece importata, come forese il resto del materiale marmoreo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Numerosi sono infatti i reperti di marmo apuano che, ancora oggi, sono visibili accatastati in un moderno locale che funge da deposito, oppure reimpiegati o murati nell’attuale chiesa parrocchiale e nella canonica, riferibili ai secoli IX e X alcuni e di epoca matildica altri.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La datazione anteriore alla fondazione dell’abbazia può confermare le ipotesi che ritengono esistenti a Frassinoro, passaggio obbligato lungo la Via Bibulca, edifici sacri probabilmente collegati ad un &lt;i&gt;hospitalis&lt;/i&gt;, del tipo di quelli sparsi lungo tutta la Via Bibulca a partire dal passo di San Pellegrino, d’altra parte è plausibile supporre l’esistenza di altri ospizi, come quello localizzabile nella zona di Prati di San Geminiano. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se non si hanno dati documentati che confermano l’esistenza di una cappella con ospizio dipendenze da San Benedetto Poliron, tendente ad attribuire beni allodiali &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn1_5212" name="_ftnref1_5212"&gt;[1]&lt;/a&gt; in questa area al capostipite dei Canossa, è certo peraltro che tale famiglia poteva disporre del territorio di Frassinoro nella seconda metà del XI secolo, se la margravia &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn2_5212" name="_ftnref2_5212"&gt;[2]&lt;/a&gt; Beatrice dispone l’erezione del monastero, cui dona all’atto della fondazione nel 1071, dodici corti «Roncosigifredo, Carpineta, Vitriola, Antinano, Verabio, Puliano, Isola, Budrione, Campagnola, Mothulo, Razolo », con le relative chiese, rocche ed i beni ad esse spettanti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sulle proprietà periferiche il monastero non esercitò, probabilmente, che diritti patrimoniali, ma sulle tre corti di Roncosigifredo, Medola e Vitriola, non lontane da Frassinoro, acquisì un’autorità civile ed ecclesiastica, sottraendo le rispettive chiese alla giurisdizione della Pieve di Rubbiano, salvo poi restituire a quest’ultima la Chiesa di Roncosigifredo al momento della ricostruzione nel 1278, nella Cappella di San Michele di Montefiorino che, come dipendeva dalla Chiesa di Vitriola, il monastero volle avocata a sé.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il dominio temporale della Badia non subì gravi scosse fino alla metà del XII secolo, quando l’abate esercitava il potere spirituale e temporale. Abitava nel castello di Frassinoro, innalzato su di un’altura ad ovest del monastero, in una località che tutt’ora chiamiamo Castello. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il monastero venne ampliando i propri domini nel tempo come conferma anche il diploma imperiale di Federico I del 1164 , appartengono a questa data, a Frassinoro, anche le corti di Medola, Roncosigifredo, Vitriola, Isola, Ligonchio, tredici mansi della corte di Antognano, interamente o parzialmente anche i castelli di monte d’Asta, Percigolo, Massa e Gusciola, chiese Montebaranzone, in Garfagnana e a Monzone in diocesi di Reggio Emilia; l’ospizio di San Geminiano, le corti di Reggiolo, Campagnola, Budrione, Cannitulo e Muntirone; al monastero inoltre si riconosce il diritto di tenere mercato in Medola e di custodire la strada che passa per il territorio dal ponte di Cornilio, sino a Chiozza di Garfagnana, ed oltre. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-WBMHm0kGRYA/TjLn9xWQ_9I/AAAAAAAAJhQ/Tj5_fXFmCtQ/s1600-h/Confronto-dellevuzione-dellabbazia-c.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="Confronto dell&amp;#39;evuzione dell&amp;#39;abbazia, campanile" border="0" alt="Confronto dell&amp;#39;evuzione dell&amp;#39;abbazia, campanile" src="http://lh3.ggpht.com/-0_bioGvEYSE/TjLn-3FVqjI/AAAAAAAAJhU/LVji5OCahI0/Confronto-dellevuzione-dellabbazia-c%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="400" height="541" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 1 – Antica struttura della torre (a sinistra) e versione moderna della torre campanaria di Frassinoro&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-rSBW8Z7kp3A/TjLn_2D_MEI/AAAAAAAAJhY/XHbfvYbcrJU/s1600-h/ABFRA16.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="ABFRA1" border="0" alt="ABFRA1" src="http://lh4.ggpht.com/-t8OpleGi4A8/TjLoA_PGD_I/AAAAAAAAJhc/O-IgmkPEQqo/ABFRA1_thumb5.jpg?imgmax=800" width="643" height="560" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 2 – Probabile struttura interna della torre campanaria nel Medioevo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-T046Itcv62g/TjLoCH6QOoI/AAAAAAAAJhg/-MNDeolkgBA/s1600-h/abfra22.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="abfra2" border="0" alt="abfra2" src="http://lh5.ggpht.com/-s33Gk9EPXRg/TjLoDhak9hI/AAAAAAAAJhk/NSYR3nbw8xs/abfra2_thumb.jpg?imgmax=800" width="910" height="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 3 – Struttura interna (probabile) dell’ultimo piano della torre campanaria di Frassinoro in epoca pre- e post-matildica.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-vkMn3Fiogls/TjLoEmvJEYI/AAAAAAAAJho/zXEkEKVbnPQ/s1600-h/abfra32.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="abfra3" border="0" alt="abfra3" src="http://lh3.ggpht.com/-bj01vbtxHBI/TjLoFrduowI/AAAAAAAAJhs/E1jXXUcuxyE/abfra3_thumb.jpg?imgmax=800" width="910" height="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 4 – Torre campanaria di Frassinoro, probabile rivestimento ligneo di epoca medievale e attuale (ovviamente oggi è stata rimaneggiata per una maggior sicurezza).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-oelcQSHCI_4/TjLoG_wyZKI/AAAAAAAAJhw/SSLCQmdkBgI/s1600-h/sagrestia-attaccata-al-campanile2.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="sagrestia attaccata al campanile" border="0" alt="sagrestia attaccata al campanile" src="http://lh5.ggpht.com/-P_nhCpv0LJI/TjLoH_4LCiI/AAAAAAAAJh0/YRh4-rFpW6Q/sagrestia-attaccata-al-campanile_thu.jpg?imgmax=800" width="910" height="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 5 – Struttura della casa del sagrestano attaccata alla torre in epoca medievale e presente fino al secolo scorso, oggi rimane solo la torre campanaria.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-FZmJSAwUu6w/TjLoJLneBwI/AAAAAAAAJh4/TdjL3HB2aSM/s1600-h/Sagrestia-frassinoro-interno2.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="Sagrestia frassinoro interno" border="0" alt="Sagrestia frassinoro interno" src="http://lh6.ggpht.com/-yU3-RNpF7fI/TjLoKQPCp0I/AAAAAAAAJh8/rlVfxpRfHs4/Sagrestia-frassinoro-interno_thumb.jpg?imgmax=800" width="910" height="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 6 – Ipotetico arrendamento interno della casa sagrestana in epoca medievale e oggi scomparsa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-1Ih9u-qNlQw/TjLoLbiyRvI/AAAAAAAAJiA/A3mIh3jfHJA/s1600-h/angolo-letto-sagrestia-con-porta-per%25255B1%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="angolo letto sagrestia con porta per ingresso in chiesa" border="0" alt="angolo letto sagrestia con porta per ingresso in chiesa" src="http://lh5.ggpht.com/-yTl-LSIwnQ8/TjLoMxaL0gI/AAAAAAAAJiE/_Ch5nirQ65c/angolo-letto-sagrestia-con-porta-per%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="910" height="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 7 – Ipotetico arredamento interno del monolocale sagrestano in epoca medievale, la porticina porta alla canonica, piccolissima, da cui si accedeva alla chiesa. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-E7C6ghDllTk/TjLoOMK4yqI/AAAAAAAAJiI/Kzb7-bKP2ro/s1600-h/Interno-ingresso-alla-chiesa5.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="Interno ingresso alla chiesa" border="0" alt="Interno ingresso alla chiesa" src="http://lh6.ggpht.com/-Rgi02BMPelo/TjLoPfu2uQI/AAAAAAAAJiM/ORIyzmOP2cI/Interno-ingresso-alla-chiesa_thumb1.jpg?imgmax=800" width="910" height="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 8 – Piccolissima canonica adiacente alla struttura della chiesa romanica di Frassinoro. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È in questo torno di anni che il monastero comincia ad entrare in crisi per via delle liti con il Comune di Modena, che mirava a sua volta ad estendere la sua giurisdizione sulle zone montane e, pertanto, anche su quelle che ormai erano note come Terre della Badia, con cui sono conosciute tutt’ora. I giuramenti al comune di Modena degli uomini delle Terre della Badia, avvenuti negli anni della seconda metà del XII secolo (1173, 1197, 1200, 1205, 1261), se testimoniano la resistenza del monastero all’avanzata del comune di Modena, confermata dai gravi fatti d’arme di quel periodo, documentano anche la fine del potere temporale del monastero delle Terre della Badia. I giuramenti consentono di indicare gli insediamenti più rilevanti del territorio: Cerredolo, Cisana, Massa, Cornilio, Mogno, Farneta, Vitriola, Costrignano, Susano, Savoniero, Boccassuolo, Casola, Serradimigni, Lago, Medola, Naredola, Sassatella, Cargedolo, Riccovolto, Sassolato, Tolara, Frassinoro e Roncosigifredo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non più soggette all’autorità dell’abate, molte di q ueste ville si ergono a comune tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, costituendo un’associazione detta Comunanza dell’Abbazia, che manterrà le sue prerogative fino al XIV secolo, per diminuire progressivamente d’importanza nel corso del XV secolo, quando parte delle terre un tempo dipendenti dal monastero saranno comprese nella Podesteria di Montefiorino. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Da un campione delle proprietà del monastero dei primi anni del XV secolo (1428), di cui rimangono alcuni estratti trascritti nel 1567, si può dedurre che le Terre della Badia assommavano complessivamente a 18.000 ha., comprendendo tutto il corso del torrente Dragone e parte del Dolo, giungendo fino al confine con Garfagnana. Il territorio era scarsamente popolato (da un documento del 1173, in base al numero di firmatari di un giuramento, non si calcolano più di 3000 abitanti su 17 Kmq), ma occorre considerare anche che la parte meridionale della zona era occupata da una vasta selva, meglio nota anche come Selva Romanesca, a quel tempo totalmente disabitata ed oggi scomparsa. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le Terre della Badia erano percorse dalla Via Bibulca, che proveniente dalla Garfagnana e da San Pellegrino in Alpe, toccava Frassinoro e poi scendeva al Dolo presso il ponte di Cornilio. Era di pertinenza dell’abate tenerla in buono stato, proteggendo i viandanti dai briganti che l’infestavano, riscuotendo i relativi diritti di pedaggio. La decadenza del monastero, iniziata nel XIII secolo, continua in modo irreversibile nel XIV secolo, pur possedendo ancora molti beni nelle Terre della Badia e in pianura, il monastero è ormai in rovina e senza monaci (ne ospitava non più di 50 già agli inizi del XIII secolo). All’ultimo abate regolare, tale Leonello de’ Nobili, morto nel 1473, che restaurò la canonica e ricostruì la chiesa, succedettero abati commendatari &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn3_5212" name="_ftnref3_5212"&gt;[3]&lt;/a&gt;, finchè nel 1585 il Pontefice Sisto V unì i beni della Badia al collegio dei Maroniti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il 17 aprile 1771 il Duca di Modena, Francesco III ordinò il sequestro dei beni e dei redditi della Badia, devolvendoli a vantaggio del patrimonio dell’Opera Pia di Modena. Distrutta l’abazzia già forse nel XV secolo, la chiesa, divenuta poi parrocchiale con la dedica alla Beata Vergine assunta, aveva nel secolo scorso impianto geometrico e al centro un vasto cortile quadrangolare; si conservano di essa qualche fotografia e la mappa catastale del 1900. Nel ’43 l’arciprete Don Romeo Spattini, in un pazientissimo risanamento della canonica e della casa dei contadini trovò un arco in blocchi di calcare ed un altro sormontato da un architrave di sasso, ma anche questi manufatti finirono distrutti negli anni ’50-60 quando fu compiuta l’ultima e definitiva ristrutturazione del complesso della chiesa, della canonica e della casa colonica. Si può quindi dire che oggi, dell’antica chiesa medievale di Frassinoro rimane davvero poco. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel 1971, in occasione dei 900 anni dalla fondazione dell’abbazia, fu edificato un locale attiguo alla torre campanaria con funzione di deposito per il materiale scultoreo riconducibile all’antica abbazia medievale. altri frammenti sono stati reimpiegati all’0interno della chiesa parrocchiale o murati nella facciata della canonica, mentre si possono vedere ancora nel cortile antistante la chiesa, capitelli, colonne e quattro conci romanici. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Lo stato attuale dei frammenti di scultura di Frassinoro, avulsi dal contesto originale e spesso manomessi con restauri pesanti, non consente di individuare la precisa collocazione originaria, tuttavia si tratta per lo più di scultura architettonica, capitelli e di qualche sporadica lastra decorativa, il cui collegamento con la coeva scultura altomedievale italiana permette l’approssimativa datazione e l’attribuzione alla cosiddetta arte matildica, termine legittimo soltanto come connotazione spazio-temporale e non come intrinseco al fenomeno artistico, in sé inquadrabile invece nell’ottica più generale dell’arte preromanica. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L’assenza totale di materiale scultoreo altomedievale nel resto del comune e l’uso del marmo a Frassinoro confermano il reimpiego di materiale, probabilmente lunense, nella costruzione più importante della zona, qual era l’abbazia, sorta anche con funzione di controllo del territorio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Inoltre, l’ubicazione del monastero lungo canali di diffusione di cultura ed esperienze artistiche diverse non va sottovalutata. Basti pensare alla celebre colomba eucaristica in rame smaltato, ancora oggi custodita a Frassinoro dalla parrocchia e databile ai secoli XII-XIII.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per quanto riguarda il centro abitato, a causa degli interventi radicali ed estesi a tutti gli edifici, due soli presentano interessanti materiali di reimpiego, in uno si hanno tra conci d’angolo decorati con cordonature e losanghe, mentre nell’altro un portale tamponato con architrave su cui sono scolpite a bassorilievo le sagome di tre oggetti. Da sinistra si hanno l’orma di un piede, un calice ed una sagoma di difficile interpretazione, confrontabile tuttavia con un’altra simile su di un’altra architrave di Montecuccolo di Pavullo. Nella zona Castello di Frassinoro, inoltre si trova anche un edificio di recente costruzione che presenta scolpito sul portale di ingresso uno stemma cardinalizio con leone rampante e fascia trasversale con tre stelle. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Il mercato vecchio di Frassinoro ed il suo mulino&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Nel diploma di conferma firmato nel 1164 da Federico I imperatore, figura anche il diritto di tenere mercato «&lt;i&gt;supra roccam de Metula in secundo sabbato uniuscuiusque mensis&lt;/i&gt;». Si tratta del cosiddetto mercato di metà del mese, uno dei più importanti delle Terre della Badia, che si teneva in quella che è oggi la borgata di Mercato Vecchio. Qui venne oltraggiato, nel 1210, in segno di ribellione al comune di Modena, il nunzio del medesimo, ciò diede motivo ai modenesi di devastare le Terre della Badia. Secondo la tradizione locale, qui sarebbe stata in passato una chiesa e l’abitazione ducale, distrutte da una delle tantissime frane che in più riprese hanno devastato il territorio stesso. Il borgo ha subito anche, recentemente, numerosi interventi che dell’impianto originario hanno risparmiato solamente una pregevole finestra rinascimentale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per quanto riguarda invece, il mulino di Mercato Vecchio, si tratta di una costruzione in sasso con impianti lignei. Sono conservati gli ingranaggi in legno e le macine in pietra. L’edificio e le attrezzature interne, oggi non sono più funzionanti ormai da trent’anni e sono conservate in buono stato. All’esterno del mulino is trova invece il mozzo ligneo. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Encarta, Microsoft ®. s.d. &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h2&gt;Note&lt;/h2&gt;  &lt;h2&gt;   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref1_5212" name="_ftn1_5212"&gt;[1]&lt;/a&gt; In antichi ordinamenti giuridici, patrimonio, generalmente fondiario, in piena proprietà e non sottoposto a oneri e vincoli feudali.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref2_5212" name="_ftn2_5212"&gt;[2]&lt;/a&gt; Durante il Sacro Romano Impero, titolo concesso ai feudatari germanici cui era affidato il governo delle zone di frontiera.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref3_5212" name="_ftn3_5212"&gt;[3]&lt;/a&gt; Titolare di un beneficio ecclesiastico. Il contraente che nella commenda riceve il capitale da impiegare. Dal lat. mediev. &lt;i&gt;commendatarius&lt;/i&gt;, der. di commendare ‘commendare’&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-5965738436577067429?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/5965738436577067429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/frassinoro-nel-medioevo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/5965738436577067429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/5965738436577067429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/frassinoro-nel-medioevo.html' title='Frassinoro nel Medioevo'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/-0_bioGvEYSE/TjLn-3FVqjI/AAAAAAAAJhU/LVji5OCahI0/s72-c/Confronto-dellevuzione-dellabbazia-c%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-5347769624949803519</id><published>2011-07-24T06:37:00.000-07:00</published><updated>2011-07-29T09:56:36.527-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Insediamenti storici'/><title type='text'>Insediamento storico nella Valle del Secchia</title><content type='html'>&lt;p&gt;La Valle del Secchia, situata in parte nella Provincia di Modena e in parte in quella di Reggio Emilia, è un’area tipica culturale, intermedia, come altre in Emilia Romagna, e in Italia, che ha visto crearsi attraverso i secoli una sua civiltà non ancora del tu8tto attentamente e pazientemente ricostruita, al fine di individuarne le strutture peculiari. È questa, un’area culturale intermedia, il chè significa la sua collocazione tra un’area maggiore, quella provinciale, ed aree minori, che hanno fatto capo nel passato alle pievi ed in seguito alle podesterie &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn1_3410" name="_ftnref1_3410"&gt;[1]&lt;/a&gt; o vicariati &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn2_3410" name="_ftnref2_3410"&gt;[2]&lt;/a&gt;. Alla pieve, distretto minore dipendente da una chiesa battesimale, erano soggette le chiese sottoposte o cappelle fornite di fonte battesimale, situate nei villaggi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nell’ambito della Valle del Secchia, le pievi esistenti in età medievale avanzata (secoli XII-XIV) erano quelle di Rubbiano e Monchio (diocesi di Modena); Minozzo, Toano, S. Vitale di Carpineti, Baiso, San Valentino, Castellarano, Salvaterra (Diocesi di Reggio Emilia). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Va tenuto presente che le Pievi di S. Vitale di Carpineti e di Castellarano estendevano la loro giurisdizione anche sulla destra del Secchia sino a Saltino, Prignano, Sassuolo, cioè su terre appartenenti al comune di Modena, &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La pieve piò antica di tutta la Valle è probabilmente quella di San Vitale di Carpineti, detta &lt;i&gt;de Verabulo&lt;/i&gt;, posta sul Monte S. Vitale presso Carpineti (Reggio Emilia), una vera e propria pieve generale o di valle, dalla quale possono essere sorte tutte le altre pievi della valle, come sembra dedursi anche dal suo grandissimo distretto battesimale e da altre considerazione, perché si tratta di una pieve sorta nel probabile capoluogo civile, economico e militare della valle, qual &lt;i&gt;Castrum&lt;/i&gt; &lt;i&gt;Verabulum&lt;/i&gt; che ha dato il nome alla valle stessa nel periodo V-XI sec.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L’appartenenza della valle a due diocesi e a due contee diverse ci pone subito difronte alla caratteristica fondamentale del nostro distretto montano posto tra due aree culturali maggiori, quella di Modena e Reggio Emilia; aperta, nello stesso tempo, agli influssi culturali provenienti dalle confinanti regioni storiche toscane, la Garfagnana &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn3_3410" name="_ftnref3_3410"&gt;[3]&lt;/a&gt; e la Lunigiana &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn4_3410" name="_ftnref4_3410"&gt;[4]&lt;/a&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La storia più antica della valle è legata a quella dei Liguri Friniate sottomessi a Roma nel II secolo a.C., dopo una serie di episodi bellici narrati da Tito Livio, le note guerre romano-liguri. Il centro del territorio friniate antico è da porre nella vicina Valle Scoltenna-Panaro dove ancora oggi il nome territoriale “Frignano” (in senso stretto) continua l’antica denominazione preromana; non v’è dubbio che esso comprendesse allora anche la Valle del Secchia, ove nel Monte Valestra e nella Pietra di Bismantova si identificano i monti nominati da Livio, il &lt;i&gt;Balestra&lt;/i&gt; ed il &lt;i&gt;Suismontium&lt;/i&gt; (nomi giuntici probabilmente storpiati da copisti).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Buona informazione abbiamo della rete stradale di età romana della Valle del Secchia: Cicerone scriveva che «&lt;i&gt;tres viae sunt ad Mutinam&lt;/i&gt;» iniziando da Roma ed una di esse era la Via Flaminia che proseguiva con la Via Æmilia da Rimini a Modena, la seconda la Via Aurelia dalla quale si doveva staccare, tra gli altri, un &lt;i&gt;diverticulum&lt;/i&gt;, che crediamo attraversasse la Val di Secchia; ed, infine, una terza via, era un prolungamento della Cassia, che attraversava probabilmente la Valle dello Scoltenna-Panaro iniziando, crediamo, da Pistoia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sulla via Pistoia-Mutina nel Medioevo erano gli ospizi di Lizzano Pistoiese, Fanano, Pavullo, così sulla via Roma-Mutina sorgevano gli ospizi di Pieve Fosciana, S. Pellegrino in Alpe, San Giminiano, Frassinoro, Guiligua lungo la Valle del Secchia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Al VIII secolo appartiene la prima testimonianza storica del &lt;i&gt;Castrum Verabulum&lt;/i&gt; nominato nel &lt;i&gt;Liber Pontificalis &lt;/i&gt;tra i “castra” che si erano dati spontaneamente ai Longobardi, in seguito alla lotto iconoclastica. La nostra valle era ormai organizzata probabilmente in un unico grande distretto castrense, agli ordini di un &lt;i&gt;cames et tribunus &lt;/i&gt;(da cui dipendevano i presidi periferici).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Con il passaggio alla dominazione longobarda, al &lt;i&gt;comes et tribunus&lt;/i&gt; bizantino, dipendente da un duca (forse quello dell’ipotizzato Ducato di Persiceta o di Ravenna)&lt;i&gt;, &lt;/i&gt;dipendente da un duca, probabilmente quello di Modena o quello di Reggio ; dal duca di Parma dipendeva probabilmente il vicino gastaldato &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn5_3410" name="_ftnref5_3410"&gt;[5]&lt;/a&gt; bismantino che appartiene alla contea di Parma nei secoli IX e X.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per &lt;i&gt;Verabulo&lt;/i&gt;, sono attestati &lt;i&gt;scabini de Verabulo&lt;/i&gt; al placito dell’898 tenuto da Guido, conte di Modena. Per la storia religiosa della Valle, il culto e la dedicazione a San Vitale della &lt;i&gt;plebs&lt;/i&gt; del &lt;i&gt;castrum Verabulum&lt;/i&gt; fanno pensare alla fondazione di una pieve verso la fine del IV secolo, inizi del V; quando a Bologna si trovarono le spoglie dei martiri Vitale ed Agricola o nella seconda metà del secolo VI, quando venne fondata S. Vitale di Ravenna. Le altre pievi, compresa quella di Rubbiano, nominata alla fine del secolo IX, sono da ritenere tutte posteriori.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L’identific&amp;lt;zione di &lt;i&gt;Verabulo, &lt;/i&gt;il &lt;i&gt;castrum &lt;/i&gt;bizantinol nominato nel &lt;i&gt;Liber Pontificalis &lt;/i&gt;con Castel S. Vitale di Carpineti, ad opera del Bucciardi&lt;i&gt;, &lt;/i&gt;fondata sul fatto che la Pieve di S. Vitale di –Carpineti si chimò&lt;i&gt; de Verabulo&lt;/i&gt;, non è discutibile, infatti due pergamene modenesi del 1029 e del 1071i, menzionano i &lt;i&gt;fines verabolense&lt;/i&gt; cioè il distretto verabolense, nel quale si dicono comprese le località di Rubbiano, Costrignano, Boccasuolo ed il Monte Modino. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Con atto di donazione del 29 agosto 1071, Beatrice di Lorena, fondava il Monastero di Frassinoro, cui donava 12 corti, tre delle quali Roncosigifredo, Medola e Vitriola, erano destinate a diventare il nucleo delle Terre della Badia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le successive podesterie di Montefiorino e Medola (quest’ultima detta poi &lt;i&gt;de’ Rancidorio&lt;/i&gt;, dopo il trasferimento della sede in questa località per la scomparsa della &lt;i&gt;Rocha di Medula&lt;/i&gt;); nei secoli XV-XVIII non furono altro, entro certi limiti, che la continuazione delle antiche unità territoriali che erano state le pievi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questa successione non va intesa in senso meccanico, per esempio, le località di Costrignano, Monchio, Susano che attualmente fanno parte del comune di Palagano, facevano parte della Pieve di Monchio e non di quella di Rubbiano, e dopo della Podesteria di Rancidoro. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le vicende delle posteriori podesterie spesso hanno alterato le linee distrettuali anteriori delle corti e delle pievi. Nel XV secolo, infatti, Prignano fu aggiunto per un certo periodo alla podesteria di Castellarano, da cui derivò la sua unione prima, in feudo con Pigneto sotto i Conti Trotti di Ferrara poi sotto i Montecuccoli di Polinago fino alla fine del XVIII secolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In questo lungo periodo la podesteria di Pigneto rappresento il precedente immediato del futuro comune di Prignano. Le aggregazioni di Montebaranzone e Sassomorello (Pieve di Rocca S. Maria) e di Morano (Pieve di Monchio) sono la risultante dei mutamenti distrettuali del periodo napoleonico e della Restaurazione Austro-Estense.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Anche nella restante Val di Secchia reggiana una certa qual corrispondenza, in linea di massima, tra podesterie e pievi dimostra che gli ambiti distrettuali antichi sono stati essenzialmente rispettati, vi sono vistose eccezioni come Sassuolo, divenuto castello e città da semplice villaggio, con due chiese dipendenti (S. Paolo e S. Giorgio) da Castellarano.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nei territori montani, lontani dalle città, il fenomeno della continuità ha un suo particolare valore, mentre, nella pianura, soprattutto, nei pressi dei centri urbani, il ben più accentuato dinamismo economico-sociale ha alterato assai spesso l’antico quadro distrettuale. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;AA.VV. &lt;i&gt;Insediamento storico e beni culturali alta Valle del Secchia.&lt;/i&gt; Modena: Cooptip - Modena, 1981. &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h2&gt;Note    &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref1_3410" name="_ftn1_3410"&gt;[1]&lt;/a&gt; La sede o la giurisdizione di un podestà ♦ La carica del podestà.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref2_3410" name="_ftn2_3410"&gt;[2]&lt;/a&gt; Ufficio, carica, dignità di vicario: v. apostolico; v. parrocchiale; anche, il tempo di durata della carica di un vicario (durante il suo v.) e il territorio sottoposto alla sua giurisdizione ♦ assol. La carica del cardinale vicario che, in nome del Papa, regge la diocesi di Roma; anche, la sede, gli uffici della curia della diocesi romana.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref3_3410" name="_ftn3_3410"&gt;[3]&lt;/a&gt; Garfagnana Regione storico-geografica della Toscana nordoccidentale, inclusa nella provincia di Lucca; corrisponde all'alta e media valle del fiume Serchio, tra l'Appennino tosco-emiliano a est e le Alpi Apuane a ovest. Il confine meridionale, più incerto, viene generalmente posto all'altezza della confluenza del torrente Lima nel Serchio. La regione presenta una notevole varietà di paesaggi, passando dall'aspra area montana settentrionale a quella collinare meridionale, più dolce, anche se l'aspetto prevalente è pur sempre quello di un territorio impervio, boscoso, con i borghi medievali arroccati sugli speroni rocciosi. Colonizzata originariamente da popoli liguri, sconfitti poi da Roma nel II secolo a.C., la Garfagnana (l'origine del nome è incerto) fu lungamente contesa tra franchi e longobardi, poi lacerata al suo interno dal conflitto tra guelfi e ghibellini, infine disputata tra i domini toscani (di Lucca) e quelli emiliani degli Estensi; fu definitivamente attribuita alla Toscana solo alla metà del XIX secolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref4_3410" name="_ftn4_3410"&gt;[4]&lt;/a&gt; Lunigiana Regione storico-geografica, situata nella Toscana nordoccidentale (in provincia di Massa Carrara). Corrisponde all'alta e media valle del fiume Magra (alcuni geografi vi includono anche la bassa valle e la foce del fiume, che sbocca nel mar Ligure, e attribuiscono alla Lunigiana anche una ridotta area della Liguria, in provincia di La Spezia). La regione deriva il nome da uno dei più importanti siti archeologici dell'Italia centrosettentrionale, Luni. Incuneata tra l'Appennino tosco-emiliano, a est, e l'Appennino ligure, a ovest, e quindi area di passaggio tra la regione appenninica e il mar Ligure, la Lunigiana fu abitata nell'antichità da etruschi e liguri, sottomessi dai romani, che fondarono nel 167 a.C. la colonia appunto di Luni. In epoca medievale fu per un certo periodo unita sotto la sovranità dei vescovi di Luni, costituendo una potente diocesi che coincideva con l'intera regione, attraversata dalla famosa via Francigena, la strada dei pellegrinaggi per Roma. A partire dal XIV secolo, fu ininterrotto oggetto di contese, frammentando spesso il suo territorio tra più dominatori (genovesi, pisani, milanesi, lucchesi, fiorentini ecc.). L'agricoltura (cereali, ortaggi e vite) e l'allevamento sono le principali risorse; i centri più importanti sono Pontremoli, con una vivace attività commerciale favorita dalla vicinanza al passo della Cisa, e, più a sud, Aulla e Fivizzano.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref5_3410" name="_ftn5_3410"&gt;[5]&lt;/a&gt; In epoca longobarda, circoscrizione di cui era a capo un castaldo. Dal lat. mediev. castaldatus, der. del longob. *gastald ‘amministratore di beni sovrani’&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-5347769624949803519?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/5347769624949803519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/insediamento-storico-nella-valle-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/5347769624949803519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/5347769624949803519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/insediamento-storico-nella-valle-del.html' title='Insediamento storico nella Valle del Secchia'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-3672419689546422968</id><published>2011-07-14T07:30:00.001-07:00</published><updated>2011-07-14T07:38:50.126-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strade medievali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strade dei pellegrini'/><title type='text'>Frassinoro: storia di un piccolo cuore della cristianità medievale</title><content type='html'>&lt;p&gt;Come accade per molte cose nate o mutate nel Medioevo e giunte fino ad oggi, le notizie a nostra disposizione sono ancora una volta poche, talmente poche da chiederci cosa accadde in quel piccolo cuore della cristianità medievale, chiamata Frassinoro, dove da dodici anni ormai, ogni anno alla fine di luglio, si tiene la festa matildica, in onore di una donna che probabilmente di Frassinoro conosceva solo il nome per sentito dire e per la quale aveva fatto costruire una chiesa ed un’abbazia che ancora oggi sono là dove uomini e donne sono stati battezzati, cresimati, sposati e benedetti da defunti e dove i loro cari sono andati a dare loro l’ultimo saluto, là dove le antiche e millenarie pietre invecchiano e vedono il mondo mutare, evolversi o forse stare fermo ad aspettare, a domandarsi e a cercare risposte, a pregare e chiedere una grazia. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Il nome di Frassinoro&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Secondo la tradizione il nome “Frassinoro” deriva da un'immagine della Vergine che viene di solito rappresentata appesa ad un frassino mentre irradia, con i suoi raggi d'oro, i valichi dell'Appennino. Il nome però potrebbe derivare dalla possibile esistenza di un frassino (&lt;i&gt;Fraxinus&lt;/i&gt; gen., Oleaceae) presso il quale nel VIII secolo sarebbe stata costruita una cappella con annessa una specie di foresteria per i viandanti ed i pellegrini. Frassinoro si troverebbe infatti anche in una posizione geografica da cui transitavano i pellegrini per raggiungere Roma e la Terra Santa, ma non solo, anche per raggiungere San Pellegrino in Alpe, oggi al confine tra Emilia Romagna e Toscana e dove si trovano le sante reliquie dei Santi Pellegrino e Bianco.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le fonti archeologiche hanno confermato che l’origine del piccolo borgo è databile all’Alto Medioevo, ma probabilmente il posto aveva un nome latino da cui potrebbe derivare il nome con cui il paese viene oggi chiamato. In latino il frassino era chiamato &lt;i&gt;fraxĭnus&lt;/i&gt; (sostantivo femminile), ma era anche noto semplicemente come &lt;i&gt;ornus&lt;/i&gt;. Se il paese avesse avuto origine dal nome scientifico del frassino, specie quello da manna (&lt;i&gt;Fraxinus ornus&lt;/i&gt;), in effetti il nome in latino assomiglia molto a quello moderno, ciò non sarebbe strano anche perché il Frassino è una specie che cresce nell’Appennino emiliano e si tratta non solo di una specie che viene utilizzata a scopi medicinali (la corteccia in quanto ricca di tannini e le foglie per la produzione di tisane e bevande alcoliche aromatizzate), ma anche di una specie impiegata fin dal passato per la produzione di legame, poi destinato alla costruzione di case, utensili e aratri da traino in quanto leggero ma straordinariamente resistente. In epoca medievale il legno era fondamentale per le costruzioni edili, per l’agricoltura e la medicina non esisteva e le piante rappresentavano una fonte non solo di legno, ma anche di alimento e prodotti terapeutici per l’uomo. Se il nome prende origine da quello della pianta o no, è comunque legato ad essa e alla prima cappella che qui fu costruita. Non solo, detta cappella si trovava anche sulla Via Bibulca &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn1_3240" name="_ftnref1_3240"&gt;[1]&lt;/a&gt; e Frassinoro diveniva così un’importante stazione di transizione delle vie dei pellegrini durante il M edioevo.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Questioni di famiglia o di fede?&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Se Frassinoro sorse inizialmente con solo una cappella per pregare ed un ospizio per sostare e riposare, è probabile che più che case attorno a questo luogo, fossero sorte inizialmente altre strutture destinate ad un uso spirituale e religioso. Secondo le fonti scritte risalenti al periodo medievale, nel 1071 Beatrice di Lorena e sua figlia Matilde fondarono l’abbazia di Frassinoro. È probabile però che l’iniziativa fosse stata di Beatrice, già di 54 anni ed i lavori diretti da suoi vassalli fedeli; Matilde allora non era nemmeno ventenne ed ereditò le terre di sua madre solo nel 1076 quando Beatrice morì. Il periodo durante il quale sorse l’abbazia di Frassinoro furono per altro periodi turbolenti per la famiglia dei Canossa e per la situazione politica italiana ed europea in genere. Grazie ai matrimoni di interesse i Canossa erano imparentati sia con la famiglia imperiale tedesca (Beatrice di Lorena era nipote di Corrado II e cugina di primo grado con Enrico IV, nipote per parte di padre di Corrado II) sia con i papi di Roma (dopo l’assassinio del primo marito, Bonifacio di Canossa, ultimo discendente di questa famiglia, Beatrice si sposò in seconde nozze con il fratello di Papa Stefano IX, che oltre tutto erano suoi cugini). Sia Beatrice sia Goffredo erano alle seconde nozze nella loro unione, con già dei figli dai precedenti matrimoni: Beatrice era madre di tre figli a cui solo Matilde sopravvisse e Goffredo era padre di tre figli, uno dei quali, Goffredo detto il Gobbo andò poi in sposo, anche egli in seconde nozze, a Matilde, sua sorellastra e cugina di quarto grado. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Anche se imparentati con papi ed imperatori i Canossa certo non erano stinchi di santo, tanto da fare queste belle combinazioni famigliari per mantenere o accrescere il potere e soprattutto tenere buoni i due grani nemici: papa ed imperatore che si disputavano il potere ed il diritto di nominare vescovi. L’arma migliore che i Canossa utilizzarono a tal fine furono proprio i matrimoni, oltre tutto, sembra che spesso i partiti scelti per i giovani rampolli appartenessero spesso alla fazione opposta. I Canossa &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn2_3240" name="_ftnref2_3240"&gt;[2]&lt;/a&gt; inoltre facevano di per sé parte di un giro noto agli storici come &lt;b&gt;&lt;i&gt;simonia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ossia la compravendita di cariche ecclesiastiche, per cui il legame con la Chiesa di allora era a doppio filo: i compratori erano sia personale della chiesa sia diretti vassalli di Bonifacio III e poi dopo il suo assassinio di sua figlia e di sua moglie. Il caos medievale che regnava ai tempi di Matilde non era un caos da poco e l’unica soluzione per porre fine a detto caos e mettere un minimo d’ordine era una guerra definitiva, anche se di guerre ce n’erano già abbastanza. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sangue tedesco mischiato a sangue papale da cui non sarebbe certo venuto fuori nulla di buono, sembra per altro che Beatrice e Goffredo non abbiano avuto figli e non sono certe le fonti sulla presunta figlia di Matilde ed il suo primo marito: Goffredo il Gobbo. Questa bambina, che Matilde chiamò come la madre, Beatrice, era figlia di un parto difficile che lasciò miracolosamente viva solo la madre (Matilde aveva 25 anni). La mancanza di fonti sicure ed imparziali su Matilde non permette di stabilire se il suo primo matrimonio con questo fratellastro abbia dato seguito ad una certa intesa tra i due sposi, tanto da fare un figlio praticamente l’anno successivo al matrimonio (si sposarono nel 1069, mentre il patrigno di Matilde e padre di Goffredo moriva). Di Goffredo non si hanno notizie circa il suo aspetto, si sa solo che era un giovane coraggioso e retto, ma non bello (gobbo e con il gozzo, probabilmente soffriva di problemi tiroidei insorti durante lo sviluppo) e politicamente di idee diverse da quelle di Matilde. Difficile quindi immaginare che abbiano fatto un figlio a seguito di una brutta sbronza per dimenticare entrambi quella situazione o di un’improvvisa, inspiegabile, quasi sovrannaturale attrazione sessuale che li ha travolti, abbandonati e separati per sempre. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sia l’età avanzata per quel tempo di Matilde per fare bambini sia la necessità di porre un erede al patrimonio di cui Matilde era insieme alla madre una specie di reggente in nome dei titolari maschi defunti, ma anche probabilmente la paura che senza un erede quei beni sarebbero passati all’imperatore che era anche un diretto parente (Matilde e sua madre appoggiavano il Papa, senza considerare che questa presa di posizione doveva anche avere alla base dei motivi personali, l’imperatore Enrico III aveva preso in ostaggio Beatrice e Matilde quando questa aveva solo dieci anni per dispetto nei confronti di un conclave in atto e di una famiglia sempre più potente come i Canossa); furono probabilmente i motivi che spinsero quella bella giovane dai capelli di fuoco (sembra che Matilde avesse i capelli rossi come sua madre) e di tanta fede a dover adempiere ai propri doveri coniugali, anche per non rendere nullo il matrimonio (bisognerebbe averla conosciuta davvero per capire fino a che punto si spingeva la sue fede, non stupirebbe infatti la possibilità che quel figlio fosse un’arma a doppio taglio anche per la Chiesa). Motivi personali misti a motivi politici ed economici quelli che portarono avanti, ma non a buon fine quella gravidanza da cui starebbe nata una bambina e non un erede maschio (nascita sconosciuta tra la fine del 1070 e l’inizio del 1071, data di morte il 29 gennaio 1071). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È probabile, secondo le fonti scritte a disposizione, che il primo anno di matrimonio Matilde e Goffredo abbiano coabitato presso parenti del ramo materno, quelli della Lotaringia, su persuasione della madre anche se Matilde fosse riluttante al solo pensiero. La nascita di una bambina e la morte della stessa in pochi giorni sembra che diedero inizio per Matilde ad un periodo difficile sia per la ripresa fisica sia per la sua stessa incolumità in quanto il casato di Lotaringia l’accusava di essere una strega e di aver partorito una bambina e non un maschio al suo signore. Nel 1072 Matilde si separò fisicamente dal marito e tornò in Italia, probabilmente fuggì e tornò dalla madre a Canossa. Il 1071, lo stesso anno che Matilde divenne madre e perse la bambina, la notizia della morte della nipote raggiunse probabilmente Beatrice a Frassinoro dove il 29 agosto fece iniziare la costruzione dell’abbazia per la salvezza dell’anima di sua nipote e forse anche per consolidare la posizione di Matilde data l’assenza di eredi sia nei confronti della Chiesa sia nei confronti della famiglia stessa e anche perché come già detto Frassinoro si trovava su una vita di pellegrini. Difficile quindi stabilire se i lavori furono iniziati per motivi di famiglia o per motivi di fede. Sempre nello stesso periodo pare che sia stata avviata la costruzione della Pieve di Sant’Andrea apostolo di Vitriola (Montefiorino, MO).&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Piuttosto che all’imperatore, tutto alla Chiesa&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Dopo il ritorno di Matilde in Italia, il marito rinettò una riconquista, anche forse per evitare che la moglie e la suocera perdessero troppo potere, escludendolo sebbene fosse lui il proprietario di tutto, come erede e come marito. Doni, armate, gioielli e ricchezze furono inviati fino a Matilde che li respinse e nel 1076 il marito cadde in un’imboscata, fu ferito a morte in modo molto singolare e dopo una settimana morì probabilmente per la setticemia che aveva seguito l’infezione. Pare che la notte del 20 febbraio 1076 si fosse recato presso una latrina spinto dai bisogni corporali e qui sarebbe stato colpito e trafitto con una spada nelle natiche. Colpo simbolico inferto da un amante geloso (non erano rari i casi di matrimoni di copertura per nobili omosessuali) o colpo di umiliazione inferto da un nemico poco paziente, il 29 febbraio 1076 uccise Goffredo lasciando Matilde vedova. Vedova allegra questa Matilde, poco più che trentenne, che non versò al clero neppure un obolo per l'anima del marito ucciso, né fece recitare una messa o gli dedicò un convento, com'era d'uso fare tra i nobili. Come se non bastasse lo stesso anno Matilde perse anche sua madre, che morì il 18 aprile 1076 ed in seguito Matilde stessa fu accusata di omicidio del marito e fu ritenuta responsabile della morte di Beatrice per il dolore causato dal suo gesto criminale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Criminale o meno, Matilde era ora l’incontrastata padrona di tutti i feudi del padre, della madre e del marito, ma non aveva figli e suo cugino Enrico IV era ormai da anni sul trono imperiale, in aperto contrasto con il papa Gregorio VII per la lotta delle investiture e vantava diritti come parente sui territori di Matilde. L’arroganza di Enrico IV gli costò la scomunica e solo l’anno successivo, nel 1077 stabilì a Canossa un compromesso con il Papa, testimone Matilde stessa. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il compromesso ebbe vita breve e nel 1079 Matilde scese in guerra e in aperta sfida ad Enrico IV diede tutti i suoi territori alla Chiesa. Fu probabilmente uno dei periodi più prosperi sia per la Chiesa sia per l’abbazia di Frassinoro giacché la donazione di terre andava ad incrementare il potere temporale della Chiesa stessa e dei monasteri. Matilde fu deposta ed il Papa esiliato, ma non era detta l’ultima parola, infatti nel 1084 presso Sorbara (Mo) Matilde sconfisse insieme ai bolognesi (di partito papale) l’armata imperiale. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel periodo che va dall’Umiliazione di Canossa alla vittoria di Sorbara, iniziarono sempre sotto il controllo di Matilde i lavori per una prima ricostruzione della chiesa da cui successivamente sarebbero iniziati i lavori per la costruzione del Duomo di Modena &lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftn3_3240" name="_ftnref3_3240"&gt;[3]&lt;/a&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Gloria dell’abbazia di Frassinoro&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;La gloria dell’Abbazia benedettina di Frassinoro non durò molto, nemmeno una decina di anni dopo, nel 1121, sei anni dalla morte di Matilde, già si creavano le prime lotte “fredde” per il controllo dei territori della Badia a cui miravano in molti, in particolare i modenesi e il di allora abate, Guglielmo, affidò il governo ai Montecuccoli, signori del Frignano e così la Badia entrò a far parte della Corte di Vitriola. Successivamente una coalizione degli stessi Montecuccoli mise a ferro e fuoco il territorio contro i Modenesi mentre altri a tradimento si misero dalla parte dei modenesi stessi con il risultato di un inutile spargimento di sangue e la vittoria della Badia a rimanere indipendente anche se sotto la protezione dei Montecuccoli i quali nel XIV secolo divennero signori di Montefiorino, Guglielmo Montecuccoli aveva infatti fatto ricostruire la rocca e la corte era stata spostata da Vitriola a Montefiorino. Nonostante continui attacchi da parte dei modenesi e dei nemici dei Montecuccoli la Badia di Frassinoro nel corso dei successivi due secoli rimase indipendente e solo nel XV secolo quando salirono al potere gli Estensi, anche la Badia divenne parte del Ducato di Modena e Reggio, mentre oggi fa parte del Comune di Modena e dell’antica Frassinoro medievale rimane solo la Chiesa, poiché sempre nel XV secolo una frana distrusse l'antica abbazia. Oggi restano solo pochi pezzi che vennero utilizzati nella ricostruzione dell'attuale chiesa, del campanile e dell'adiacente canonica.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Colonne e capitelli, scolpiti con vigorosa fantasia ornativa, sono inseriti nelle cappelle, usati come acquasantiere o piedistalli di statue, oppure sovrapposti per formare l'insolita fonte battesimale all'interno della chiesa. Altri si possono vedere sul sagrato o nelle bifore del campanile e della canonica. Alcuni pezzi erratici sono conservati nel museo-deposito annesso al campanile. Vari frammenti (due dei quali sono murati sotto e accanto alla bifora della canonica) presentano rilievi ad intreccio e di gusto lineare ed astratto. Secondo alcuni studiosi risalgono ad epoca altomedioevale e provengono dall'antica cappella che sorgeva nel luogo dove fu poi eretta l'abbazia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le sculture dei capitelli in stile classico con rilievi vegetali e la vivacità delle espressioni delle figure animali fanno pensare a rapporti diretti con l'arte toscana (come, ad esempio, il cantiere del Duomo di Pisa) o con la scultura lombarda. Degno di attenzione è un rilievo scolpito su una lastra triangolare, probabilmente dell'XI secolo, che raffigura un personaggio al centro di due griffoni.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Bucciardi. &lt;i&gt;Montefiorino e le terre della Badia di Frassinoro.&lt;/i&gt; s.d.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Wikipedia. &lt;i&gt;Beatrice di Bar.&lt;/i&gt; Vers. ITA. s.d. http://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_di_Bar.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;—. &lt;i&gt;Bonifacio III di Canossa.&lt;/i&gt; Vers. ITA. s.d. http://it.wikipedia.org/wiki/Bonifacio_di_Canossa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;—. &lt;i&gt;Duomo di Modena.&lt;/i&gt; Vers. ITA. s.d. http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Modena.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;—. &lt;i&gt;Frassino orno.&lt;/i&gt; Vers. ITA. s.d. http://it.wikipedia.org/wiki/Fraxinus_ornus.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;—. &lt;i&gt;Goffredo il Barbuto.&lt;/i&gt; Vers. ITA. s.d. http://it.wikipedia.org/wiki/Goffredo_il_Barbuto.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;—. &lt;i&gt;Goffredo il Gobbo.&lt;/i&gt; Vers. ITA. s.d. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Goffredo_il_Gobbo"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Goffredo_il_Gobbo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Note   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref1_3240"&gt;[1]&lt;/a&gt; La Via Bibulca era un'antica strada romana rimasta in uso sino al XVIII secolo. La Via Bibulca collegava Modena a Lucca come parte di un itinerario molto più lungo: più precisamente iniziava dalla confluenza tra i torrenti Dragone e Dolo in località &amp;quot;La Piana&amp;quot; e finiva al paese di San Pellegrino in Alpe, situato sul crinale dell'appennino tosco-emiliano. Era chiamata anche la Via Imperiale perché il pedaggio costava molto e poteva ospitare un carro trainato da due buoi, un lusso per l'epoca. Nel XVIII secolo cadde in disuso per via di un più fortunato percorso lungo il crinale appenninico. L'antica Via fu in uso nel corso di tutta la storia dell'Impero Romano. All'epoca della Repubblica Romana l'antica tribù de Frinati, facente parte della popolazione dei Liguri mosse guerra ai romani per vent'anni, opponendosi alla conquista. Quando i romani, sconfitte le tribù liguri nel 175 a.C. (Tito Livio), riuscirono a stabilirsi nella zona, costruirono una fitta rete di strade e sentieri. Il nome proviene dal latino &lt;i&gt;bi&lt;/i&gt;-: due e &lt;i&gt;bulca&lt;/i&gt;: buoi. Alcune fonti riportano tuttavia che almeno parte dei sentieri siano risalenti al periodo preromano. Gli etruschi infatti erano stanziati nella zona e praticavano il commercio con le popolazioni locali. Le invasioni barbariche fecero perdere importanza a questa Via, così come a tutto il sistema viario romano; tuttavia nell'VIII secolo, con Liutprando, venne aperto il Passo delle Radici per collegare la montagna modenese ai possedimenti longobardi della Garfagnana. In età carolingia era chiamata la via nova come risulta da un documento del IX secolo. Il periodo più importante per questa antica Via iniziò con la fondazione dell'abbazia di Frassinoro (1071) da parte di Beatrice di Lotaringia, cosa che fece perdere importanza la Pieve di Rubbiano alla quale fino ad allora era spettata la riscossione dei pedaggi e la manutenzione della strada.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il percorso fu spesso al centro di contese fra il Comune di Modena e l'abbazia di Frassinoro, al quale fu affidato nel 1164 da Federico I, per via di numerose scorribande che ebbero luogo nella Garfagnana. Lungo il percorso per San Pellegrino in Alpe furono poi costruiti due ospizi per i viaggiatori, quello di San Geminiano (di cui non rimane traccia) e quello di San Pellegrino. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref2_3240"&gt;[2]&lt;/a&gt; Oltretutto i Canossiani erano completamente inseriti nel sistema che procurava cariche ecclesiastiche in cambio di denaro (esistevano vere e proprie tariffe che richiedevano investimenti di alte cifre) ed essere a capo di una diocesi, di una canonica, di un monastero o di una pieve era fonte di notevoli guadagni e ricchezze. I Canossa erano anche esperti gestori di proprietà altrui: molti signori o ecclesiastici lontani demandavano la gestione di castelli e cittadine che spesso non tornavano in possesso dei proprietari ma restavano a far parte del patrimonio dei Canossa. Alcuni contratti stipulati da Bonifacio prevedevano la &amp;quot;precaria&amp;quot;, cioè un'occupazione di tre generazioni in cambio di altri beni; ma bastava che l'occupante non ricambiasse la parola data che si teneva il feudo. Vi erano infine le vere e proprie espropriazioni violente dei beni desiderati: più volte Bonifacio non si fece scrupolo di prendere con le armi le proprietà delle chiese locali. Nel volgere di qualche generazione i Canossa, castello dopo castello, possedevano nei loro beni privati di famiglia tutto il nord Italia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///D:/Articoli per sito - file/#_ftnref3_3240"&gt;[3]&lt;/a&gt; Il vescovo Eriberto, che però fu scomunicato nel 1081 da Gregorio VII per le sue simpatie per l'antipapa Clemente III e per l'imperatore. La sede vescovile restò allora vacante per diversi anni a causa dell'impossibilita per il papa di trovare un candidato gradito al popolo e al partito imperiale. Il popolo, che avvertiva la necessità di mettere mano a una nuova chiesa, approfittando anche dell'assenza del vescovo, decise di costruire una nuova grande cattedrale, cosicché quando il nuovo vescovo Dodone, nominato pur con qualche difficoltà nel 1100 da papa Urbano II, riuscì a farsi accettare da tutti e giunse a Modena, trovò il cantiere del nuovo Duomo già aperto. La decisione presa dal popolo, in piena indipendenza rispetto ai poteri imperiali ed ecclesiastici, è indicativa dell'aspirazione all'autogoverno e alla libertà dei modenesi. Il Duomo rappresenta dunque il simbolo della rivendicazione di autonomia e libertà di una comunità devota ma insofferente allo strapotere sia imperiale che ecclesiastico, che sfociò qualche tempo dopo nella costituzione del libero Comune (1135).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una lapide murata all'esterno dell'abside maggiore riporta come data di fondazione della nuova cattedrale modenese il 23 maggio 1099, e indica anche il nome dell'architetto, Lanfranco, mae&lt;i&gt;stro ingenio clarus [...] doctus et aptus [...] operis princeps huius rectorque magister &lt;/i&gt;(&amp;quot;famoso per ingegno, sapiente e esperto, direttore e maestro di questa costruzione&amp;quot;). La nuova cattedrale, secondo il documento di poco successivo al 1106 della &lt;i&gt;Relatio de&lt;/i&gt; &lt;i&gt;innovatione ecclesie Sancti Geminiani&lt;/i&gt; (del canonico Aimone di Modena, conservato nell'Archivio Capitolare), fu fortemente voluta dalla popolazione (quindi non solo dagli ecclesiastici) al posto della precedente chiesa, terminata appena trent'anni prima e situata in posizione sfasata, più o meno con le absidi dove oggi si trovano la facciata e la prima parte della navata. Si riporta anche come diede l'assenso all'opera e il proprio appoggio anche la contessa Matilde di Canossa.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-3672419689546422968?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/3672419689546422968/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/frassinoro-storia-di-un-piccolo-cuore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/3672419689546422968'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/3672419689546422968'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/07/frassinoro-storia-di-un-piccolo-cuore.html' title='Frassinoro: storia di un piccolo cuore della cristianità medievale'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-1284357102976596865</id><published>2011-05-31T06:04:00.000-07:00</published><updated>2011-05-31T06:08:15.321-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avvisi agli utenti'/><title type='text'>Palio di Alberico 2011</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="Palio di Alberico" border="0" alt="Palio di Alberico" src="http://lh3.ggpht.com/-4Byd6HWhY5g/TeToPvYEUwI/AAAAAAAAJUs/xReVNSVCves/Palio-di-Alberico7.jpg?imgmax=800" width="500" height="552" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Come avevo preannunciato pochi giorni fa, sono stata ospite insieme a Marco, ad Alessio e alla Dott.ssa Raffaella Zama a Barbiano per fare da giuria, per la sfilata in costume storico. I costumi erano veramente tutti bellissimi, fatti con dedizione e passione, tanto che davvero sembrava che si fosse creato un varco temporale nel XIV secolo. Alla fine della giornata, all’unanimità la Giuria ha annunciato il suo verdetto prima della gara del tiro alla fune tra i rioni. La sfilata del Palio di Barbiano, ed. 2011 è stata vinta dal Rione Quercia con grandissima gioia di tutti, tenuti in suspense dal rullo di tamburi. Inoltre la Giuria ha pensato di annunciare i rioni vincenti per miglior costume di dama e per migliore cavaliere. Il Rione vincente per la miglior dama, in assoluto tra i Rioni è stato il Rione Quercia, la cui dama aveva un abito in damascato oro e blu scuro e un grazioso copricapo con velo. Il miglior cavaliere invece è stato quello del Rione Alberico. Prossimamente saranno pubblicate le fotografie del Palio, che è stato veramente bellissimo. Bellissimo anche il costume di Alberico e la coreografia della sera con i tiratori con le fiaccole.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si ringraziano ancora i membri della Giuria che hanno partecipato insieme a me, Marco e la Dott.ssa Raffaella Zama, Alessio per aver fatto le fotografie del Palio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si ringraziano infine gli organizzatori e Orizzonte3000, le mamme, le sarte e le nonne che hanno lavorato ai costumi con dedizione e pazienza si ringrazia anche per la gentilissima disponibilità ed ospitalità dimostrata verso la giuria. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-1284357102976596865?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/1284357102976596865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/05/palio-di-alberico-2011_31.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/1284357102976596865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/1284357102976596865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2011/05/palio-di-alberico-2011_31.html' title='Palio di Alberico 2011'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/-4Byd6HWhY5g/TeToPvYEUwI/AAAAAAAAJUs/xReVNSVCves/s72-c/Palio-di-Alberico7.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-8646026761104341349</id><published>2009-10-30T08:21:00.001-07:00</published><updated>2009-10-30T08:21:41.143-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tra storia e mitologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inghilterra medievale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Britannia'/><title type='text'>Britannia, la terra della Dea Madre e delle origini del Medioevo</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Britannia è il nome latino dato dai Romani all'attuale Gran Bretagna, probabilmente riprendendo una forma celtica autoctona. talvolta viene anche impiegato il termine Antica Britannia o Britannia preistorica per indicare quella fase della storia inglese che va dalla Preistoria all'invasione romana della Britannia (43 d.C.).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;quot;Britannia&amp;quot; viene dall'espressione greca &amp;quot;&lt;b&gt;Πρεταννικαὶ Νῆσοι&lt;/b&gt;&amp;quot; utilizzata da &lt;b&gt;Pitea di Marsiglia&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;Pitea dei Galli&lt;/b&gt;, che aveva circumnavigato la Gran Bretagna tra il 330 e il 320 a.C. Da &amp;quot;Pretannia&amp;quot;, lo storico greco Diodoro Siculo diede agli abitanti di questa terra il nome di &amp;quot;Pretani&amp;quot;. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il termine utilizzato introdotto da Pitea nel mondo classico coincide con &lt;b&gt;Ynys Prydein&lt;/b&gt;, il nome che gli antichi Celti davano all'isola. &amp;quot;&lt;b&gt;Ynys&lt;/b&gt;&amp;quot;, isola (reso in latino con &amp;quot;insula&amp;quot; e in greco con &amp;quot;nêsos&amp;quot;), sarebbe un'aggiunta contingente; il nome vero e proprio, &amp;quot;&lt;b&gt;Prydein&lt;/b&gt;&amp;quot;, è riconducibile alla radice indoeuropea *kwer-, incidere, il che fa pensare a tatuaggi rituali e forse all'abitudine degli antichi Pitti e Scoti di dipingersi il corpo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I popoli di queste isole di Prettanike sono stati chiamati i &lt;b&gt;Πρεττανοι&lt;/b&gt;, Priteni o Pretani. Questi nomi derivati da un nome celtico che è suscettibile di aver raggiunto Pitea dai Galli, che possono avere usato come termine per gli abitanti della isole. Priteni è la fonte del termine lingua gallese Prydain, Britannia, che ha la stessa fonte il Cruithne Goidelic termine usato per riferirsi ai primi Brythonic lingua abitanti d'Irlanda e il nord della Scozia. Questi ultimi sono stati in seguito chiamato Pitti o Caledoni dai Romani. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Comunemente si ritiene che dalla forma &amp;quot;Prydein&amp;quot; i Romani, sbarcati per la prima volta nell'isola con Gaio Giulio Cesare nel 55 a.C., abbiano tratto il termine &amp;quot;Britannia&amp;quot; con cui essi designavano l'isola più settentrionale del loro impero. C'erano almeno altre due regioni di nome Britannia sul Continente: una nell'attuale Belgio ed una nell'attuale Galizia. Anche per questo motivo, ma anche per ragioni storico-fonetiche, alcuni farebbero derivare Britannia da altre radici: *bher-, portare o pensare, oppure *bhrei-, tagliare o giudicare. La Britannia sarebbe quindi, secondo questi, &amp;quot;la (sede) dei (valorosi) di pensiero&amp;quot; o &amp;quot;la (sede) dei (valorosi) di giudizio&amp;quot;. L'idea di fondo a quest'ipotesi è che &amp;quot;Britanni&amp;quot; e &amp;quot;Galli&amp;quot; sarebbero due nomi complementari, di fatto due diminutivi dello stesso composto, precisamente &amp;quot;Brittogalli&amp;quot;, e che il significato completo di questo sarebbe valorosi di pensiero o valorosi di giudizio. Tale composto è realmente attestato come nome di una popolazione alle foci del Danubio, lungo l'attuale confine tra Romania e Moldavia.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Secondo altre fonti, invece “Britannia” è il nome che deriva dal latino, dal francese antico, e del Medio Inglese &lt;b&gt;&lt;i&gt;Bretayne&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Breteyne&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. La forma francese fu sostituita dai termini &lt;b&gt;&lt;i&gt;Breoton&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Breoten&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Bryten&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Breten&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (anche Breoton-Lond, Breten-Lond). &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In seguito alla conquista romana del 43 dC, Britannia divenne ufficialmente il nome designato per indicare la provincia romana. Nell’epoca preromana, la Britannia era conosciuta con il nome di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Albion&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nei testi scritti però la possibile vera etimologia del nome Britannia, compare solo nel IX sec, durante il regno di Alfredo il Grande, nel testo &lt;b&gt;Historia Brittonum. &lt;/b&gt;Questa etimologia prevarrebbe sulle altre perché viene fatto un riferimento al personaggio di &lt;b&gt;Bruto di Troia&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn1_5350" name="_ftnref1_5350"&gt;[1]&lt;/a&gt;. Britannia e Bruto hanno una derivazione abbastanza simile nel suono in varie lingue, se l’origine del nome fosse greca, ciò spiegherebbe perché il primo in assoluto che ne parlò, ovvero Pitea dei Galli, avrebbe attribuito questo nome all’isola, rifacendosi alle vicende del personaggio.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Bruto di Troia&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Bruto di Troia o Bruto I dei britanni (in gallese: Bryttys), discendente dell'eroe troiano Enea, è conosciuto nelle leggende medievali come il fondatore e primo sovrano della Britannia, su cui avrebbe regnato per ventitré anni attorno al 1100 a.C.. Questa leggenda compare per la prima volta nell’Historia Brittonum, compilazione di IX secolo attribuita a Nennio, anche se è meglio conosciuta dal racconto che ne fece nel XII secolo Geoffredo di Monmouth nella sua semi-leggendaria Historia Regum Britanniae. Tuttavia, niente autorizza a ritenere che questo racconto sia storicamente credibile.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L’Historia Brittonum afferma che &amp;quot;L'isola di Britannia prende il suo nome da Bruto, un console romano&amp;quot;, che conquistò sia la Spagna sia la Britannia. Seguendo fonti come Livio e Virgilio, L'Historia Brittonum narra come Enea si sia stabilito in Italia dopo la guerra di Troia e di come suo figlio Ascanio abbia fondato Alba Longa. Ascanio si sposò e la moglie rimase incinta. Un mago predisse che sarebbe nato un maschio, che sarebbe stato il più coraggioso e il più amato in Italia. Infuriato, Ascanio condannò a morte l'indovino. Sua moglie morì di parto, mentre in seguito loro figlio, appunto Bruto, uccise per sbaglio il padre con una freccia e fu bandito dall'Italia. Dopo aver vagato per le isole del Tirreno e la Gallia, dove fondò Tours, Bruto giunse e si stabilì in Britannia. Avrebbe regnato quando il sommo sacerdote Eli era giudice nel regno d'Israele e l'arca dell'Alleanza fu presa dai filistei.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Una diversa versione dell’Historia Brittonum afferma che Bruto era figlio del figlio di Ascanio, cioè Silvio, e fa risalire la sua genealogia fino a Cam, figlio di Noè. Un altro capitolo traccia però una diversa genealogia di Bruto, che diventa qui il pronipote del re romano Numa Pompilio, figlio di Ascanio, facendo risalire la sua discendenza fino a Jafet, figlio di Noè. Queste tradizioni cristianizzate contrastano con quella troiana classica che connetteva la famiglia reale di Priamo con gli dèi greci.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Un altro Bruto, figlio di Isicione, figlio di Alano il primo europeo, viene fatto risalire a Giapeto dall’Historia Brittonum. I fratelli di questo Bruto erano Franco, Alamano e Romano, antenati di alcune importanti popoli europei.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;b&gt;Goffredo di Monmouth&lt;/b&gt; riporta più o meno la stessa storia, ma con molti più dettagli. L'indovino che predisse grandi cose per Bruto, predisse però anche che egli avrebbe ucciso entrambi i genitori. Così accadde ed egli fu bandito dall'Italia. Si recò in Grecia, dove scoprì un gruppo di troiani che si trovavano là come schiavi. Divenne il loro capo e dopo una serie di battaglie, il re greco &lt;b&gt;Pandraso&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn2_5350" name="_ftnref2_5350"&gt;[2]&lt;/a&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;li lasciò andare via. Bruto sposò la figlia di questo sovrano, &lt;b&gt;Ignoge&lt;/b&gt;, e con navi e provviste prese la via del mare. Dopo aver avuto una visione che gli promise un regno, abitato solo da alcuni giganti, che avrebbe potuto conquistare, Bruto guidò il suo popolo verso ovest.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dopo alcune peripezie in Africa e un incontro con le sirene, Bruto trovò un altro gruppo di troiani guidati dal guerriero Corineo&lt;a href="#_ftn3_5350" name="_ftnref3_5350"&gt;[3]&lt;/a&gt;. Fu quest'ultimo a far scoppiare in Gallia una guerra con Goffario Pitto, re di Aquitania, perché aveva cacciato nella foresta reale senza permesso. Il nipote di Bruto, Turono, morì in battaglia e sul luogo della sua sepoltura fu fondata la città di Tours. Sebbene avessero vinto molte battaglie, i troiani erano consapevoli che i galli erano superiori in numero e allora si recarono nell'isola chiamata Albione e che Bruto, dal suo stesso nome, chiamò Britannia, di cui divenne il primo sovrano. Corineo divenne invece re della Cornovaglia, che fu chiamata così in suo onore dopo la sua morte. Attaccati dai giganti, i troiani li uccisero. Sulle rive del fiume Tamigi Bruto fondò la città di Troia Nova, nome che sarebbe poi divenuto Trinovantum: si tratta di Londra anche se i romani la chiamarono con il nome che più ricorda &lt;b&gt;Londinum&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Prima della sua morte, Bruto promulgò un codice di leggi per il suo popolo. Dalla moglie Ignoge ebbe tre figli: Locrino, Kamber e Albanatto, che, alla morte del padre, si spartirono l'isola: rispettivamente l'Inghilterra, il Galles e la Scozia.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/7e/White_cliffs_of_dover_09_2004.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="Dover, Inghilterra" border="0" alt="Dover, Inghilterra" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SusEBm5V8KI/AAAAAAAAEpA/bNZTUVJZbo8/image%5B7%5D.png?imgmax=800" width="800" height="320" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Figura 1 – Dover, Inghilterra&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Albion o Albione&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Albione (Ἀλβιών in greco antico) è l'antico nome della Britannia più antica, prima che vi giungesse Bruto di Toria. Oggi viene usato poeticamente per riferirsi a tutta l'isola o solo all'Inghilterra. Occasionalmente con il termine Albione ci si riferisce alla Scozia, il cui nome in gaelico è però Alba.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il termine gallo-latino Albiōn (medio irlandese Albbu, protoceltico *Alb-i̯en-), insieme ad altri toponimi europei e mediterranei, ha due possibili etimologie, entrambe plausibili: *albho-, protoindoeuropeo per &amp;quot;bianco&amp;quot;, oppure *alb-, protoindoeuropeo per &amp;quot;collina&amp;quot;. La parola &lt;i&gt;alba&lt;/i&gt; dal latino è la forma singolare femminile di &lt;i&gt;albus&lt;/i&gt;, che significa &amp;quot;bianca&amp;quot; e farebbe riferimento alle scogliere bianche dell’isola. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il nome Albion sarebbe stato introdotto da Rufio Festo Avieno, sarebbe stato poi ripreso da Pitea il quale lo avrebbe cambiato nella parola da cui i romani avrebbero tradotto il termine Britannia. Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia, però, usa il termine &amp;quot;Alba&amp;quot; per riferirsi proprio a tutta l'isola britannica.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Così diventa ambigua la vera origine del termine Britannia e quella del termine Albion, probabilmente la Britannia deve il nome a Bruto e quindi sarebbe stato adottato prima come termine se si segue la storia mitologica dell’isola e delle sue vicende. Se invece si seguono le fonti storiche l’isola potrebbe essere stata conosciuta prima come Albion e poi come Britannia. Non sarebbe impossibile però che in epoca medievale e in epoche precedenti, l’isola fosse nota on entrambi i nomi. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Britannia primitiva&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La Britannia fu abitata dagli esseri umani per decine di migliaia di anni e dall'homo sapiens per diecimila anni. Tuttavia, nessuna popolazione pre-romana aveva una lingua scritta e per questa ragione tutto quello che si conosce della loro cultura e del loro stile di vita deriva dai ritrovamenti archeologici. La prima menzione scritta sulla Britannia e sui suoi abitanti risale al navigatore greco Pitea di Marsiglia (colonia greca), che esplorò la costa britannica attorno al 325 a.C. Comunque, a partire dal Neolitico gli antichi britanni furono coinvolti in scambi commerciali ed ebbero rapporti culturali intensi con il resto d'Europa, esportando soprattutto stagno, di cui l'isola era ricca. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Situata ai confini dell'Europa, la Britannia rimase indietro nel campo del progresso tecnologico e culturale durante tutta la preistoria. La storia della Britannia antica è caratterizzata da ondate successive di colonizzatori provenienti dal continente, che portarono con loro nuove culture e tecnologie. Le teorie archeologiche più recenti hanno messo in discussione questa teoria migratoria propendendo, invece, per l'esistenza di un rapporto più complesso fra la Britannia e il continente: l'archeologia suggerisce oggi che molti dei cambiamenti verificatisi nella società britannica sarebbero derivati dell'adozione, da parte dei nativi, di costumi stranieri.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Il Paleolitico&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il Paleolitico in Britannia andò, approssimativamente, dal 750.000 al 10000 a.C. circa. In questo lunghissimo periodo ci furono sia molti cambiamenti ambientali (comprese molte glaciazioni e interglaciazioni) sia lo stanziamento umano nell'area. Gli abitanti, in questo periodo, erano bande di cacciatori-raccoglitori nomadi, che inseguivano le mandrie di animali per tutta l'Europa settentrionale. Esistono prove della presenza umana in Britannia già 400.000 anni fa. A quell'epoca, l'isola era collegata all'Europa continentale da un ponte di terra. Asce di pietra, ritrovate nel Somerset negli anni settanta, suggeriscono l'esistenza di insediamenti paleolitici dell'Homo erectus, un progenitore dell'uomo moderno. A partire dal 230000 a.C. l'Uomo di Neandertal (Homo Sapiens Neanderthalensis)abitò quella che oggi è la Britannia e spodestò l'Homo erectus. Prove della produzione di attrezzi in selce da parte dei neandertaliani sono state ritrovate nell'area del Kent, nell'Inghilterra meridionale. L'uomo moderno (Homo sapiens sapiens) apparve per la prima volta in Britannia attorno al 30000 a.C. I primi abitanti umani della Britannia erano costituiti in tribù di cacciatori-raccoglitori. Durante gran parte di questo periodo la maggior parte della Britannia restò disabitata a causa della glaciazione.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ossa e attrezzi di silice trovati sulle coste vicino ad Happisburgh, a Norfolk, e a Pakefield, a Suffolk dimostrano come l'Homo erectus fosse presente in Britannia già attorno a 700.000 anni fa. A quel tempo, la parte meridionale e quella orientale erano collegate all'Europa continentale da un largo ponticello di terra, permettendo agli uomini di muoversi liberamente. L'attuale canale della Manica era un grande fiume che si dirigeva ad ovest e che era alimentato da dei tributari, poi divenuti gli attuali Tamigi e Senna. Questa ricostruzione ha fornito indizi sul primo itinerario utilizzato dagli abitanti dell'Eurasia per giungere in Britannia e che sarebbe stato un perduto corso d'acqua chiamato Bytham.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Siti come Boxgrove nel Sussex attestano il successivo arrivo dell'Homo heidelbergensis, attorno a 500.000 anni fa. Questa specie umana produceva attrezzi di silice dell'Acheuleano e cacciava i grandi mammiferi dell'epoca. Erano soliti sospingere gli elefanti, i rinoceronti e gli ippopotami in cima alle scogliere o nelle paludi per ucciderli più facilmente. È probabile che i rigori della successiva glaciazione]fecero complessivamente migrare gli uomini dalla Britannia e la regione non sembra essere stata più occupata fino quando il ghiaccio non si sciolse nel periodo interglaciale conosciuto come Hoxniano. Questo periodo più caldo è collocabile tra i 420.000 e i 360.000 anni fa e vide svilupparsi la lavorazione degli attrezzi di silice del Clactoniano in luoghi come il Barnfield Pit (nel Kent). Non si sa ancora se esistesse un rapporto, e se sì di che tipo, tra le industrie dell'Acheuleano e del Clactoniano.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SusEGWA3L7I/AAAAAAAAEpE/QHqVSgYqCEI/image%5B13%5D.png?imgmax=800" width="500" height="377" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/c/c0/Thesanctuary.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Figura 2 – il Santuario, sulla Overton Hill, 5 miglia a ovest di Marlborough, nella contea del Wiltshire.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel corso del nuovo periodo di un freddo intenso, durato fino a 240.000 anni fa circa, ci fu l'introduzione degli attrezzi di silice della cosiddetta tecnologia di Levalloiso, forse da parte di uomini giunti dall'Africa. Ma ritrovamenti fatti a Swanscombe e a Botany Pit supportano l'ipotesi che la tecnologia di Levalloiso provenisse dall'Europa e non dall'Africa. Questa tecnologia più avanzata rese più efficace la caccia e quindi la Britannia un posto più facile dove restare durante l'Era glaciale. Tuttavia, ci sono poche prove dell'occupazione umana durante il successivo periodo interglaciale detto Ipswichiano (circa 120.000 anni fa). Lo scioglimento dei ghiacci tagliò fuori per la prima volta durante questo periodo la Britannia dal continente. E ciò potrebbe spiegare la scarsa presenza di attività umana. In generale, sembra esserci stato un graduale decremento demografico fra l'interglaciazione Hoxnian e l' Ipswichian e l'assenza di tracce archeologiche di esseri umani suggerisce che sarebbe stato il risultato di un graduale spopolamento.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SusELtayn0I/AAAAAAAAEpI/W-s_XszS_L4/image%5B19%5D.png?imgmax=800" width="600" height="402" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/4e/Roundloafcairn.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Figura 3 - Un memoriale sul Round Loaf.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Attorno al 6500 a.C., la fine dell'Era glaciale produsse un innalzamento del livello marino, che tagliò la Britannia dal resto dell'Europa continentale e la rese un'isola.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Attorno al 4500 a.C. cominciarono ad emergere i primi insediamenti agricoli, quando degli immigranti dall'Europa arrivarono portandosi con se la conoscenza dell'agricoltura. Nel 3500 a.C. gli insediamenti agricoli esistevano in gran parte della Britannia. Sono stati trovati vasi d'argilla che risalgono al 4100 a.C.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Attorno al 2500 a.C. una nuova cultura arrivò in Britannia, portata da un gruppo conosciuto come genti della cultura del vaso campaniforme. Ritenute originarie della penisola iberica (l'attuale Spagna e Portogallo), queste genti portarono in Britannia l'abilità di fabbricare armi e attrezzi di metallo. Inizialmente utilizzando il rame, ma a partire dal 2150 a.C., i fabbri scoprirono come produrre il bronzo (che è molto più duro del rame), mescolando rame e stagno. Grazie a loro l'età del Bronzo arrivò in Britannia. Nel corso dei mille anni successivi, il bronzo rimpiazzò gradualmente la pietra, come materiale principale per la fabbricazione di attrezzi e armi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SusERjzB3xI/AAAAAAAAEpM/aO26pDnRh7k/image%5B25%5D.png?imgmax=800" width="600" height="452" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Figura 4 - Il complesso di Stonehenge, forse eretto attorno al 2500-2000 a.C.&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La Britannia aveva grandi riserve di stagno nelle aree della Cornovaglia e del Devon, nell'attuale Inghilterra meridionale, e quindi iniziò l'estrazione dello stagno. Attorno al 1600 a.C., il sud-ovest della Britannia sperimentò un boom commerciale, e lo stagno britannico veniva esportato in tutta Europa.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La popolazione della cultura di Beaker era anche abile nella produzione di ornamenti in oro, e molti esempi di questa produzione sono stati rinvenuti nelle tombe dei benestanti.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le genti di Beaker seppellivano i propri morti in tumuli di pietra, spesso con una coppa a fianco del corpo (Beaker in inglese significa &amp;quot;coppa&amp;quot;). Essi furono anche in gran parte responsabili della costruzione di molti famosi siti preistorici, come Stonehenge (anche se un precedente circolo di legno esisteva in quel luogo) e diversi altri circoli di pietra.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A partire dal 1500 a.C. circa, il potere delle genti di Beaker iniziò a declinare.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Esiste del dibattito tra gli archeologi circa il fatto se le genti di Beaker furono una razza che migrò in massa in Britannia dal continente. O se la cultura di Beaker, che era comune in tutta Europa, venne diffusa in Britannia attraverso i commerci e i collegamenti culturali. Il pensiero moderno propende per la seconda ipotesi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Attorno al 750 a.C. le tecniche di lavorazione del ferro raggiunsero la Britannia dall'Europa meridionale portandovi l'età del Ferro. Il ferro era più forte e più abbondante del bronzo, e rivoluzionò molti aspetti della vita. Il più importante fu l'agricoltura. L'aratro con la punta in ferro poteva lavorare la terra più velocemente dei precedenti in legno o in bronzo, e l'ascia di ferro poteva ripulire le foreste più efficientemente.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;I celti&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Attorno al 900 a.C. una nuova ondata di colonizzatori arrivò in Britannia. Questi sono conosciuti come Celti, e per il 500 a.C. avevano colonizzato la maggior parte della Britannia. I Celti erano artigiani estremamente abili e produssero gioielli dai motivi intricati e armi in bronzo e ferro.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I Celti vivevano in gruppi tribali altamente organizzati, tipicamente governati da un capotribù. I loro gruppi erano organizzati in una &amp;quot;classe alta&amp;quot; di guerrieri (che tipicamente si faceva crescere dei lunghi baffi) e una &amp;quot;classe bassa&amp;quot; di schiavi e lavoratori. Di norma i Celti vivevano in semplici capanne.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I guerrieri Celti erano famosi per essere feroci e impavidi, donne guerriere e condottiere non erano sconosciute. La più famosa tra queste fu Boudicca.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I Celti praticavano il paganesimo, sotto la guida dei druidi (sacerdoti). La classe dei druidi era potente quasi quanto quella dei guerrieri nelle tribù celtiche. La cultura celtica non aveva lingua scritta, quindi leggi e rituali venivano tramandati oralmente.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Quando i Celti aumentarono di numero scoppiarono lotte tra tribù rivali. Questo portò alla costruzione di fortificazioni. Anche se le prime erano state costruite già nel 1500 a.C., le fortificazioni raggiunsero il loro culmine in periodo celtico.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Queste fortificazioni consistevano di un'area di terreno elevato, circondata da una profonda trincea, con la terra ammassata in banchi. L'area era circondata anche da una palizzata. Questa configurazione veniva difesa facilmente dagli assalti, queste fortificazioni vennero inizialmente pensate come luoghi di rifugio temporaneo. Comunque, con il passare del tempo le fortificazioni divennero sempre più ampie e ospitarono insediamenti permanenti e centri di commercio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Molte di queste fortificazioni vennero costruite nell'Inghilterra occidentale e sud-occidentale, anche se se ne sono trovati esempi fin nella Scozia settentrionale.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gli ultimi secoli prima dell'invasione Romana videro l'influsso di rifugiati dalla Gallia (l'attuale Francia e Belgio), conosciuti come Belgi, che vennero soppiantati con l'espandersi dell'Impero Romano.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A partire dal 175 a.C. circa, si insediarono nelle aree di Kent, Hertfordshire ed Essex, e portarono con loro un'abilità nella produzione di vasellame, molto più avanzata di quella impiegata in precedenza. I Belgi erano stati parzialmente romanizzati e furono responsabili della creazione dei primi insediamenti sufficientemente grandi da poter essere chiamati città.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Anche se non c'era niente che potesse somigliare all'unità politica tra le diverse tribù che abitavano la Britannia, le prove suggeriscono che la vita divenne più stabile e meno guerresca.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gli ultimi secoli prima dell'invasione romana, videro una crescente sofisticazione della vita britannica. Barrette di ferro iniziarono ad essere utilizzate come moneta a partire dal 100 a.C., il commercio interno e con l'Europa continentale fiorì, soprattutto grazie alle vaste riserve minerarie della Britannia.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Con l'espansione verso nord dell'Impero romano, fu probabilmente a causa del fatto che molti rifugiati dalle zone occupate da Roma vi si trasferirono, o a causa delle sue riserve minerarie, che Roma iniziò a interessarsi alla Britannia.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;I Britanni&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I Britanni erano una popolazione celtica stanziata nell'antichità nelle Isole britanniche (Gran Bretagna e Irlanda). Giunti nella regione a partire dall'VIII secolo a.C., i Celti della Britannia rimasero frazionati in numerose tribù, facilitando così la conquista del loro territorio prima dei Romani (I secolo d.C.), quindi degli Anglosassoni (V secolo). I Britanni furono sottomessi policamente e culturalmente ai nuovi dominatori, ma la loro civiltà celtica non fu mai del tutto sradicata, contribuendo a formare (insieme agli apporti latino-cristiani e germanici) la moderne popolazioni di Gran Bretagna e Irlanda, tanto che di origine britannica sono le sole lingue celtiche sopravvissute fino a oggi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La principale fonte sui Britanni è Cesare, che nel suo De bello Gallico ha riferito delle due spedizioni da lui condotte in Gran Bretagna a metà del I secolo a.C.. Altre notizie le dobbiamo al navigatore cartaginese Imilcone, che nel V secolo a.C. aveva intrapreso un viaggio in queste terre, e al geografo greco Pitea (IV secolo a.C.).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A partire dall'VIII-VI secolo a.C., gruppi di Celti invasero a più riprese le Isole britanniche, sovrapponendosi ai precedenti abitanti. Tali gruppi provenivano, attraverso La Manica, dalle coste continentali dell'Europa, che i Celti avevano appena raggiunto dopo aver avviato la loro espansione dalla culla del loro popolo (l'area della Cultura di La Tène) e disceso il corso Reno. A partire dall'odierna Inghilterra meridionale, si espansero rapidamente in tutta la Gran Bretagna e l'Irlanda, anche se nell'attuale Scozia il popolo pre-indoeuropeo dei Pitti conservò la propria individualità.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Come tutti i Celti, i Britanni non raggiunsero mai un'unità politica; in alcuni, rari momenti stipularono provvisorie leghe militari, per far fronte a un comune nemico. Gaio Giulio Cesare, che nel 55 a.C. giunse con la sua flotta in Gran Bretagna, distinse gli abitanti in autoctoni e costieri, che nel II secolo a.C. erano emigrati in Gallia belgica e avevano fondato potenti Stati. Tra le popolazioni più importanti ricorda i Cantiaci, che abitavano l'odierno Kent (che da essi prende il nome), i Dumnoni, nell'attuale Cornovaglia, e, più a nord, gli Iceni.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Cesare attesta gli stretti legami, non solo culturali ma anche economici e politici, tra i Britanni e i Galli: i domini di Diviziaco, per esempio, si estendevano su entrambe le sponde della Manica e sull'isola scampavano esuli dalla Gallia, che a sua volta otteneva, in caso di necessità, aiuto militare dalla Britannia. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nell'ambito delle guerre per la conquista della Gallia, Gaio Giulio Cesare condusse due rapide incursioni in Britannia, nel 55 e nel 54 a.C.. Cesare stesso ne rende conto nel suo De bello Gallico [5] La prima spedizione (tarda estate del 55), che non raggiunse grandi risultati, fu più che altro una spedizione ricognitiva. Le truppe approdarono per mare sulla costa dell'odierno Kent. La seconda invasione, quella del 54, ebbe maggior successo: Cesare impose sul trono il re amico Mandubracio e costrinse alla sottomissione il suo rivale, Cassivellauno, anche se il suo territorio non fu sottomesso.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Britanni rimasero indipendenti sino al 43 d.C., quando l'imperatore romano Claudio lanciò l'invasione dell'isola, affidandola ad Aulo Plauzio. Il generale sconfisse Carataco, re dei Catuvellauni e guida della resistenza anti-romana, e diede così inizio al dominio latino. In seguito, nuove spedizioni furono condotte da Publio Ostorio Scapula (47-51) e da Svetonio Paolino (60-61) (che affrontò e vinse l'indomita regina degli Iceni, Boudicca) e da Gneo Giulio Agricola, che conquistò le terre dei Briganti e sconfisse le tribù dell'odierna Scozia. I Romani occuparono l'area degli attuali Inghilterra e Galles, erigendo a nord un limes fortificato: il Vallo di Adriano (122), in seguito spostato ancora più a nord (Vallo di Antonino, 142). Al di là del limes (nell'attuale Scozia e in Irlanda) rimasero sia tribù britanniche, sia i Pitti. Durante la dominazione romana, tra i Britanni l'influenza della lingua e della cultura latina penetrò profondamente soltanto nelle classi più elevate, mentre nel popolo continuava a preservarsi la tradizione celtica: alla cessazione del controllo romano della Gran Bretagna (fine IV-inizio V secolo) l'identità etnica e linguistica dei Celti era ancora viva, e sopravvisse a lungo anche alle successive invasioni germaniche. La dominazione romana, e in particolare la concessione della cittadinanza romana a vasti strati di popolazione autoctona, generò tuttavia un livello di identificazione etnico-culturale misto: quello dei Romano-Britanni, in seguito riassorbiti dal dominante elemento celtico o indotti dalle invasioni anglosassoni alla fuga verso le regioni più romanizzate del continente europeo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La dominazione romana in Britannia terminò agli inizi del V secolo, quando le legioni lasciarono l'isola (410 circa), abbandonandola in balia degli invasori sassoni, juti e angli. Iniziava così il periodo anglosassone, che sarebbe terminato nel 1066 con la conquista normanna. Con l'arrivo degli invasori anglosassoni, parte dei Celti britannici migrò nella regione dell'Armorica (l'odierna Bretagna). Era iniziato il Medioevo inglese.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dalla fusione dei tre elementi (celtico, latino e germanico) si sarebbero formate, in questo periodo, le moderne popolazioni di Gran Bretagna e Irlanda (anche se la seconda delle Isole britanniche aveva subito un'influenza soltanto indiretta dell'elemento latino, questa era stata tuttavia decisiva specie in campo culturale, attraverso il processo di cristianizzazione). Gli unici popoli moderni eredi diretti degli antichi Celti sono proprio quelli delle Isole britanniche, che avrebbero conservato ininterrotta la tradizione linguistica dando origine alle lingue celtiche insulari, nei due rami goidelico e brittonico.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La Gran Bretagna subì, fin dal IV secolo, un processo di re-celtizzazione da parte di gruppi provenienti dalla vicina Irlanda, mai entrata nei domini di Roma. A partire dalla missione di san Patrizio in Irlanda (432), l'isola conobbe una fioritura religiosa che, attraverso lo slancio missionario, tutelò l'eredità celtica, anche se ora integrata con nuovi elementi di matrice cristiana. A questi anni risalgono le prime testimonianze delle lingue celtiche insulari.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La fase espansiva dei Celti irlandesi caratterizzò gli ultimi secoli del I millennio e interessò principalmente la Scozia e l'Isola di Man. Tale attività fu però esclusivamente culturale e religiosa: dal punto di vista politico, infatti, l'Irlanda fu invasa e controllata dai Vichinghi germanici dall'VIII al IX secolo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nonostante la vivacità culturale, gli eredi dei Britanni furono - salvo rari momenti, come dopo la Battaglia di Carham (vinta nel 1018 da re Malcolm II di Scozia) - sempre soggetti a nuovi dominatori, tutti di lingua germanica: i Vichinghi prima e gli Anglosassoni poi. L'identità celtica subì un forte processo di arretramento, testimoniata dalla progressiva riduzione dell'area occupata dai parlanti madrelingua delle diverse varietà delle lingue celtiche insulari.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il II millennio ha registrato una costante regressione dei superstiti elementi celtici, sottoposti a un continuo processo di anglicizzazione sia linguistica, sia politica, sia culturale. Dalla fusione dell'elemento celtico e di quello germanico (vichingo e anglosassone) sono derivate, etnicamente e culturalmente, le moderne popolazioni di Gran Bretagna e Irlanda: non più quindi - e fin dal Medioevo - popolazioni celtiche in senso stretto, ma eredi moderne degli antichi Britanni, variamente ibridati - come ogni altro popolo europeo - con numerosi apporti successivi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I Britanni estraevano e commerciavano stagno, coltivavano grano e allevavano bestiame. In particolare, lo stagno dei Britanni era commericato, attraverso i Galli, in tutto il bacino mediterraneo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Quasi nulle sono le testimonianze sopravvissute della lingua britannica, parlata dagli antichi Britanni. Benché la linguistica distingua lingue celtiche continentali e lingue celtiche insulari, tale divisione non è, a dispetto del nome, geografica, bensì cronologica: le prime sono quelle attestate in età antica (e non esistono testimonianze delle lingue celtiche parlate sulle Isole britanniche anteriori al IV secolo d.C.); le seconde sono quelle attestate a partire dal Medioevo (e presenti proprio ed esclusivamente sulle Isole britanniche. Tuttavia, molti tratti delle prime iscrizioni in alfabeto ogamico rinvenute in Irlanda (definite in irlandese arcaico o proto-irlandese) offrono tratti linguistici affini a quelli delle lingue celtiche continentali, come per esempio l'assenza della lenizione.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;La Britannia altomedievale: l’evoluzione del V e VI sec della provincia cesarea&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L'antica provincia romana di Britannia attraversò nei secoli V e VI un periodo di profonde trasformazioni, tra la cessazione del dominio romano e l'affermazione dei regni anglosassoni.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il termine di &amp;quot;Britannia post-romana&amp;quot; (Sub-Roman Britain in lingua inglese) è una denominazione inizialmente utilizzata in archeologia per indicare la cultura materiale della regione in epoca tardoantica e in questo periodo. L'uso del termine era legato ad un'idea di decadimento della qualità delle produzioni, in particolare della ceramica rispetto a quelle presenti durante l'impero romano. Tale ricostruzione storica è stata in seguito superata e il termine è quindi passato ad indicare il periodo storico.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le date convenzionali per il periodo sono fissate per il suo inizio alla fine del dominio romano, con la partenza delle ultime guarnigioni nel 407, e per la sua fine all'arrivo di sant'Agostino di Canterbury in Inghilterra nel 597. La cultura post-romana continuò tuttavia anche in periodi successivi in particolare nel'lInghilterra occidentale e nel Galles.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Con il termine ci si riferisce in particolare al territorio che era stato ricompreso nella provincia romana della Britannia, fino alla cosiddetta &amp;quot;linea Forth-Clyde&amp;quot;, a nord della quale si trovavano le regioni controllate dai Pitti.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In quest'epoca la cultura era rappresentata da una mescolanza di elementi derivazioni romana e di elementi celtici, ma l'elemento sassone, già presente saltuariamente sin dalle origini, assunse progressivamente il controllo del territorio e una posizione culturale dominante con la costituzione dei regni anglosassoni.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le fonti scritte riferite a quest'epoca sono particolarmente scarse, sebbene il periodo sia trattato in resoconti successivi con numerose invenzioni più o meno leggendarie.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tra le fonti locali contemporanee sono da citarsi la Confessio (o &amp;quot;Dichiarazione&amp;quot;) di san Patrizio e il De excidio Britanniae (o &amp;quot;Della rovina della Britannia&amp;quot;) di San Gildas. La prima è utile soprattutto per quanto riguarda la condizione del Cristianesimo al tempo e rivela alcuni aspetti della vita dell'epoca, mentre la seconda opera ebbe lo scopo di ammonire i governanti contemporanei attraverso esempi: i materiali storici sono pertanto selezionati in vista dello scopo prefisso, non sono menzionate date e alcuni particolari sono errati. In alcuni casi però le testimonianze sui regni all'epoca esistenti e sullo sviluppo dei rapporti tra i Britanni e gli Anglosassoni sono le uniche che ci sono giunte.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Esistono anche altre fonti contemporanee che menzionano la Britannia, ma vennero redatte nell'Europa continentale. Tra queste è il noto rescritto dell'imperatore romano d'occidente Onorio, citato da Zosimo, uno storico bizantino del VI secolo nella sua Istorìa nèa. Il rescritto sarebbe stato indirizzato alle civitates (città) della Britannia, invitandole a provvedere autonomamente alla propria difesa. Dato che tuttavia Zosimo ne parla trattando di vicende dell'Italia meridionale si è supposto anche che potesse in realtà riferirsi alla regione italiana del Bruttium, anziché alla Britannia.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La Chronica gallica si limita invece a segnalare imprecisamente che la Britannia, abbandonata dai Romani sarebbe finita direttamente in potere dei Sassoni e fornisce inoltre informazioni sul viaggio di san Germano d'Auxerre nella regione. Anche i riferimenti alla Britannia che si trovano nelle opere dello storico bizantino Procopio sono considerati di dubbia attendibilità. Tra le fonti successive che hanno trattato di questo periodo, deve essere citata l'Historia ecclesiastica gentis Anglorum del venerabile Beda (inizi dell'VIII secolo), basata sulla già citata opera di san Gildas: l'opera fornisce le date degli eventi, ma la narrazione è fatta da un punto di vista anti-britanno. L'Historia Brittonum, tradizionalmente attribuita al monaco gallese Nennio, degli inizi del IX secolo, la Cronaca anglosassone, una compilazione annalistica compilata a partire dalla fine dello stesso secolo e basata su fonti sassoni occidentali, e gli Annales Cambriae o &amp;quot;Annali del Galles&amp;quot;, della fine del X secolo, mescolano storia e mito e richiedono cautela nell'interpretazione.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Altri scritti storici posteriori alla conquista normanna si basano sull'Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, che sebbene presentato come opera storica è oggi riconosciuto come resoconto fantastico con solo alcuni riferimenti storici. I riferimenti storici contenuti nelle vite dei santi sono, infine, per lo più inattendibili e frutto di compilazioni tarde.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La quantità di oggetti appartenenti a quest'epoca rinvenuta negli scavi archeologici appare più limitata rispetto al precedente periodo romano, per l'apparente tendenza ad utilizzare maggiormente materiali deperibili, come legno o cuoio. I siti scavati hanno per lo più restituito fibule, vasi in ceramica e armi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Lo studio degli usi funerari, sia cremazione che inumazione, e dei corredi funerari ha consentito di acquisire dati sulla struttura sociale e sull'identità culturale delle popolazioni, evidenziando una sostanziale continuità con il precedente periodo romano, la presenza di influssi dall'arte celtica e un mantenimento dei contatti commerciali con il mondo mediterraneo&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In alcuni casi, come nella necropoli di Wasperton, nel Warwickshire, è testimoniata la compresenza di Britanni e Sassoni e in altri siti sono attestate le reciproche influenze tra le due culture.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gli insediamenti indagati sono costituiti prevalentemente da centri fortificati in altura (chiamati &amp;quot;fortezze collinari&amp;quot;, o, in inglese, hillforts), città e monasteri. A Tintagel gli scavi condotti negli anni '30 da Ralegh Radford hanno riportato in luce strutture a pianta rettangolare datate al V-VI secolo, inizialmente interpretate come un monastero e successivamente come un centro commerciale fortificato, dove è stata rinvenuta una considerevole quantità di ceramica proveniente dal Mediterraneo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Altri scavi sono stati condotti da Leslie Alcock negli anni '60 a Dînas Powys, con testimonianze di produzione metallurgica, e negli anni '90 a castello di Cadbury, una fortificazione dell'età del ferro rioccupata tra il 470 e il 580.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Altri siti che hanno mostrato tracce di occupazione nel periodo post-romano sono la città di Wroxeter (Viroconium) e i forti romani di Banna sul vallo di Adriano (oggi Birdoswald) e quelli della linea difensiva del litus saxonicum.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le indagini condotte nel campo dell'archeologia ambientale hanno anche documentato sopravvivenze e cambiamenti nelle pratiche agricole.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SusEcLoIX5I/AAAAAAAAEpQ/14ttLk81ILA/image%5B31%5D.png?imgmax=800" width="500" height="732" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9d/Peterborough.Chronicle.firstpage.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Figura 5 - La prima pagina della Peterborough Chronicle (Conaca anglosassone)&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Agli inizi del V secolo sappiamo che la provincia romana di Britannia apparteneva ancora all'impero romano d'Occidente, sotto l'imperatore Onorio. Già dalla fine del secolo precedente si era manifestato un rallentamento economico, con la diminuzione di nuove monete coniate e le correlate difficoltà nel pagamento del soldo all'esercito. Nel 407 le truppe ancora restanti della guarnigione britannica, già diminuite nel periodo precedente per i trasferimenti militari destinati a fronteggiare le invasioni barbariche nell'Europa continentale, elessero al trono imperiale l'usurpatore Costantino III. Questi si spostò con tutte le forze ancora disponibili nell'isola al di là della Manica, per fronteggiare l'esercito inviatogli contro da Onorio, dal quale venne sconfitto e ucciso nel 411. Dopo la partenza delle ultime guarnigioni sembra che fossero gli stessi abitanti ad assicurare la difesa del territorio dalle incursioni sassoni e il rescritto di Onorio citato da Zosimo, se si riferisce alla Britannia, confermerebbe questo stato di fatto. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Progressivamente si sostituirono ai funzionari e alle istituzioni romane dei potentati locali di tipo feudale. Combattimenti tra diversi gruppi sono stati interpretati come contrasti tra favorevoli o contrari all'indipendenza dall'impero romano, ovvero tra seguaci della chiesa romana e del pelagianesimo, o ancora come conflitti sociali tra contadini e proprietari terrieri legati all'elite urbana. La vita quotidiana dovette comunque continuare pressoché invariata nelle campagne e declinare nelle città, come sembra potersi constatare nel resoconto della visita in Britannia di san Germano d'Auxerre.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Secondo il resoconto di san Gildas, Vortigen, che il venerabile Beda chiama &amp;quot;re dei Britanni&amp;quot; e data intorno al 446, avrebbe deciso di far arrivare dei mercenari sassoni a difesa dalle incusioni dei barbari come foederati, secondo l'uso romano, stanziandoli &amp;quot;nella parte orientale dell'isola&amp;quot;. In seguito, i Sassoni, accresciuti di numero da altri arrivi, si sarebbero ribellati e si sarebbero dati al saccheggio. Sarebbero stati quindi combattuti dal britanno-romano Ambrosio Aureliano, il quale potrebbe essere stato la base storica per la figura del re Artù e al quale è attribuita da alcune fonti la vittoria del monte Badon, intorno all'anno 500.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L'avanzata sassone venne arrestata e i Britanni restarono in possesso del Galles e della parte dell'Inghilterra ad ovest della linea che congiunge York e Bournemouth, mentre i Sassoni controllarono il Northumberland, l'Anglia orientale e la parte sud-orientale dell'Inghilterra. San Gildas cita altri governanti britanni: Costantino di Dumnonia, Aurelio Canino, Vortipor della Demetia, Cuneglasso e Maglocuno.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Dai Britanni agli Anglosassoni&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Basandosi soprattutto sulle fonti scritte, la ricostruzione storica tradizionale aveva immaginato che una massiccia immigrazione anglosassone nel corso del periodo post romano avesse determinato la scomparsa dei Britanni. L'evento era inoltre immaginato come violento e rapido.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I dati linguistici sembravano essere favorevoli a questa interpretazione. La toponomastica attuale dell'Inghilterra, ad eccezione della Cornovaglia mostra, infatti, tracce limitate di termini di origine celtica, comunque meno rari man mano che ci si sposta da est verso ovest. Sono inoltre molto scarse le parole della lingua celtica che sono passate nell'antico inglese.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le parlate celtica e latina, quest'ultima a lungo restata in uso come lingua scritta, sebbene se ne ignori la diffusione come lingua parlata, sembrano tuttavia essere state rimpiazzate solo progressivamente da parlate germaniche. Esistono anche alcuni toponimi di origine latina, che suggeriscono una continuità di insediamento. In alcuni casi sono anche presenti nomi riferiti alle antiche divinità germaniche.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;A partire dagli anni '90 l'interpretazione dei dati è stata infine modificata: si considera ora in generale improbabile che una consistente ondata di immigrazione anglosassone avesse spazzato via i Britanni. I Sassoni sono piuttosto considerati come l'elite dominante, mentre i Britanni sarebbero stati lentamente assimillati dalla loro cultura. Anche le recenti analisi genetiche sembrano aver suggerito che l'apporto identificabile come anglosassone al profilo genetico degli attuali inglesi sia largamente minoritario. I codici di leggi attribuiti al re Ethelbert del Kent, agli inizi del VII secolo, e al re Ine del Wessex alla fine dello stesso secolo o agli inizi del successivo, fanno riferimento ad uno status legale inferiore attribuito a parte della popolazione, che nella raccolta più tarda è chiaramente identificata come quella di origine britanna. Studiosi ed ecclesiastici di origine britanna dovettero tuttavia giocare un ruolo importante nella formazione della cultura anglosassone, in precedenza prevalentemente orale.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Alcuni Britanni si erano spostati già a partire dal IV secolo oltre la Manica, nella regione dell'Armorica, che venne in seguito conosciuta come Bretagna e mantenne per tutto il periodo stretti contatti con la Britannia. Altri Britanni arrivarono sino in Galizia, dove il vescovo di &amp;quot;Britonia&amp;quot;, menzionato in un documento del 572, aveva il nome celtico di Mailoc e dove gli emigrati abbandonarono il cristianesimo celtico solo con il concilio di Toledo del 633.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L'endemica tensione e le lotte violente di questo periodo, a cui alludono tutte le fonti scritte, e il declino della produzione riscontrabile nei dati archeologici, dovettero tuttavia comportare una diminuzione della popolazione. I dati forniti dalla dendrocronologia sembrano inoltre attestare che si ebbe un periodo di clima più freddo e umido intorno al 540, che dovette contribuire al calo della produzione agricola. Vi si aggiunse nel 544 o 545 l'arrivo in Gran Bretagna e Irlanda della peste di Giustiniano.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SusEgnKhWsI/AAAAAAAAEpY/DyjrRtdnlkc/image%5B37%5D.png?imgmax=800" width="600" height="395" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/15/Britain_500_CE.png"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Figura 6 - I regni delle isole britanniche intorno all'anno 500.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Regni del V e VI secolo&lt;/h3&gt;  &lt;h4&gt;Regni della Britannia&lt;/h4&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Bryneich, poi regno anglo di Bernicia (Inghilterra settentrionale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Brycheiniog (Galles meridionale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Badden (Bath) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Ceri (Cirencester) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Gloui (Gloucester) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dumnonia (Cornovaglia e Devon) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dyfed, o Demetia (Galles sud-occidentale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ebrauc (York), poi regno anglo di Deira &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Elmet (Yorkshire occidentale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Glywyssing (Galles meridionale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gododdin (Inghilterra nord-orientale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gwent (Galles meridionale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gwynedd (Galles settentrionale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Powys (Galles centrale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Rheged (Inghilterra nord-occidentale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Strathclyde (Scozia meridionale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Brycheiniog, Ebrauc, Elmet, Gododdin, Rheged e Strathclyde, formarono quello che nella tradizione successiva venne conosciuto come Yr Hen Ogledd (in gallese &amp;quot;Vecchio Nord&amp;quot;), nella regione compresa tra il vallo di Adriano e quello di Antonino. Sono attestate riparazioni di V e VI secolo lungo il vallo di Adriano (a Whithorn nella Scozia sud-occidentale).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I regni britanni che si formarono nella parte occidentale dell'Inghilterra, dovettero in origine derivare dalla modificazione delle strutture della giurisdizione provinciale romana, ma ebbero anche chiari contatti con quelli che si formarono nello stesso periodo in Irlanda, che non era mai stata soggetta al dominio romano. In alcune città romane, come a Wroxeter e a Caerwent, è testimoniata una continuità di occupazione anche in questo periodo, probabilmente legata a strutture ecclesiastiche.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Regni anglosassoni&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Oltre a Bernicia e Deira, che corrispondono a regni britanni con diverso nome dopo la loro conquista da parte degli Angli e che uniti formarono in seguito il regno di Northumbria, i maggiori regni anglosassoni presenti nel periodo post-romano, compresi in seguito nell’eptarchia anglosassone furono:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Anglia orientale (Suffolk e Norfolk) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Kent (contea omonima) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Mercia (Midlands) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Sussex (omonima contea storica) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Wessex (Inghilterra meridionale e sud-occidentale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Essex (Inghilterra sud-orientale) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Regno di Northumbria&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Stati della Britannia medievale&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Regni degli Juti:&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Kent &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Meonware &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Regni degli Angli:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Anglia orientale &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Hwicce &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Iclinga &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Bernicia &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Deira &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Lindsey &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Regno del Lindsey &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Magonsete &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Pecset &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Mercia &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Northumbria &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Regni dei Sassoni:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ciltern Saetan &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Middlesex &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Surrey &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Sussex &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Wessex &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Essex&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Stati britanni meridionali&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Brycheiniog (Brecknockshire) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Buellt (Builth) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Baddan (Bath) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Celemion &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Ceri (Cirencester) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Colun &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Gwinntguic &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Gloui (Gloucester) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Lundein (Londra) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Went &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Calchvynydd &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Camelot = leggendario &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Cateuchlanium &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ceredigion &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Cerniw &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Deheubarth &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Demezi &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Devon &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dogfeiling &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dunoding &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dyfed &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dyffryn Clwyd &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dumnonia &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Edeyrnion &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Elfael &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ergyng &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Glastenning &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Glywysing &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gorfynedd &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gwerthrynion &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gwent &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gwynedd &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gwynllwg &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gwyr (Penisola di Gower) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gwent &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ynys Vectis (Isola di Wight) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Llyn &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Lyonesse (Isole Scilly) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Meirionydd (Merionethshire) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Mon &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Morgannwg (Glamorganshire) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Pengwern &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Penychen &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Powys &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Rhegin &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Rhos &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Rhufoniog &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Seisyllwg (Cardiganshire/Ceredigion) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ynys Vectis (Wight) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ystrad Tywi &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Stati britanni del nord, gaelici, pitti e caledoni&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Alba &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Alt Clut &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Angus &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Argyll &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Attecotti &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caer Guendoleu &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Cat &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Caithness &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ce &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Cumbria &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dál Riata &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Dunoting &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Ebrauc &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Elmet &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Fib &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Fortriu &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gododdin &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Meicen &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Moray &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Orcadi &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Pennines &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Pictavia &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Rheged &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Strathclyde &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Regno di Man &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Stati danesi, norvegesi e dublinesi&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Cumbria &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Gaell-Gaedhill (Galloway) &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Regno di Man &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Earldom delle Orcadi &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Danelaw &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Yorkshire&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Eptarchia (dal greco ἑπτά + ἀρχή: sette sovranità) anglosassone è il nome dato dagli storici a quel periodo della storia dell'Inghilterra successivo alla migrazione anglosassone della parte meridionale dell'isola (che da loro prese il nome di &amp;quot;Angleland&amp;quot;, da cui Inghilterra). Questo periodo arriva convenzionalmente fino a quando i Vichinghi iniziarono le loro scorrerie nell'isola, stabilendo un Danelaw e regni a York e sull'Isola di Man. Quindi dal 500 circa all'850 circa.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il termine di Eptarchia si riferisce all'esistenza di sette regni, che poi si unirono per formare il Regno d'Inghilterra, nella prima metà del X secolo. Il termine fu coniato nel XII secolo e divenne d'uso comune dal XVI.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ricerche più recenti hanno comunque dimostrato sia che alcuni di questi regni (Essex e Sussex) non avevano lo stesso status di altri, sia che esistevano sull'isola anche altri regni minori che ebbero un ruolo tutt'altro che marginale.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dagli inizi del XX secolo il termine eptarchia è stato considerato insoddisfacente per descrivere la situazione e molti storici hanno smesso di usarlo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Note&lt;/h3&gt;  &lt;div align="justify"&gt;   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="#_ftnref1_5350" name="_ftn1_5350"&gt;[1]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Bruto di Troia&lt;/b&gt; o Bruto I dei britanni (in gallese: Bryttys), discendente dell'eroe troiano Enea, è conosciuto nelle leggende medievali come il fondatore e primo sovrano della Britannia, su cui avrebbe regnato per ventitré anni attorno al 1100 a.C.. Questa leggenda compare per la prima volta nell’Historia Brittonum, compilazione di IX secolo attribuita a Nennio, anche se è meglio conosciuta dal racconto che ne fece nel XII secolo Geoffredo di Monmouth nella sua semi-leggendaria Historia Regum Britanniae. Tuttavia, niente autorizza a ritenere che questo racconto sia storicamente credibile.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="#_ftnref2_5350" name="_ftn2_5350"&gt;[2]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Pandraso&lt;/b&gt;: Re mitologico della Grecia, la radice del nome è Pan e deriva da Pan, il Dio greco di forma caprina. deriva dal greco &lt;i&gt;paein&lt;/i&gt;, pascolare. Ma letteralmente &lt;i&gt;pan&lt;/i&gt; significa &lt;i&gt;tutto&lt;/i&gt; perché secondo la mitologia greca Pan era lo spirito di tutte le creature naturali e questa accezione lo lega alla foresta, all'abisso, al profondo. Dal suo nome deriva il termine panico, infatti il dio si adira con chi lo disturba, ed emette urla terrificanti provocando nel disturbatore la paura.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Alcuni racconti ci dicono che lo stesso Pan venne visto fuggire per la paura da lui stesso provocata. È un dio potente e selvaggio, esteriormente è raffigurato con gambe e corna caprine, con zampe irsute e zoccoli, mentre il busto è umano, il volto barbuto e dall'espressione terribile. Vaga per i boschi inseguito dalle ninfe, mentre suona e danza. È molto agile, rapido nella corsa ed imbattibile nel salto. È principalmente indicato come dio Signore dei campi e delle selve nell'ora meridiana, protegge le greggi e gli armenti, gli sono sacre le cime dei monti. Pan non viveva sull'Olimpo: era un dio terrestre amante delle selve, dei prati e delle montagne. Pan era un dio perennemente allegro, venerato ma anche temuto. Dal suo nome deriva il termine panico. Legato in modo viscerale alla natura ed ai piaceri della carne, Pan è l'unico dio con un mito sulla sua morte. Pan partecipò alla Titanomachia, avendo un ruolo fondamentale nella vittoria di Zeus su Tifone. Tifone era un mostro che era nato da Gea e Tartaro, che volle vendicarsi della morte dei figli, i Giganti. Gli stessi Giganti entrano per un’altra via a far parte di quella che è la mitologia celtica della Britannia per quanto riguarda la costruzione dei megaliti come Stonehenge. A Pan è dedicato il segno zodiacale del Capricorno, dono di Zeus per la sua fedeltà. Pan è un dio con una forte connotazione sessuale, amava sia donne che uomini, e se non riusciva a possedere l'oggetto della sua passione si abbandonava a pratiche oscene e onanistiche. Moltissimi racconti mitologici ci parlano di questo dio e del suo rapporto con le Ninfe che cercava di possedere. Tanto che queste si salvavano solo trasformandosi, anche se spesso non disdegnavano le attenzioni del dio. Come dio legato alla terra ed alla fertilità dei campi è legato alla Luna, ed alle forze della grande Madre. Fra i miti che lo accompagnano uno che lo vede seduttore di Selene, cui si è presentato nascondendo il pelo caprino sotto un vello bianco. La Dea non lo riconobbe e acconsentì all'unione. Ma molto probabilmente questo mito si confonde con le unioni sacre di Cernunnos con la grande madre celtica, visto anche l'aspetto esteriore delle due divinità maschili. Pan era infinte però anche un dio generoso e bonario, sempre pronto ad aiutare quanti chiedono il suo aiuto. Gli aspetti sessuali di questa divinità, specie le leggende in merito al dio ed alle ninfe, avrebbero un filo di collegamento con quelle che erano note come Nozze Sacre dell’antica Britannia, per la tradizione celtica, il dio e la dea personificati da due sconosciuti (spesso iniziati) che nell’unione carnale confermavano il legame dell’uomo con la terra, quindi con gli dei dai quali erano venuti e ai quali sarebbe tornati. Come accade per Cernunnos, esiste una corrente di pensiero che dice che questo dio pagano sarebbe stato ripreso in seguito dalla Chiesa Cristiana per utilizzare la sua immagine come iconografica del diavolo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La desinenza invece, “-drasus” potrebbe essere una variante del termine greco “δράκος” e poi latino “&lt;i&gt;draco&lt;/i&gt;” per cui il nome completo potrebbe essere non erroneamente tradotto come Pan- - draco, e di conseguenza potrebbe essere la combinazione alle origine del nome Pandragon o Pendragon, il nome con cui si designava Uter, il padre di Re Artù. La figlia di Pandraso è Ignoge. Quest’ultima non può avere nessun riferimento al personaggio della duchessa di Cornovaglia Igraine, poiché in tal caso sarebbe in netta contraddizione con la tradizione celtica che vuole che Igraine fosse stata la sposa (rubata) di Uter o Uther Pendragon e nega ogni consanguineità tra i due, pur avendo essi le stesse origini celtiche stando ai testi di Goffredo di Monmouth. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="#_ftnref3_5350" name="_ftn3_5350"&gt;[3]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Corineo&lt;/b&gt;: Corineo o Corin era nelle mitologia britannica un prodigioso guerriero, in grado di affrontare i giganti, e l'eponimo fondatore della Cornovaglia. Secondo Goffredo di Monmouth egli condusse i discendenti di Troia fuggiti con Antenore dall'assedio di Troia e rifugiatisi sulle coste del Mar Tirreno. Dopo che Bruto di Troia, figlio del principe troiano Enea,venne esiliato dall'Italia e liberò i prigionieri Troaini in Grecia, si incontrò con Corineo e con il suo popolo, e si unì a loro nel loro viaggio. Giunti in Gallia, Corineo provocò una guerra con il re di Aquitania, Goffrarius Pictus, cacciando nelle sue foreste senza permesso, e massacrò migliaia di nemici con la sua ascia da guerra. Dopo aver sconfitto il re d'Aquitania, i troiani attraversarono il mare verso l'isola di Albione, che Bruto ribattezzò Britannia in suo onore. Corineo si stabilì in Cornovaglia che era allora abitata da giganti. Il duro scontro tra il popolo di Cornieo ed i giganti guidati dal loro capo Gogmagog fu duro ma alla fine i troiani vinsero e lasciarono vivo solo Gogmagog per uno scontro diretto con Corineo. La lotta ebbe luogo secondo la leggenda nei pressi di Plymouth e Corineo vinse il gigante gettandolo su una roccia. In questo modo Corineo venne annoverato come il primo Duca di Cornovaglia e quando Bruto morì, il resto della Britannia venne diviso tra i figli di Corineo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Bibliografia principale&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Britannia#cite_note-Chadwick-1"&gt;Britannia - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Britain_(name)"&gt;Britannia - Wikipedia (ENG) - Le origini etimologiche del nome dell'isola&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruto_di_Troia"&gt;Bruto di Troia e la Britannia - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pan"&gt;Pan, dio greco e iconografia - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corineo"&gt;Corineo, primo duca leggendario della Cornovaglia - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albione"&gt;Albione - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Albion"&gt;Albion - Wikipedia (ENG)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Britanni"&gt;Britanni - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Britannia_nel_V_e_VI_secolo"&gt;Britannia del V e VI sec - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_della_Britannia_medievale"&gt;Stati della Britannia medievale - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eptarchia_anglosassone"&gt;Eptarchia anglosassone - Wikipedia (ITA)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Bibliografia secondaria&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Historia Brittonum trad. di J.A. Giles, Six Old English Chronicles, London: Henry G. Bohn 1848. Testo completo da Fordham University. &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;John Morris (ed), Nennius: Arthurian Period Sources Vol 8, Phillimore, 1980 &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Geoffrey of Monmouth, Historia regum Britanniae, trad. di Lewis Thorpe, Penguin, 1966 &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;The British History of Geoffrey of Monmouth, trad. di Aaron Thompson, rivista e corretta da J. A. Giles, 1842 &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Rodney Castledon: The Stonehenge People - An exploration of life in neolithic Britain 4700-2000 BC. Routledge, London 1987. ISBN 0-415-04065-5&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Nicola Barber, Andy Langley, British history encyclopedia: from early man to present day. Parragon, Bath 1999. ISBN 0-7525-3222-7&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Hector Munro Chadwick, Cruithentuath in Early Scotland: the Picts, the Scots &amp;amp; the Welsh of southern Scotland, (in inglese) CUP Archive, 1949. 171&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-8646026761104341349?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/8646026761104341349/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2009/10/britannia-la-terra-della-dea-madre-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/8646026761104341349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/8646026761104341349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2009/10/britannia-la-terra-della-dea-madre-e.html' title='Britannia, la terra della Dea Madre e delle origini del Medioevo'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SusEBm5V8KI/AAAAAAAAEpA/bNZTUVJZbo8/s72-c/image%5B7%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-1616764644336710652</id><published>2009-08-11T07:30:00.001-07:00</published><updated>2009-08-11T07:30:19.902-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avvisi agli utenti'/><title type='text'>Regolamento del sito e dell’invio di mail al servizio “Il Medievalista risponde”</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Il presente regolamento riguarda l’invio delle domande al sito per quanto riguarda argomenti di interesse dell’utente.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;E’ CONSENTITO:&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;chiedere consigli, indicazioni, curiosità su tutti gli argomenti che vanno dalla vita quotidiana a quella politica nel Medioevo, quindi crociate, guerre, ecc.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;fare domande su argomenti che riguardavano anche la vita intima e quindi come venisse vissuta la sessualità nel Medioevo e quindi l’educazione sessuale e di come fosse vissuto e visto l’argomento in tutti i suoi aspetti, anche la violenza.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;fare domande su argomenti che riguardavano la cronaca (anche quella nera) come ad esempio il caso di Gilles de Rais&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;fare domande sui costumi e le modalità di realizzazione di quelli realizzati dal sito e il costume medievale in genere&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;h3&gt;E’ SEVERAMENTE VIETATO:&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;porre domande che riguardano o alludano ad argomenti quali pornografia ed argomenti annessi nel senso strettamente moderno con tutto ciò che comportano o riguardano. E’ quindi vietato chiedere tecniche o cose di questo argomento come se fossero o potessero essere state applicate anche in passato. &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;porre domande che riguardino precisi orientamenti politici, indipendentemente dallo Stato e dal partito, alle ideologie annesse. E’ quindi vietato chiedere se per caso una certa ideologia moderna era nata nel medioevo e in che modo era applicata.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;porre domande che richiedano una presa di posizione politica per quanto riguarda il punto 2&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;porre domande &lt;strong&gt;&lt;em&gt;che richiedono una presa di posizione contro&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; quelli che sono la morale ed i principi della Chiesa, le sue idee e le sue prese di posizione. Un conto è discutere dal punto di vista storico quello che è ad esempio un evento in cui anche la Chiesa è stata partecipe/coinvolta nel Medioevo (per esempio le crociate, la guerra delle investiture, ecc) e quindi questo sarebbe consentito.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Se volete parlare con me del Graal o porre domande non aspettatevi risposte che incutano o aumentino il mistero e la suspense perchè tutto quello che vi risponderei è storico e scientifico. Detto questo, buona navigazione e chiedete pure, ma rispettate il regolamento. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-1616764644336710652?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/1616764644336710652/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2009/08/regolamento-del-sito-e-dellinvio-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/1616764644336710652'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/1616764644336710652'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2009/08/regolamento-del-sito-e-dellinvio-di.html' title='Regolamento del sito e dell’invio di mail al servizio “Il Medievalista risponde”'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2222080476797515325.post-6781141005056453452</id><published>2009-07-30T05:25:00.000-07:00</published><updated>2011-08-02T05:26:23.393-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appennino Modenese'/><title type='text'>Scene di vita medievale, il quotidiano. Le feste e le rievocazioni e la vera vita quotidiana nel Medioevo. Una critica alle feste medievali.</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Una delle cose che non viene mai e poi mai mostrata alle feste medievali è la vita quotidiana, già, come sarebbe un borgo, un comune se per un giorno, una settimana le lancette del tempo tornassero indietro nel tempo davvero e non per finta? Ah ma un conto è dirlo e un altro farlo, mandare indietro il tempo è un vero e proprio investimento che però alla gente interesserebbe. Passare dal XXI al XI secolo, uno scherzo, c’è solo quella X in più che fa la differenza. Il vero problema però credo stia nel fatto che anche i comuni delle zone montane, almeno da quanto ho potuto vedere le ultime volte che sono stata su in montagna, è che a parte castelli e case ristrutturate in stile rurale, il resto è tutto cemento e mattoni rivestiti di un grigio intonaco moderno. Uno dei problemi maggiori quindi starebbe nel fatto che ci si trova davanti a case e chiese metà antiche e metà moderne, anche se da quanto ho potuto vedere molte case moderne sono in stile rurale o rustico con sasso e legna. Se il problema principale fosse solo questo sarebbe sufficiente spostare una rievocazione nella zona più antica di un comune come il castello. Il bello è proprio questo: non è solo qui il vero problema. Il problema temo sia una questione più economica e politica che non altro perché anche se la gente di un posto, con tutto l’amore che può portare al suo borgo ed al suo comune, nonché alla sua piccola patria tra i monti, si mette lì con stoffe e passamanerie, voglia di cucire e tutto il resto l’organizzazione effettiva di una festa medievale comporta una certa spesa e chi paga? “ e io pago!” diceva Totò, “e io pago!” diranno i comuni o la gente del posto. Inoltre bisogna considerare che anche se il lavoro di cucito dei costumi lo possono fare le donne agli uomini resta il vero lavoro duro, in un certo senso, perché a loro spetta la costruzione e poi il disfacimento delle bancarelle, delle tende e poi non è solo questo, ci sono anche gli ordini e le compagnie medievali da chiamare, qualcuno che ricrei l’illusione di vedere un combattimento, due spade cozzare, le urla, gli sbraiti. Spostare le lancette indietro nel tempo in un certo senso è facile, ma richiede veramente tanto e forse troppo per la società di oggi. A dire il vero nemmeno questo, c’è una questione anche di mentalità e di voglia di rievocare il passato, il passato non torna se non lo si chiama e credo che da parte della gente oggi ci sia anche questo: poca voglia di ricostruire il passato perché sa fatica. Grazie! Ma non pensate che forse sarebbe più bello vedere un fornaio che vi fa vedere come si faceva il pane e che fa vedere di tanto in tanto come si fa una pagnotta e una volta sfornata la offre gratuitamente ai passanti ancora calda e profumata? Magari se sopra quelle fette qualcuno volesse mettere del miele o delle marmellate la cosa attirerebbe ancora più gente e soprattutto i bambini, con quella loro voglia e curiosità, vogliono vedere e vogliono capire e poi vogliono toccare con mano, esplorare, sentire, vivere quelle cose che in fin dei conti sono un tesoro che appartiene anche a loro. In un altro angolo qualcuno potrebbe sforzarsi di far vedere alla gente come si facevano i vestiti, alcune donne potrebbero dividersi le fasi del lavoro. Non si chiama perdita di tempo, si chiama teoria della divisione del lavoro ed è molto efficace in questi casi, una taglia, l’altra fa vedere come si cuciva e l’altra ancora rifinisce i costumi e poi in un altro angolo ancora si potrebbe far vedere la donna che tesse e ancora più in là, diamo posto anche ai maschi, l’armaiolo che foggia una spada e spiega nel mentre come si facevano le armi, ancora più in là qualcuno potrebbe degnarsi di far vedere qualche straccio anche di vita nobile, che non fa male, prima il popolo poi i signori. Ed ecco allora che passa un corteo di gente a cavallo con in testa alcuni soldati, un signore ben vestito col suo bel falcone e i falconieri dietro, magari anche la sua gentildonna e perché no, se venisse data la possibilità ai bambini o anche a chi volesse di far un giro con quei signori ben vestiti per il borgo? Per chi proprio non ha voglia di muoversi e camminare, a piedi o a cavallo ci potrebbe essere la possibilità di un giro in carrozza, che emozione per le cenerentole oppure per i ragazzi un giro in una taverna sarebbe bello, magari una giocata ai dadi come allora. Nella piazza principale, a scelta, ragazzi o uomini vestiti da cavalieri si scontrano improvvisando i colpi rendendo la cosa ancora più emozionante dopo una lunga preparazione per quell’evento durante l’anno. E poi bisognerebbe secondo me, se mancano i luoghi come un castello, si può dare alla gente la possibilità di vedere uno spettacolo teatrale di una scena di vita nobile, un evento particolare con voce narrante o cosa che viene mal rappresentata è la cerimonia di investitura di un cavaliere che non avveniva con il famoso segno della croce sulle spalle del novizio ma con un giuramento di sangue del novizio che poneva le sue mani in quelle del signore e senza troppi paroloni coloriti o teatrali. Ah la gente resterebbe stupita, si ricrederebbe penso. Scende la sera, la gente ha fame ed ecco allora le taverne si aprono all’aperto offrendo un menu economico ma sano in stile medievale e poi ci sono le feste che seguono la cena, delle danze ad esempio, fatte secondo lo stile e con costume, sempre la sera vedremmo non la luce dei lampioni ma di migliaia di fiaccole, i cavalieri girano ancora a cavallo o con la carrozza, magari cambia il percorso, e quando arriva l’ora tarda la gente piano piano si ritira e le bancarelle chiudono per riprendere l’indomani magari riservando ai nuovi visitatori qualche novità. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Queste feste medievali dovrebbero inoltre offrire alla gente la possibilità di venire con un proprio costume, un costume non del 1400 eh! Se la festa è in tema anno 1000 vestitevi come la gente dell’anno 1000! &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2222080476797515325-6781141005056453452?l=stradedelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/feeds/6781141005056453452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2009/07/scene-di-vita-medievale-il-quotidiano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/6781141005056453452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2222080476797515325/posts/default/6781141005056453452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stradedelmedioevo.blogspot.com/2009/07/scene-di-vita-medievale-il-quotidiano.html' title='Scene di vita medievale, il quotidiano. Le feste e le rievocazioni e la vera vita quotidiana nel Medioevo. Una critica alle feste medievali.'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
